In realtà non so bene cosa chiedere.
Sono qui perché ho aperto la scatola di una storia e dentro ne ho trovata un’altra che mi è sembrata interessante; la scatola è quella degli gnocchi.

Da queste parti si viaggia a braccetto con la trasgressione, è un aspetto di questi luoghi da conoscere. Comincio dalla trasgressione più facile da affrontare.

Daniele fa il capostazione a Livorno, ha cominciato con il servizio militare nel genio ferrovieri; nuota da quando ha cinque anni e gareggia anche ora che ne ha 48, nella categoria master. Dal 1993 fa lo spogliarellista e ha il primato europeo di longevità: vent’anni di strip.

È un gigante, ha un fisico statuario, è gentile e ha uno spazio vuoto fra i due incisivi inferiori. L’errore persiano. Mi fa accomodare, chiede se voglio prendere appunti e se ho domande. Non ne ho, sono venuta sprovvista, ho solo curiosità. Racconta la sua bio come se l’avesse raccontata già tante volte, si sofferma sul primato europeo e sul nuoto, le sue passioni.

Le tre attività sono connesse; il lavoro nelle ferrovie gli dà la possibilità di coltivare le altre due, che poi sono riconducibili ad una, la cura del proprio corpo. Senza il nuoto non avrebbe il fisico da mostrare, senza gli strip non avrebbe la possibilità di fare le gare. Perché l’attività fisica a livello agonistico è un lusso che grava sulle spalle dell’atleta. E se non hai un fisico sempre allenato non puoi fare le serate, “ti chiamano all’ultimo, mica puoi dire: ho bisogno di un mese di dieta e di palestra.

Ho cominciato per gioco, mi è piaciuto e ho continuato” di una semplicità disarmante “guadagnavo bene. Compleanni, 8 marzo, feste private e addii al nubilato soprattutto, anche quattro per sera, in molti locali della Toscana”.

Ogni tanto saluta un collega e me lo presenta, io tenderei a sospendere la conversazione o abbassare il tono di voce ma “non c’è problema, mi conoscono e lo sanno, non faccio niente di male”. E ha ragione, non c’è nulla di male nello spogliarsi in pubblico, però mi fa strano. Per esempio proprio non riesco a immedesimarmi con una donna che va a vedere uno strip maschile, quindi domando:

“Come sono le donne che stanno dall’altra parte?”

“Di tutti i tipi, c’è quella che si esalta e quella che si vergogna. C’è stata una sposina che non ha gradito la sorpresa organizzata dalle sue amiche, si è messa a piangere e poi si è scusata con me, niente di personale, ma queste cose non mi piacciono, si era sentita sporca, capisci?” facendo il gesto di pulirsi qualcosa di dosso. “C’è stata quella che ha voluto la trasgressione totale e abbiamo festeggiato insieme nel camerino o quella che ha lasciato passare la luna di miele ed è venuta a cercarmi” e qui non reggo e scoppio a ridere.

“In luna di miele lui deve aver vissuto della tua gloria riflessa, sarà rimasto strabiliato” gli dico, pensando alle prestazioni della sposa dettate dal ricordo della serata. Sognare lo stripper dell’addio al nubilato mentre si è in viaggio di nozze, la mente delle persone è un mondo meraviglioso.

Sorride nell’evocare quella liaison, è garbato e mai sopra le righe. Anche quello che potrebbe esser detto con volgarità è sempre accennato con delicatezza. Domando come organizza i suoi spettacoli.

“Ballo, mi muovo, coinvolgo il pubblico ma con attenzione, perché c’è da capire chi puoi coinvolgere e chi no. Non voglio offendere o mettere in imbarazzo nessuno, deve essere un divertimento per tutti” si appoggia allo schienale e piega le braccia dietro la testa, la nuca sulle mani intrecciate. “Ho portato il mio numero in tutta la Toscana, ho lavorato anche in coppia con una collega, ci spogliavamo a vicenda, era un spettacolo molto erotico”.

Passa poi all’argomento che avrei affrontato io a questo punto: “nei locali per soli uomini invece l’ho fatto una sola volta”, essere oggetto va bene se l’oggetto si sente a posto con se stesso, “in questo lavoro metti in conto il contatto fisico, ma per accettare di essere desiderato dagli uomini devi desiderarlo tu per primo” e non era per lui. Anche un gigante con il fisico di una statua greca può sentirsi debole se la situazione lo spiazza.

Le serate ora sono diminuite, compleanni e 8 marzo, quelli sempre; addii al nubilato invece pochi, la gente non si sposa più, c’è la crisi” le vie dell’indotto sono infinite “ma io ho questo alle ferrovie, sarei pazzo a lasciarlo”. L’atmosfera si fa mesta, la crisi rende tutto meno leggero.

Decido di non fargli foto, avrei voluto riprenderlo in uniforme ma mi sembra offensivo. In questa sede non dà spettacolo, meglio passare la sera, in luoghi adatti.

M’affaccio nella sala di controllo, saluto i colleghi; peccato non poter fare una foto al pannello dei treni con la console, è ipnotico e molto cinematografico. Faccio un giro per la stazione, mi fermo sui binari, osservo la pensilina. È una bella stazione quella di Livorno, sa di vacanza.