Ancora un film di Coline Serreau dopo La crisi! e subito un film di fantascienza dopo il recente Oblivion. La scelta è di contrappasso proprio verso il bel film di Joseph Kosinski. Perché di contrappasso è presto detto: questo è un film agli antipodi di Oblivion, per tutti gli aspetti sostanziali tra i quali il budget ridotto, gli effetti speciali quasi inesistenti e, da sottolineare e lo faremo, per i contenuti.

Titolo originale: La Belle Verte

Produzione: Francia

Anno: 1996

Durata: 99 min

Genere: fantascienza, fantasy, commedia

Regia: Coline Serreau

Soggetto: Coline Serreau

Sceneggiatura: Coline Serreau

La storia è ambientata negli anni stessi di produzione. A vivere nel futuro è questo Pianeta Verde, gemello per clima alla Terra, dove la vicenda inizia. Ha già trascorso gli eventi che caratterizzano la vita terrestre adesso. I suoi abitanti, umani, vivono mediamente 250 anni, di agricoltura e pastorizia. Sembrano regrediti, in realtà la loro situazione è frutto di una presa di coscienza che dopo secoli trascorsi a devastare il pianeta ha deciso di vivere con esso in armonia abolendo tutto quanto è nocivo alla vita di uomini, animali e ambiente. Non esistono capi, leader, tantomeno santi o eroi. Sembra l’Isola che non c’è descritta anni fa da Edoardo Bennato. Le decisioni comuni sono prese in seduta plenaria all’inizio della primavera che è il loro “capodanno” e riguardano tutto, nascituri da programmare compresi. Tra le varie all’o.d.g, si cerca un volontario da mandare sulla Terra a vedere come vanno le cose sul Pianeta Azzurro, solo compito ritenuto davvero ingrato, e si offrirà Mila. Proiettata nella “preistorica era industriale terrestre”, con abiti adatti ad una corte dei miracoli settecentesca, Mila piomba a Parigi con la sua cellula. Subito viene avvolta da un mondo per lei quasi invivibile. L’inquinamento, il cibo pressoché immangiabile, l’acqua imbevibile. Sostanzialmente impossibilitata a nutrirsi col cibo, lo fa coi neonati: le basta tenerli in braccio e sia lei che il bambino ne traggono beneficio…

Senza svelare il resto, ormai è già chiaro con che storia abbiamo a che fare. Passato lo stupore per l’incipit, dall’arrivo di Mila a Parigi è un susseguirsi di episodi comici. – Dove siamo? Che hanno è? Che lingua si parla? – le domande della “piovuta dal cielo” a chi incontra son quelle ovviamente, il rischio di essere mandati là dove non batte il sole è altissimo, quello di farsi internare pure. Mila ha dei poteri speciali però. Uno la protegge dalla solitudine: ponendo le mani ad “orecchie di elefante” riesce a comunicare coi figli sul Pianeta Verde. Un altro la protegge da situazioni insanabili: spremendosi le meningi riesce a disconnettere i terrestri, e il disconnesso da quel momento si comporta proprio come un verdiano.

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Curiosa questa scelta. Da cosa ci si deve disconnettere?

Il film intero è una critica, esposta con simpatia e leggerezza fin fanciullesca, di tutti i vizi della modernità. La complessità che ottunde le relazioni umane, l’attaccamento agli oggetti, la pessima alimentazione troppo ricca di carne, la sofisticazione in generale degli alimenti, ecc… Il Pianeta Verde, l’Utopia, è diametralmente, radicalmente diverso: è vegetariano, non ha mezzi di trasporto a idrocarburi, pratica lo sport solo a fini salutistici e non agonistici. Da una parte nervosismi ed egoismi, dall’altra il nirvana e nessuna proprietà privata. Si disconnettono da sé stessi forse, si guardano dal di fuori. Nel perdurare dell’effetto provocato da Mila azzerano i loro legami col consumismo indotto.

Sinceramente parlando, a me il Pianeta Verde non piace del tutto. Non riesco nemmeno ad immaginare un mondo senza cinema, teatro, opere architettoniche… quello Azzurro però, nei suoi aspetti rimarchevoli, non mi piace per niente e moltissimo c’è da lavorare per migliorarlo. E’ vero anche che il Verde non ha lo scopo di proporre un modello completo di vita, sarebbe troppo pretenderlo e ci vorrebbe uno sceneggiato più che un film, ma solo di fornire un mezzo di contrasto il più efficace possibile verso le insensatezze del vivere moderno. E’ vero ancora che la terra non è tutta uguale, molte culture che ancora resistono nonostante gli attacchi del “mondo civile” non sono così distanti da quella verdiana, basterebbe evitare di opprimerle e cercare di farne tesoro.

Nel divertimento causato dal confronto di due realtà così diverse ed estreme, la frenesia terrestre e l’ideale verdiano, ognuno alla fine non può evitare qualche riflessione, almeno prima di risalire in macchina o aprire il frigorifero. Ci sono aspetti che toccano di più, altri meno, soggettivamente.

Il film m’è piaciuto e lo consiglio. Utopistico, demagogico, gli si può dire tutto quello che si vuole, ma rimande divertente e adatto a tutte le età.

Regia, soggetto, sceneggiatura, e non solo, Coline Serreau interpreta personalmente il ruolo di Mila ed ha pure composto le musiche della colonna sonora originale. Artista ad ampio spettro.

Breve conclusione, parlando del contrappasso citato nell’incipit:

Questo è uno dei rari film di fantascienza che, tutto sommato, prevede un futuro positivo, ottimista. Il Pianeta Verde altro non è, per sommi capi, che la Terra in un futuro nemmeno troppo lontano, sempre che gli uomini riescano, come umanità, a far emergere la buona volontà e il bene comune al di sopra di ogni particolarismo. Una vita sana e all’aria aperta, la gente felice, non è spettacolare quanto astronavi, robot, salti spaziali, ma quanto è piacevole vederla!

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