Ci sono film che affrontano l’argomento, ben identificato dal titolo, in modo diretto: ad esempio “Il Divo (2008, Paolo Sorrentino), produzione quasi biografica, in questi giorni sulla bocca di tutti vista la recente dipartita di Giulio Andreotti. Altri, come questo originalissimo film di Peter Medak, lo fanno per metafore e in modo più “generalista”, ma non per questo meno incisivo, anzi…

Titolo originale: The Ruling Class

Produzione: Regno Unito

Anno: 1972

Durata: 154 min

Genere: Commedia, Musicale

Regia: Peter Medak

Jack Arnold Alexander Tancred Gurney è il 14º Conte di Gurney. Per i parenti, gli amici e l’ospedale psichiatrico che lo ha in cura è semplicemente Jack, ma egli si sente Dio fatto uomo. Alla morte del padre, avvenuta in circostanze quantomeno imbarazzanti, è l’erede diretto. Nonostante ciò, altri pretendenti di ricchezze e potere – come sempre avviene in questi casi – puntano ad interdire l’assegnatario, e occorre ammettere che qui i motivi non mancano viste le bizzarrie di Jack: ma l’illuminato intervento di un lungimirante psichiatra troverà la chiave d’ingresso in quella mente beata, tanto che il protagonista opererà una metamorfosi degna di Mr. Hyde.

La visione può suscitare qualche sospetto. Jack è talmente eccessivo nell’ostentare la sua “gesùità” che pensi stia dissimulando (non mancherà un crocefisso a grandezza uomo, installato nella sala principale dove andrà ogni tanto a meditare). Contestualmente, dopo anni d’internamento, seppur non coatto, non mostrerà particolare imbarazzo nel momento del ritorno a casa. La guarigione, se così vogliamo chiamarla, è d’una efficacia e rapidità stupefacenti.

la classe dirigente locandina originale

Il sospetto resta insoluto, e poco importa. Quello che risulta evidente è che da matto come un cavallo a cinico come un uomo di potere il passo è breve, quasi senza soluzione di continuità. Dalla commedia divertente, a tratti grottesca, piena di quello humor nero inglese fatto di battute spiazzanti, alcune al vetriolo, si passa ad una parte finale colma di cattiverie, persino brutalità, tali da lasciare interdetti. Eppure, se per un attimo ci si ferma a riflettere terminata la visione, cosa per altro inevitabile, la conclusione a cui si arriva non può che essere quella: Jack è sempre lo stesso, sia prima che dopo la guarigione. Meglio matto, ma buono e ingenuo?

Ammesso che lo fosse realmente, verrebbe da pensare che sì, era meglio, ma quel secondo Jack è forse sano di mente? Si direbbe di no, così come si direbbe che per aspirare a una vita da dirigente nemmeno potrebbe esserlo. Potere e prevaricazione sono termini che vanno a braccetto, senza stare a fare troppi distinguo, e per prevaricare occorre una scala di valori alternativa a qualsiasi decalogo per uomini di buona volontà: impossibile amare il prossimo tuo come te stesso. Devi amare te stesso e basta, il resto deve essere assoggettato. Le religioni tengono a bada la morale comune, quella dei potenti necessariamente dev’essere d’altro tipo. Per buoni e giusti ci sarà il regno dei cieli, ma il regno della terra lo divorano pervertiti, maniaci, assassini, farabutti d’ogni ordine e grado. Inutile, in questo senso, scervellarsi nel cercare le eccezioni che confermano la regola. La Storia non l’ho fatta io, mi limito a riportare.

Se qualche aspirante attore di cinema o di teatro volesse farsi un corso accelerato in materia non può proprio saltare questa lectio magistralis di Peter O’Toole. Il formidabile attore irlandese non ha bisogno di presentazioni né di miei elogi, ma non posso evitare di sottolineare un aspetto di lui che questo film, grazie ai suoi tratti anche grotteschi, esalta: sembra una star a cavallo tra il cinema muto e il sonoro. Le sue espressività variano dal comico caricaturale all’impressionismo stile inizio secolo, senza mai tradire alcuna difficoltà, segno di una capacità rara. D’accordo, tra i tanti grandi ruoli da protagonista nessuno spodesterà mai “Lawrence d’Arabia (1962, David Lean), di fatto la sua icona, ma è in “La classe dirigente” dove, in una sola opera, esprimerà appieno tutto il suo poliedrico potenziale.

A mio parere, film imperdibile.

La classe dirigente (01)

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