È esplosa la Ice Bucket Challenge, la sfida dell’acqua ghiacciata accolta da tutte le principali star di Hollywood per promuovere la ricerca contro la SLA.

I divi si nominano a vicenda e si gettano in testa dell’acqua mista a ghiaccio, davanti a una telecamera. Una mania e , insieme, una buona causa che stanno facendo il giro del mondo grazie a testimonial di eccezione come Robert Pattinson, Ben Affleck, Chris Hemsworth e così via.
Al fianco di questa manifestazione scherzosa a scopo benefico, il periodo è stato caratterizzato dal lutto per la tragica scomparsa di Robin Williams, una morte che ha commosso tutti coloro che erano affezionati al grandissimo comico americano. Ora tutti ne parlano e lo omaggiano, ma dov’erano quando Robin soffriva? Basta un omaggio ben orchestrato agli Emmy o agli Oscar per cancellare l’indifferenza che Hollywood manifesta nei confronti di tutti coloro che combattono contro la dipendenza da droga e alcool?
Infine, un bilancio sulla potenza di fuoco delle due principali major impegnate nella produzione di cinecomics. Per ora vince la Marvel, ma la guerra è appena iniziata…

L’Ice Bucket Challenge è ufficialmente fuori controllo
(…) Per essere coinvolti bisogna essere nominati (fanno eccezione alcuni mitomani, tipo Syria, che non ha capito come funziona). Ci deve essere cioè un’altra star che fa il tuo nome, dopo essersi fatta la doccia gelata.
Solo che ogni celebrità non fa un nome, ne fa 3. In matematica si chiama progressione geometrica, con fattore di scala 1 e ragione 3.

1->3->9->27->81->243->729->2187->6561->19.683->59.049->ECCETERA.

Quindi in – al massimo – dieci giorni (ogni sfidato deve accettare entro 24 ore) avremo 60.000 video che girano sui social di gente famosa e bagnata.
In venti giorni, tre miliardi e mezzo. Tre miliardi. E mezzo.
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La morte scomoda di Robin Williams: meglio dimenticarla?
(…) Purtroppo, però, agli occhi dei media sembra importare solo l’altra faccia della medaglia, quella nostalgica. Meglio ricordare come era prima, piuttosto che guardare al dramma di una persona che decide di togliersi la vita. Meglio ricordare la sua carriera sfavillante, piuttosto che ricordare ciò che è accaduto. Un processo collaudato già per Heath Ledger, Tony Scott, Philip Seymour Hoffman e tante altre fragili celebrità morte suicide, per combinazioni letali di antidepressivi o di overdose. Intanto Hollywood ci farà la gentile concessione di farci dimenticare questi tristi eventi e darci appuntamento agli Oscar.
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Marvel vs Warner Bros, 1 a 0. Palla al centro
(…) Adesso pare facile – e forse sì, anche un po’ scontato – dare la medaglia d’oro ai Marvel Studios. Pare facile perché, ad oggi, i maggiori incassi sono loro. I tanti – troppi – reboot della DC Comics hanno appesantito e innervosito il suo pubblico. E ora sono pochi i fedelissimi (rispetto, chiaramente, ai fan della Marvel) che attendono i suoi film. Pare scontato, invece, perché Ben Affleck, per fare un esempio, non ha lo stesso carisma di cui gode Robert Downey Jr., e Henry Cavill – per farne un altro – non è minimamente paragonabile a Chris Evans, forte dell’esperienza di due film da solista e di un team-up.
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