Si parla. Tra amiche, amici, davanti a una birra, un caffè, un bicchiere di vino. A casa, in un pub, in un tavolino all’aperto fino a quando il tempo lo consente, su quelle chat che a lavoro non si dovrebbero usare, ma tu te ne freghi per un paio di minuti.

E poi scopri che, tra tutte quelle fonti di stimoli, c’è un fil rouge. Quello che scorre tra persone tra loro opposte per modi di sentire, vedere, capire. C’è chi scalpita perché ci sono troppe cose che gli van strette, chi prova a nascondere tutto con un velo di sopportazione e pazienza, chi batte in ritirata di fronte ai propri demoni, chi, dopo la fine di una storia, fa vita da single impegnato sessualmente (e di fuga si tratta), chi fa progetti coraggiosi e un po’ folli per cambiare, chi decide di lasciare l’Italia pensando che sia una Girlfriend in a coma, come direbbero gli Smiths e Bill Emmott, che ci ha fatto un documentario molto bello. In fondo tutti fuggiamo (anche solo per un attimo), nel bene e nel male, ché l’azione fisica e mentale, almeno personalmente, non è che debba essere sottoposta a giudizio di merito. Che poi sia mascherata da scuse diverse è un’altra storia.

Di uomini e donne in fuga i libri son pieni. Ce ne sono così tanti che, sono sicura, farò torto a qualcuno. Sulle vite fuggiasche gli scrittori creano mondi. Chi lo sa cosa succederà al protagonista? Chi incontrerà? Che cosa sceglierà? E se poi quella scelta, considerata imprudente, si rivelerà la migliore della vita? Da lì partirà un viaggio, uno tra i tanti. Giusto o sbagliato, migliore o peggiore.

Di fughe ce ne sono molte e di strade percorribili di più. La palma della vittoria va alla fuga d’amore, che di declinazioni ne ha tante, dalle più bizzarre alle più disperate. Poi si incappa nella fuga da insoddisfazione, quella da delusione, quella da tradimenti (di qualunque tipo si tratti). Alfine, in tutti i sensi, si approda al desiderio di fuga dalla morte, che produce litri di elisir di lunga vita.

Capita poi che, per fuggire, si possano percorrere diverse strade, quelle lunghe, erte, intricate, tortuose, semplici, facili, dritte come un fuso. E forse la differenza sta lì. Nel decidere quale prendere e in quale modo affrontare la marcia.

In fondo c’è l’obiettivo. Quello che ti eri proposto e quello che non ti eri immaginato.

In mezzo l’indefinibile. Tutto quello che non riuscirei a elencare, perché le possibilità sono troppe e forse da me neanche contemplate. La coincidenza tra “in fondo” e “in mezzo” è poi la combinazione più affascinante, oltre a essere quella all’ordine del giorno.

Eh sì, qui vi potrei mettere i soliti libri che parlano di strade, ma ho deciso di prendere una via più intricata e di vedere un cammino anche in libri che non possono essere propriamente classificati come “letteratura di viaggio” o in stile “On the road”.

 

La fuga dall’ignoranza

L’incredibile viaggio di Pomponio Flato di Eduardo Mendoza (edizioni Giunti)

Anno 0 ca. Il patrizio Pomponio Flato viaggia tra le province romane alla ricerca dell’elisir che dona saggezza. I ripetuti assaggi di liquidi, tra fiumi, laghi e torrenti, produrrà effetti su di lui diversi dalla sapienza. Flato di nome e di fatto. Lungo il viaggio però incontrerà Gesù Bambino. Fatevi ‘na risata.

 

La fuga dal mondo

Into the Wild di Jon Krakauer (edizioni Corbaccio)

All’estremità di una fuga.

 

La fuga in cerca di se stessi

Middlesex di Jeffrey Eugenides (edizioni Mondadori)

Calliope Stephanides, nata ermafrodito, viaggia alla ricerca della propria identità, attraversando il tempo e le generazioni in un’America che parla di Proibizionismo, guerra, conflitti razziali e controcultura.

 

La fuga velleitaria dal conformismo

Revolutionary Road di Richard Yates (edizioni Minimum Fax)

Un viaggio tra le ipocrisie di una coppia della middle class americana che fugge da se stessa e dal conformismo, soffocata dalle proprie aspirazioni, incomprensioni e dolori. Di fughe, per salvare le apparenze quando ormai l’evasione non è più una soluzione, ne rimangono poche e quella di Revolutionary Road ha il sapore di un dramma shakespeariano.

 

Il risultato dopo letture svariate è la confusione. Com’è naturale.

Quindi, insomma, alla fuga non metto mica tanti limiti e di solito quando mi chiedono consigli (sono, tipo, l’ultima sponda) mi riscopro balbuziente. Abbiamo una seconda domanda? “Mary, allora, secondo te vado o resto? Faccio o non faccio? Lo chiamo o non lo chiamo?”. Risposta standard: “Ehmmm, ehhmmm, ehmmm, cazzo ehmmmm. Posso googlarlo?”

Ecco, però ho pensato a un libro.

 

Soluzione alla fuga da delusione

Nutella Nutellae 2.0 di Riccardo Cassini (edizioni Minimum Fax)

La fuga nella Nutella è una delle soluzioni più adottate di tutti i tempi. Qui abbiamo una sovrapposizione tra affogamento nella lettura e nel cioccolato. Alle due attività vi potete dedicare contemporaneamente. Troverete in esse totale appagamento.

 

Demons – The National

 

 

  • L'incredibile viaggio
  • Middlesex
  • Nutella Nutellae 2.0
  • Revolutionary Road
  • Nelle terre estreme