Riuscito esordio nei lungometraggi di Martin McDonagh. Inglese, scrittore e regista di teatro, dopo tanti successi sui palcoscenici porta sui grandi schermi il suo talento e lo fa anche qui occupandosi di regia, soggetto e sceneggiatura.

Titolo originale: In Bruges

Produzione: Regno Unito

Anno: 2008

Durata: 107  min

Genere: Commedia nera, Gangster, Drammatico

Regia: Martin McDonagh

Ray (Colin Farrell) e Ken (Brendan Gleeson), sicari irlandesi, a causa di gravi contrattempi nell’ultima azione svolta a Londra vengono costretti dal loro capo Harry (Ralph Fiennes) a ripiegare per un po’ di tempo a Bruges, in Belgio, in attesa di istruzioni su cosa fare. Qui, quasi da turisti, seguono le loro inclinazioni: il giovane Ray cerca donne e divertimenti mentre Ken, più maturo e acculturato, approfitta per visitare le bellezze architettoniche e pittoriche della splendida città delle Fiandre, che conserva ancora un autentico fascino medioevale.

Proprio nella meravigliosa riproduzione della città di Bruges, in un susseguirsi di “cartoline” nel rispetto dei colori e delle particolari prospettive di quella che oggi è nota come pittura fiamminga (XV sec., Jan van Eyck il capostipite), risiede la caratteristica peculiare, particolarmente affascinante di questo film. Inconsapevolmente si assiste a una rappresentazione filmica di quel genere pittorico che, ai tempi, introdusse più linee di fuga nei paesaggi, grande cura nei dettagli, i ritratti non più frontali ma anche di tre quarti, l’uso della pittura a olio che, perfezionato, andò sostituendo la tempera e permise nuove luminosità e quindi profondità alle immagini. La pittura, si sa, è la prima maestra del cinema.

In questo trionfo di estetica McDonagh inserisce una vicenda dai contorni neri e bizzarri. La cittadina è paciosa e sonnecchiante, ma i due inevitabilmente incontrano i suoi aspetti più oscuri, nelle cose e nelle persone. Sono lo specchio della loro vita, che non può essere diversa semplicemente cambiando città. Il luogo però aiuta a riflettere e le situazioni in cui vanno a trovarsi i due protagonisti rafforzano la convinzione che siano segnati da un destino che essi stessi si sono procurati. In un misto di eventi divertenti e drammatici matura, con l’eleganza che è propria di chi è virtuoso con la penna senza inutili eccessi di lessico, un messaggio semplice e preciso. Nessuna pedanteria, soprattutto svago e tanta ironia sulla volubilità dei sentimenti umani, e quindi dell’umano agire.

Molto bello “In Bruges“, bravissimo Martin McDonagh. Sono certo, sempre in riferimento alla cura estetica, che apprezzerà il mio accostarlo a un suo connazionale che apprezzo molto, grandissimo maestro di stile nelle immagini e nella narrazione: Peter Greenaway. C’è indubbiamente del legame fra il loro modo di fare cinema.

In Bruges locandina