Preparatevi. L’autunno è arrivato. Per chi non se ne fosse accorto. La pioggerella ci deprime. Per chi non avesse ancora sentito parlare di questo stato d’animo incipiente.

Con l’umidità è più piacevole starsene a casa, piuttosto che vagare come trottole aperitivanti. Per chi pensasse che questi primi di ottobre siano ancora lo strascico di fine estate.

Bene, ora deprimetevi un po’ anche voi, ma non troppo, e pensate che a breve ci sarà l’inverno del vostro scontento. Prima però di sprofondarvi in questa apocalisse stagionale, sappiate che ottobre regala un sacco di buone uscite in libreria e la via di fuga nella letteratura è una porta sempre aperta.

Nel frattempo, rassicurati dal vostro rifugio letterario, tentate di trovare gli aspetti positivi dell’autunno per superare il trauma della fredda stagione (la classifica va dal migliore al peggiore):

1. Finalmente, nel caso delle donne, potrete indossare i vostri stivaletti, senza che le vostre zampette posteriori gridino pietà perché è il 15 di agosto e fa figo mettersi il vestitino svolazzante e un paio di bikers.

2. Finalmente non dovrete essere abbronzati. Perché, si sa, l’incarnato lunare in estate sembra indicare vacanze da schifo. Almeno il volto palliduccio per la stagione autunno inverno eviterà sorrisi di circostanza e sussurri di compatimento.

3. Finalmente potrete sorridere beati vedendo la nuvoletta di vapore che esalano i runner, correndo al freddo e sotto la pioggia. Avrete la speranza che soffrano e che, considerando la stagione, per loro andrà sempre peggio. Almeno fino alla prossima primavera. Non tutte le speranze sono perdute: durante l’inverno si potranno contare le perdite.

4. Finalmente potrete scofanarvi quintali di mandarini. Magari lontano dal collega intollerante al profumo di agrumi (Mandarinofili, vi avviso, siamo circondati da nemici).

5. Finalmente vi potrete fare una bella tisana digestiva calda per riprendervi da quel raffreddorino appena accennato che ha fatto pensare ai vostri amici che fosse ora di salutarvi definitivamente e augurarvi una miglior vita, non si sa bene dove.

6. Finalmente sono ricominciate le partite di calcio. In effetti, fino ad, ora avevate sentito la mancanza delle urla belluine del vostro vicino (ma anche del vostro compagno) con annesse esclamazioni di registro aulico. Ora potrete fare un sospiro di sollievo. Magari anche rumoroso, così lo sente anche il vostro vicino. Il vostro compagno se ne fregherà, coprendo il rumore con un singhiozzo da birra ingollata di fretta, che quel “gatto di marmo” dell’attaccante gliela stava facendo andare di traverso.

7. Finalmente accenderete il riscaldamento, così, alla prima bolletta del gas, avrete bisogno di iniettarvi l’adrenalina direttamente in vena per riprendervi dallo shock.

8. Finalmente farà buio presto, così potrete uscire dall’ufficio alle 17 e pensare che la giornata sia finita. Sì, siamo arrivati al punto peggiore della classifica.

 

Ma consoliamoci. Questa è infatti la stagione di frizzi e lazzi per gli editori, che avvicinandosi le strenne (periodo di Natale), cominciano a pubblicare gli autori più attesi e i titoli più quotati.

Finalmente, ma finalmente, potrete divanarvi con somma soddisfazione, coprirvi con la vostra copertina di lana, guardare fuori, osservare la mancanza di luce e di sole, riguardare dentro, approvare nuovamente la vostra posizione supina, gongolare e cominciare a dedicarvi a cose serie. Leggere. Perché tutto sia perfetto, dovete eliminare le distrazioni.

 

1. Limitare l’intervento del vostro compagno/compagna. Nel caso sia un uomo (ci piace vivere di luoghi comuni), piazzatelo di peso davanti alla playstation. Non sarà un’impresa difficile e, per convincerlo, vi toccherà premere il tastino di accensione. A quel punto lo catapulterete in un mondo parallelo e ve ne sarete sbarazzate per qualche ora. Nel caso sia una donna, digitate sul telefono il numero della sua migliore amica. Cominceranno i fiumi di parole prima di quanto possiate immaginare. Ve la siete giocata per un paio di ore. Con skype vi garantite la serata libera. Con i marmocchi tutto potrebbe avere risvolti imprevedibili.

