Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine. Virginia Woolf

Entrare in un libro vuol dire impaesarsi, e quando siamo belli impaesati in un libro non vogliamo più spaesarci. José Ortega y Gasset

Di buoni propositi è sempre meglio non farne che, se poi tutto va male, la montagna di progetti irrealizzati cresce senza che tu te ne accorga e prima o poi incombe come un’ombra gigantesca.
Diciamo allora che i buoni propositi li prendo alla larga, faccio progetti meno mirati e più generici, cosicché tutto sia davvero opinabile e il fantasma del mio proposito irrealizzato non si materializzi nella notte con fare accusatorio, riservandomi scene amletiche. Sono momenti di stress, che vorrei evitare con la giusta cautela e attenzione.

Ho un buon proposito che è un contenitore di buoni propositi, reali e immaginari. Leggere di più, meglio (libri belli e duri), con più attenzione (quella che in realtà vorrebbero toglierti), con più tempo (quello che vorrebbero spezzettarti).

Leggere per togliermi le difese, per trovare il coraggio, perché mi entri il sorriso nel cuore, perché venga urtata come da un ariete, per schiantarmi a costo di farmi male, per farmi passare l’amarezza di sale che talvolta ritrovi in gola, perché tante più cose conosco di altri mondi possibili tanto lo stupore sarà potente e meraviglioso. Leggere perché voglio credere che, come la tragedia per gli antichi greci, anche la potenza delle parole mi liberi e purifichi. Perché mi possa inventare sempre una fantasia, perché possa cullare pensieri, perché mi sia data, anche per un istante, una chiave di lettura, perché la mia comprensione, nel senso più puro della parola, aumenti, perché sappia assaporare i vuoti della vita come i vuoti tra le parole. Perché i dettagli di qua (nella vita) siano come le congiunzioni di là (nei libri). Piccole e all’apparenza insignificanti, ma le uniche che riescono a dare un valore compiuto a tutto. Quelle che mettono ordine, che creano gerarchie, che ampliano le frasi e ne aumentano le circostanze.

Leggere per acchiappare vita come farebbe un rapace, leggere per farsi più umani e meno uomini, leggere per imparare a circondarsi degli altri e creare relazioni di compassione. Leggere per conoscere chi altrimenti non potrei conoscere mai (chiunque sia e qualunque cosa gli sia successo, che sia in vita o che sia in morte). Leggere per capire che le differenze talvolta stanno nelle parole, quelle che non tutti riescono a trovare, che sia per diversità di lingua, capacità sintetica, conoscenza di vita. Leggere per guardare con occhi attenti quello che ti circonda, guardarci oltre, capire che ci sono storie, quelle che hanno scritto altri, ma che lì hanno lo stesso valore. Leggere perché se le persone possono fare paura, le parole ti rassicurano. Leggere per cercare di trovare la bellezza là dove non la vedi o pensi di non intravederla. Leggere per arrivare al fondo, entrare dentro, non rimanere ai margini. Leggere per dare un senso ai gesti che parole non hanno e non vogliono avere, per conoscere le espressioni del sentimento, numerose come gli individui. Leggere per trovare le parole giuste, le espressioni migliori, quelle che sono scintille che creano fuochi, leggere per dare una forma poetica a ciò che poetico non è. Leggere perché poi basta una parola per comprendere il dolore.

Leggere per divertirmi, per ridere, sorridere, storcere il naso, incazzarmi, farmi venire il mal di pancia, scalpitare, deprimermi, piangere, per riuscire a dire un bel vaffa… alle cose che importanti non sono, leggere per scardinare le regole e le certezze e toccare il fondo della roccia. Leggere per annoiarmi, perché la noia, anche se la vogliamo scacciare con tutte le forze, è necessaria. Leggere per non lasciarmi niente indietro. Leggere per trovare i miei spazi protetti, le mie radure segrete, i miei luoghi intoccabili, la mia piccola libertà. Leggere per stare soli, perché la solitudine in un mondo che ti vuole circondare con la violenza di un uragano, camuffandolo nella forza di un abbraccio, è da difendere con le unghie.
Leggere perché nei libri la vita è condensata e ho bisogno di recuperare il tempo perso a fare cose inutili.

E infine (forse), leggere perché il passato (e non solo il passato) muove il presente ed è un atto rivoluzionario. Succedeva a San Pietroburgo. Al tempo della rivoluzione la lettura era pubblica. Le persone si incontravano in piazza per ascoltare le storie della rivoluzione francese in un luogo che sperava in un movimento sovversivo futuro, ma ancora non voleva crederci.

Lèggere per diventare leggèra.

PS: Prevedo che quella montagna di propositi irrealizzati aumenterà con velocità straordinaria. ;).

Ciao fantasma di Amleto, ci vediamo fra qualche notte.