Forse vincere a Cannes 2013 era pretendere troppo, ma diciamolo: Paolo Sorrentino non ha mai sbagliato un film e non lo fa nemmeno con questo.

Produzione: Italia, Francia

Anno: 2013

Durata: 150 min

Genere: Drammatico, Commedia

Regia: Paolo Sorrentino

Soggetto: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello

Jep Gambardella (Toni Servillo) è giornalista, playboy e viveur a Roma. Con un passato effimero da scrittore, la dolce vita capitolina lo ha travolto, senza che lui si facesse trovare impreparato, in verità. In quella mondanità soprattutto notturna, con tutti i personaggi che attorno a essa ruotano, che lo conoscono e lui conosce, naviga consumato e disincantato. Il compleanno per i 65 anni, festeggiato nel suo stupendo attico con terrazzo vista Colosseo, sarà occasione di un primo bilancio della sua vita. Sarà un bilancio amaro, ripercorrendo il suo essere pur continuando a vivere il presente.

C’è la grande bellezza delle immagini: Roma è la città più bella del mondo, basta ritrarla come merita. C’è la bellezza inconsistente di quel mondo illusorio dove si vuole “essere per avere e avere per essere”. I due verbi, messi in opzione alternativa da grandi intellettuali (Erich Fromm, ad esempio), qua vengono a formare una relazione causa-effetto circolare che infatti non funziona. La sensazione di vuoto esistenziale è inevitabile, si può solo far finta che non ci sia rincorrendo l’ennesimo evento, evitando il più possibile la solitudine. Aristocratici, prelati, ricchi e privilegiati d’ogni ordine e grado vivono in un vento che ricorderebbe i gironi danteschi se non fosse per l’agio, lo sfarzo immenso e, certo, la bellezza di quei luoghi, con Arte e Storia che spuntano da ogni angolo. Eppure, la grande bellezza che serve a Jep, per rimettersi finalmente a scrivere un romanzo, non si trova. Forse sarà una vecchia suora, da tutti venerata come santa, ad aprirgli un po’ gli occhi, ma è una figura irrisolta. Con evidente ispirazione a Madre Teresa, quel suo sorriso sdentato e le sue frasi lapidarie la rendono fin grottesca, e colpirà Jep, perché ha comportamenti liberi, priva com’è di bisogni terreni e di voglia di piacere agli altri.

la grande bellezza locandina

Il film è molto lungo. Con rari momenti di ritmo troppo basso scorre fino alla fine destando interesse. Ha una caratteristica che ho apprezzato molto: narra tutto senza alcun flashback. Al limite della scelta dogmatica, l’espediente funziona benissimo. Il passato di Jep emerge nei tantissimi co-protagonisti: Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Isabella Ferrari (bellissima ancora a 49 anni),  il bravissimo Roberto Herlitzka, persino Serena Grandi a interpretare sostanzialmente sé stessa e per questo da me molto ammirata, Antonello Venditti e Fanny Ardant in cameo. Ognuno serve a ritrarre quel mondo, e per riflesso a ritrarre Jep.

Il tempo passato non si recupera. Ce lo ha insegnato di recente “Il Grande Gatsby“, lo stesso è per Jep e per chiunque altro. Senza diventare dei monaci o addirittura dei santi, soprattutto senza aspettare i 65 anni per capirlo, meglio non smettere d’inseguire la Bellezza come valore indispensabile a un essere umano per definirsi tale, che non è la bellezza che deriva da chirurghi o visagisti, ma solo e unicamente quella descritta da Dante nella Divina Commedia. Senza quella bellezza si è come dei morti vaganti…

Potrebbe dipendere dall’averlo visto e apprezzato tante volte, praticamente sempre ogni volta che è comparso in un film, uno spiacevole senso di stucchevolezza che ho provato vedendo Toni Servillo troppe volte in pose quasi immobili, a giocare sulla sua faccia con smorfie, ammiccamenti… non mi permetto di mettere in discussione il personaggio, che era quello e quindi come tale andava interpretato, ma è proprio questo cliché su questo grandissimo attore che non vorrei lo “imprigionasse”.

Toni è l’attore “totem” di Paolo Sorrentino, dai tempi del bellissimo “Le conseguenze dell’amore: forse il film col quale esplosero entrambi, attore e regista. Con l’occasione vorrei citare quello che per me rimane il film più bello di Sorrentino, “L’amico di famiglia“, dove però nella parte di un inquietante usuraio c’è uno strepitoso Giacomo Rizzo.

Cinema italiano di qualità internazionale, come non ne abbiamo molto. Decisamente consigliato.