2. Non guardate nel lavello. Ai piatti piace stare accumulati e sporchi. Loro ci provano gusto e non vorrebbero mai che voi andaste lì a disturbarli. L.a.s.c.i.a.t.e.l.i lì e sperate nell’intervento divino (a qualcosa bisognerà pur credere).

3. Il cesto della biancheria da stirare non vi sta ammiccando da giorni. Il trucco, voi lo sapevate, era di stendere tutto mooolto bene. Ma stavolta è andata male. Aprite l’armadio (quello in cui dovevate fare il cambio stagione) e scaraventateci dentro tutto. Poi forzate l’anta per chiudere. Occhio non vede, cuore non duole. È tempo di dire “ciao ciao”.

Ora, eliminati i problemi più immediati, sorridete e convincetevi che lì dentro, nei libri, c’è un mondo migliore. C’è solo da scegliere e cominciare a leggere.

 

Cominciamo con le uscite in libreria:

Ritratti in jazz di Haruki Murakami (edizioni Einaudi)

Livelli di vita di Julian Barnes (edizioni Einaudi)

Animalia di Julio Cortázar (edizioni Einaudi)

Sei come sei di Melania G. Mazzucco (edizioni Einaudi)

L’eroe discreto di Mario Vargas Llosa (edizioni Einaudi)

 

Di Ilde ce n’è una sola di Andrea Vitali (edizioni Garzanti)

 

Ologramma per il re di Dave Eggers (edizioni Mondadori)

 

Il calice della vita di Glenn Cooper (edizioni Nord)

 

Il bordo vertiginoso delle cose di Gianrico Carofiglio (edizioni Rizzoli)

Le ossa dei perduti di Kathy Reichs (edizioni Rizzoli)

 

Un mondo sinistro di Vladimir Nabokov (edizioni Adelphi)

L’alternativa nomade di Bruce Chatwin (edizioni Adelphi)

 

Roverandom di J.R.R. Tolkien (edizioni Bompiani)

 

Per Isabel. Un mandala di Antonio Tabucchi (edizioni Feltrinelli)

 

L’uomo della sabbia di Lars Kepler (edizioni Longanesi)

 

 

La banda Sacco di Andrea Camilleri (edizioni Sellerio)

Raffadali, provincia di Agrigento, anni Venti del Novecento. I fratelli Sacco sono passati dalla miseria nera a una vita dignitosa di contadini con quattro salme di terra. Sono uomini liberi, di idee socialiste, hanno il senso dello Stato, si sono fatti da sé seguendo l’esempio del padre Luigi che li ha allevati nella cultura del lavoro e del rispetto degli altri e che ha costruito la sua fortuna con l’arte di innestare i pistacchi. La vita cambia quando una mattina il capofamiglia riceve una lettera anonima, poi un’altra, poi subisce un tentativo di furto. Luigi Sacco non ha esitazioni e denunzia le richieste estortive ai carabinieri, che però si trovano disorientati: nessuno in paese ha mai osato denunziare la mafia, tutti preferiscono accettare e tacere. Da quel momento i Sacco dovranno difendersi. Dalla mafia e dalle forze dell’ordine, dai paesani complici, dai traditori, dai maggiorenti del paese tratentativi di omicidio, accuse false, testimonianze bugiarde.

