C’è un angolino di Svizzera del tutto insospettabile, dove il paesaggio è di una bellezza che ruba il cuore, le vigne sono Patrimonio dell’Umanità e i vini sono unici e longevi.

Lago Lemano (quello di Ginevra), dintorni di Montreaux. Il primo impatto sono quelle fughe di filari incendiati dal giallo d’autunno. Fiammate surreali che si gettano in uno specchio blu come per spegnersi. Poi la geometria dei muretti in pietra che si ostinano a sostenere un precipizio di terrazze in equilibrio quasi verticale.

I 644 ettari di vigneto del Lavaux sono quasi tutti ripidi. Qui le cremagliere, così caratteristiche delle 5 Terre, le usano sui terreni più facili. Dove il gioco si fa duro, arriva l’elicottero per completare la vendemmia. Altro mondo. Un mondo dove le ore di lavoro sono fra le più alte in assoluto e il costo delle uve arriva a prezzi vertiginosi. Eppure i vini, alla fine, non sono più cari che altrove. Un mistero che si spiega solo con la volontà di questa gente, la loro passione e dedizione per un microcosmo poco o nulla conosciuto fuori dai confini del Canton Vaud.

Il paesaggio è davvero da accapponare la pelle: vien da pensare che ho il solito c….lo e con questa luce è bello anche Quarto Oggiaro. Giustappunto arriva la tempesta e il posto è forse anche più bello. NO, no. Forse le altre volte che sono passato di qui dovevo avere le fette di salame sugli occhi, troppo preso a correr dietro all’autostrada. Mi fermo a fare l’ennesima foto ed ecco che esce un tipo dalla faccia simpatica che mi dice: “quando hai finito vieni dentro a bere un bicchiere di vino“. Pronti via. Quattro ore dopo, con una verticale di Chasselas dal ’90 a oggi alle spalle, sono pronto ad emigrare. Questa gente mi piace e mi piacciono i vini. Da queste parti il vitigno principe è l’autoctono Chasselas, una religione. L’80% del vino prodotto nel Lavaux proviene da questo vitigno. Un bianco sempre a rischio d’essere stucchevole, ma capace di grandi risultati nelle mani giuste. Come quelle del mio amico qui, Nicolas Pittet che, nel paesino di Lutry, ha capito tutto dell’arte di ottenere una bella espressione del territorio da questo vitigno. Non vi voglio tediare che le schede tecniche né pontificare sulle delicate nuance di nocciola di quel particolare 2002, elevato in grandi botti di legno, scolpite dal cugino dello zio che veniva da Parigi e via dicendo. Voglio giusto dire che, se siete curiosi di scoprire una regione viticola di grandissima bellezza e ricca di sapori sorprendenti, questo è il posto giusto.

Facile da raggiungere, baciato da un clima decisamente mite, il Lavaux offre anche interessanti spunti gastronomici. In particolare il pesce di lago (ho assaggiato dei filetti di persico in padella da gridare) e vogliamo parlare dei formaggi? Guarda caso il formaggio e il pesce di lago si sposano bene proprio con lo Chasselas. Guardandosi un po’ in giro si possono trovare anche altri vitigni che ben si esprimono di questa regione. Il grande vecchio, l’illuminato fra i vignaioli locali, è il signor Louis Bovard. Nella sua cantina, dopo una verticalina di Chasselas da brividi, provo un grandioso Chenin blanc e un rosso notevole da uve Merlot e Syrah. Se cercate l’eleganza, l’indirizzo giusto è il Domaine du Daley: oltre all’onnipresente Chasselas, qui c’è da provare un gran bel Sauvignon blanc e uno Chardonnay snello e per niente scontato. Fra i rossi un buon Pinot noir e il Gama Nera, vino ottenuto da uve Gamaret e Garanoir.

Da non perdere anche una visita al Domaine Bovy per i suoi Chasselas, il Dézaley Grand Cru 2004 è strepitoso con l’astice alla griglia, e per un interessante Pinot noir. Per i rossi però bisogna tornare da Nicolas Pittet e provare il suo Centon, 160 bottiglie all’anno ottenute dal blend di 7 vitigni diversi, e il Merlot, 150 bottiglie l’anno provenienti da una vigna di 150 metri quadrati. Se cercate i numeri e volete comprare a bancalate, andate pure in Toscana: qui si parla di personalità e di microrealtà.

Un posto così merita un albergo così, vale a dire il Kempinsky Mirador: senza tante storie uno degli hotel più belli che ho provato. Non fosse altro che per la vista.

Fra i ristoranti mi hanno colpito: l’Auberge de Grandvaux, filetti di persico e tartare di manzo, e l’Augerge de l’Onde, indirizzo assai noto e raffinato. Ma io andrei a cercare anche qualche posticino per la fonduta o la raclette, tanto per rimanere in compagnia dello Chasselas.

 

www.aubergedelonde.ch

www.aubergegrandvaux.ch

www.kempinsky.com/mirador

www.vinsnews.ch

www.domainebovard.com

www.daley.ch

www.domainebovy.ch

 

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