Avete provato un tuffo al cuore vedendo i colori pastello di Grand Budapest Hotel? Siete tra quelli che guardano e riguardano Pulp Fiction, esclamando ogni volta “Eh, però!”?

Avete sempre pensato che i contadini de L’albero degli zoccoli siano molto meglio degli attori di Hollywood e che Boris Vian, con L’Écume des jours, avrebbe dovuto osare di più?
Ma soprattutto, amate alla follia – o detestate cordialmente – le vestaglie rosse, Groucho Marx, gli elefanti, Salvador Dalí, la Tour Eiffel, Lady Gaga, le pipe, gli scrittori visionari, i perditempo, i social network, i tetti di Parigi, le boy-band, i sogni in lingua straniera, le forbici con le punte arrotondate?

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Bene, Intibah è il film che fa per voi: 46 strabilianti, interminabili, commoventi e logorroici minuti di cui non potrete più fare a meno. Svevo Moltrasio, che di Intibah è anche regista, e Federico Iarlori ci catapultano in una Parigi onirica e delirante, dove il sogno è realtà e la realtà è sogno; una Parigi dall’alto, ma anche dal basso; una Parigi intellettuale in cui si scrive ancora con penna e calamaio, ma che non disprezza la modernità; una Parigi per visionari che non vogliono rinunciare alle loro velleità artistiche, ma anche per famiglie appena nate che stanno cercando il loro spazio nel mondo; una Parigi in francese, ma anche in italiano.

Hanno detto di Intibah (forse):
– «Fa venire l’impulso a occupare la Polonia» Woody Allen;
– «Finalmente segni di vita dal nuovo cinema italiano. Non sei più solo Pappi Corsicato!» Quentin Tarantino;
– «Troppo felliniano. Ne parlavo giusto ieri con Jep» Paolo Sorrentino;
– «Non ridevo tanto da American Pie 2» Michael Haneke;
– «Nella mia classifica di tutti i tempi entra dritto al secondo posto subito dietro Fight Club» Franco Zeffirelli;
– «Qui si oltrepassa il limite. Una provocazione gratuita» Lars von Trier;
– «Un delirio. Non c’ho capito niente» David Lynch.

Ma attenzione, la critica più acuta potrebbe essere la vostra. Guardate Intibah e lasciate un commento sulla pagina Facebook; non si vince niente, ma, quando Intibah verrà ricoperto di premi prestigiosi, voi potrete fare quelli che già sapevano e dire: «Eeeeh, io ho sostenuto Svevo e Federico (perché tra fini conoscitori ci si chiama tutti per nome) fin dall’inizio».
Buona visione!

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un film di Svevo Moltrasio
con Federico Iarlori, Svevo Moltrasio, Quentin Darmon

Federico Iarlori – Dice di sé
Sono nato a Ortona (Chieti) nel 1983 e ho vissuto a Milano: un percorso di formazione dal mare al cemento. Sono laureato in lettere moderne e faccio il giornalista: un percorso di deformazione dal sogno alla realtà. Ho lavorato per Booksweb.tv, D di Repubblica, l’agenzia di stampa AdnKronos e Cafébabel.com. Da quasi un anno ho ricominciato a sognare a Parigi. Ho un blog su Linkiesta; ho curato un blog sul Fatto Quotidiano e mi sono divertito a scrivere di letteratura su Finzioni e su Mangialibri. Attualmente collaboro con il magazine culturale Doppiozero e il quotidiano Pagina99 e racconto in un blog la mia esperienza di neo papà. Ho anche pubblicato una novella che si intitola La Coerenza dei Dadi. Da allora, nonostante avessi promesso a me stesso di farlo, non ho più smesso di scrivere. Così come, del resto, di fumare.

Svevo Moltrasio – Dice di sé (ma in terza persona)
Svevo Moltrasio è nato a Roma il 19 dicembre del 1980. La passione per il cinema sboccia nell’adolescenza e si manifesta da subito nella doppia valenza di studioso/critico e autore. Negli anni del liceo scrive per piccole riviste scolastiche, iniziando l’attività di recensore proseguita negli anni su diversi siti internet: per anni ha curato la rubrica di cinema del sito www.corriereromano.it. Nel 2001 si iscrive al corso di laurea Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, presso la Terza Università di Roma, dove si laurea nel percorso formativo Sceneggiatore Cinema e Tv, con una tesi sul regista Clint Eastwood. Coltivando negli anni anche la passione per la musica e la letteratura, soprattutto per il romanzo dell’Ottocento, si dedica alla scrittura di racconti, testi teatrali e cinematografici, esordendo nel cortometraggio nel 2003 con l’opera Ieri, oggi e dopodomani, scritta, diretta e montata dallo stesso autore. Perseguendo la strada della sperimentazione linguistica, i lavori si fanno sempre più maturi e si fanno notare in diversi festival universitari. Nel 2006 il cortometraggio L’Eugenio, realizzato a bassissimo budget e con l’aiuto esclusivamente di giovani ragazzi esordienti, è proiettato in festival nazionali – tra gli altri Cortonogara, Cuveglio Film Festival, FiatiCorti, La Notte Bianca dei Corti, IlCorto.it – ed è stato selezionato dalla trasmissione La 25a Ora, che ne ha curato il passaggio sul canale di La7. Il corto I Colpevoli del 2007 – scritto e diretto dallo stesso autore – segna l’esordio in pellicola, con un cast artistico e tecnico di altissimo livello. Selezionato in decine di Festival, ottiene altrettanti premi. Lavorando a cavallo tra Roma e Parigi, realizza Une Famille il primo corto di produzione francese girato sul finire del 2011 a Parigi. Intibah del 2014 è il suo secondo medio metraggio.