 

Joshua allora e oggi di Mordecai Richler (edizioni Adelphi)

Quasi nulla piace ai lettori di Mordecai Richler quanto addentrarsi nell’albero genealogico di Barney Panofsky, sperando prima o poi di imbattersi nel vero progenitore romanzesco di uno dei personaggi più amati di questi anni. Bene, con questo libro del 1980 la singolare caccia all’uomo iniziata, in Italia, tredici anni fa può considerarsi conclusa. Entra Joshua Shapiro, scrittore di successo ricoverato in ospedale dopo avere a quanto sembra perduto, in circostanze oscure, una moglie adorata, ed essere stato coinvolto in un clamoroso scandalo di natura sessuale. Nello stato confusionale in cui si trova, Joshua non è in grado di dire quali delle innumerevoli voci che circolano sul suo conto sia fondata, e quale invece debba considerarsi una calunnia. Per riuscirci, dovrà infatti andare molto indietro nel tempo, fino a un’infanzia affidata in parti uguali alla madre, una spogliarellista abbastanza nota nel quartiere di St. Urbain, e al padre, un pugile a riposo e truffatore in attività, molto ansioso di trasmettere al figlio i segreti del suo (secondo) mestiere. Cominciando dall’inizio – attraverso gli anni, le donne, gli amici, e la solita, incontenibile frenesia vitale – Joshua riuscirà, a modo suo, a comporre il rompicapo.

 

Dieci dicembre di George Saunders (edizioni Minimum Fax)

Da anni, George Saunders è riconosciuto come una delle voci più originali e influenti della narrativa americana contemporanea; senza aver mai scritto un romanzo, ma solo racconti, ha ricevuto elogi unanimi dalla critica. Ora, giunto alla sua quarta raccolta, ha definitivamente raggiunto anche il grande successo di pubblico. Dieci dicembre è la sua opera che, senza rinunciare alla vena surreale e immaginifica, si avvicina di più al realismo. Accanto a racconti ambientati in laboratori dove si creano improbabili psicofarmaci, o in sobborghi residenziali dove donne moldave o filippine in abiti bianchi penzolano da fili tesi fra gli alberi come decorazioni, ci sono storie di famiglie comuni la cui normalità è turbata dal ritorno di un figlio dalla guerra o dall’irruzione di un malintenzionato: in tutti i casi, i personaggi si trovano a dover scegliere fra l’egoismo e la compassione, l’orgoglio e il sacrificio. Commoventi e sorprendenti, mai banali o buoniste, queste dieci storie sono originalissime parabole per il nostro tempo.

 

Lo zio Oswald di Roald Dahl (edizioni Longanesi)

Questa è la storia di Oswald Hendryks Cornelius, fine conoscitore delle arti, viveur, collezionista di aracnidi e insetti in genere, grande esperto di operetta, amante della porcellana cinese e, senza ombra di dubbio, il più grande fornicatore di tutti i tempi. La sua avventura inizia da una scoperta casuale. Dall’esoscheletro di uno scarafaggio ridotto in polvere, che si scopre essere un grande afrodisiaco, Oswald partorisce un’idea rivoluzionaria. Nel 1919, complice l’amica Yasmina e il potente filtro d’amore, tenta di rapire “con destrezza” il seme a intellettuali e geni famosi, per poter perpetuare una specie umana con caratteristiche fuori dal comune.

 

La danza delle ombre felici di Alice Munro (edizioni Einaudi)

Quindici storie che hanno fondato l’immaginario portico di Alice Munro. “Vivevamo in una specie di piccolo ghetto di contrabbandieri, prostitute e scrocconi. Però era una vita interessante…” Lontana dal tumulto che incendiò il mondo durante gli anni Sessanta, la piccola città immaginaria di Alice Munro – che molto deve alla cittadina rurale dell’Ontario in cui l’autrice è cresciuta – schiude ai lettori i suoi segreti più profondi. Conosciamo così, per la prima volta, i nuclei narrativi, i personaggi, i luoghi, le situazioni e le case, i sentimenti e le cose che, decennio dopo decennio, Munro ha continuato ad esplorare, ricostruendo un mondo la cui mappa imperfetta contiene il movimento del tempo e la cruda bellezza di ogni vita. Dalla vicenda raccontata ne “La pace di Utrecht”, “la prima storia che dovevo assolutamente scrivere”, in cui la Munro affronta il faticoso rapporto con la madre malata di Parkinson, a quella brutale, poi spesso rivisitata, che si svolge in una fattoria adibita all’allevamento delle volpi (“Maschi e femmine”), fino al racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui l’esecuzione del brano di Gluck accompagna l’irrompere di un miracolo, impensabile quanto inutile, nella più grigia e desolata quotidianità.