Pare che tra le funzionalità nascoste di Google, e considerate che per me la gran parte potrebbero rivelarsi incomprensibili, c’è N-Gram Viewer. Si tratta di un motore di ricerca, non me ne abbiano le geek nel caso il mio linguaggio lasci a desiderare, ottimizzato per la ricerca di parole e piccole frasi all’interno ‘dell’archivio’ Google Books. Kelsey Campbell-Dollaghan su Gizmodo.com ha deciso di utilizzarlo per scoprire in che quantità ricorrono i nomi di città all’interno dei libri degli ultimi 200 anni. La sua ricerca è avvenuta sul corpus inglese. L’infografica è stata creata Edgard Barbosa, un graphic designer della Florida.

Certo non si sa che cosa abbia scatenato la fulminea idea dell’autore, ma di certo l’esperimento ci piace molto, pur con i suoi limiti e i suoi aspetti discutibili. Le conclusioni sono difficili da trarre. Sarebbe quantomeno affrettato e superficiale pensare che la citazione della città del libro corrisponda al contesto di svolgimento della storia.

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In compenso possiamo dire quanto ricorrente sia il pensiero di alcune città nella mente dei personaggi e degli autori.

Sarà per le assolate giornate d’agosto o per un colpo di caldo imprevisto, ho deciso anch’io di emulare Kelsey Campbell-Dollaghan e applicare l’esperimento al corpus di libri italiani. Con l’invidia di molti nerd.

Le riserve da mantenere sono le stesse della biblioteca virtuale inglese. L’archivio su cui ha lavorato il giornalista americano inoltre ha dei vantaggi che non si può permettere il limitatissimo corpus italiano. La lingua italiana è infatti ristretta territorialmente. La lingua inglese ha un’estensione senz’altro maggiore e con un respiro intercontinentale. L’universo delle città è molto più ampio e le grandi metropoli di riferimento culturale saranno poi, in ambito anglosassone, diverse da quelle della cultura italiana (ed europea in generale). La ricorrenza di città come Mumbai o Il Cairo si spiega anche con l’attenzione ai territori delle colonie.

Tra le città citate nei libri italiani i picchi più alti li hanno raggiunti Berlino (mon amour), Madrid e, in Italia, Torino (città per cui tifo da tempo). In coda Roma (unica città rientrata nelle ricerche del giornalista americano e ricordata per le tante suggestioni artistiche) e Parigi. E adesso chi lo dice a Woody Allen che noi (italiani) in Europa preferiamo città diverse da Londra, Roma, Parigi? E pensare che solo per queste lui ha sacrificato la sua amata New York.

Tre le mie ricerche: una in parallelo a quella Kelsey Campbell- Dollaghan, con l’inserimento delle città da lui citate; una con le capitali europee e l’ultima con i capoluoghi italiani.

In definitiva, questi i risultati. Vi avviso, io il graphic designer non lo avevo.

ny

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