La chiamano la crociera più bella del mondo. Visto quante altre compagnie di navigazione stanno cercando di clonarla, si dà il caso che abbiano anche ragione.

Ma c’è una bella differenza. Questi sono postali che svolgono un servizio importante per le comunità sparpagliate lungo la costa norvegese. Poi si sono aggiunti i servizi passaggeri e le navi sono diventate sempre più comode e lussuose. Ma rimane il fatto che l’Hurtigruten, da 120 anni, è il postale dei fiordi.

11 giorni di viaggio, 11 navi, 2750 miglia marittime (pari a 5110 chilometri), 34 scali per scoprire la bellezza selvaggia della costa più frastagliata d’Europa.

Si può scegliere fra diverse combinazioni di viaggio che vanno dagli 11 giorni del percorso Bergen-Kirkenes-Bergen, al one-way che prevede 6 giorni di crociera verso nord (Bergen-Kirkenes), oppure 5 in direzione sud (Kirkenes-Bergen). Ovviamente chi sceglie un viaggio one-way ha la possibilità di imbarcare la propria auto e tornare via terra.

Le giornate a bordo sono scandite dagli sbarchi e dalle escursioni facoltative, che consentono di scoprire ancora più a fondo questa terra meravigliosa, ma sono le ore passate ad osservare il paesaggio dai ponti o dalle sale panoramiche che rendono unica questa esperienza.

La costa norvegese è un labirinto di acqua e roccia, canali, isole, montagne, fiordi, villaggi, fari: a tratti la terraferma si stempera nell’oceano attraverso una miriade di isolotti lanciati nel mare, altrove i monti precipitano nell’oceano con pareti immense.

I fiordi sono ferite profonde, violente, che penetrano le catene montuose: poesie di granito e acqua scritte da ghiacciai scomparsi da millenni.

Bergen ci accoglie con il suo porto antico, le sue case di legno colorate affacciate sui dock.

Ci imbarchiamo sulla MS Nordlys un pomeriggio di luce brillante e lasciamo la città aspettando un tramonto che non arriva mai: l’estate norvegese regala giornate lunghissime, anche se per il sole di mezzanotte dobbiamo aspettare ancora un paio di giorni, fino a quando supereremo il circolo polare artico, all’altezza di Mo I Rana. Il postale viaggia tutta la notte, effettua scali ad ogni ora ed è sempre possible scendere a terra anche se, in alcuni casi, si tratta di pochi minuti.

Il secondo giorno di crociera è caratterizzato dalla navigazione mozzafiato lungo il fiordo Geiranger, che supera i 100 chilometri di lunghezza ed è affiancato da montagne altissime che scaricano in acqua un gran numero di cascate. Siamo nel nord, patria di una mitologia millenaria e ogni cascata ha il suo nome, la sua storia, le sue leggende. All’imbocco del fiordi ci aspetta Alesund, ricostruita dopo l’incendio che la devastò nel 1904 in stile Art Nouveau. Di nuovo in navigazione raggiungiamo Molde, la “città delle rose”, dove scendiamo per goderci un paio di birre al festival jazz. Salpiamo al tramonto, accompagnati da tutte le gradazioni del rosso che dipingono le montagne che ci circondano (da Molde si vedono 87 cime).

Il terzo mattino ci trova a Trondheim, prima capitale della Norvegia e principale porto da cui partivano le spedizioni vichinghe. Il fiume Nid serpeggia nel centro della città e lungo il suo corso si trovano gli edifici in legno più belli. Per vederli basta attraversare uno dei ponti che scavalcano il fiume.

La navigazione di oggi ci porta attraverso una miriade di isole e isolotti, assai diversi dalle imponenti montagne e fiordi di ieri. È un mondo più aperto e solare, fatto di grandi spazi, che ci accompagna fino al tardo pomeriggio, quando la Nordlys entra nel canale di Stokksund. Improvvisamente l’orizzonte si restringe, le rocce sfilano vicine alle murate, mentre il capitano porta la nave attraverso questo tortuoso passaggio.

Attraversiamo il circolo polare artico di primo mattino. Sembra incredibile ma il cielo è ancora terso, non c’è ancora traccia della severità del clima artico e passiamo la mattina godendoci la bellezza del paesaggio, prendendo il sole sul ponte. L’orizzonte è segnato da picchi vertiginosi e a oriente brilla il ghiacciaio Svartisen, il secondo della Norvegia per estensione.

Arriviamo a Bodø verso mezzogiorno, giusto in tempo per saltare a bordo di veloci gommoni e, a velocità folle, precipitarci verso il Saltstraumen, una strozzatura di soli 150 metri attraverso la quale le maree spingono, 4 volte al giorno, 372 milioni di metri cubi d’acqua alla velocità di 29 nodi. È uno spettacolo impressionante e pericoloso, che è meglio osservare a distanza di sicurezza: nei momenti di maggior flusso infatti, nemmeno le barche più potenti si avventurano in questa corrente micidiale.

Il pomeriggio e la sera sono caratterizzati dalla spettacolare presenza delle pareti di roccia delle isole Lofoten: 100 chilometri di granito, pareti incredibili che escono direttamente dall’oceano, formando la catena montuosa più antica del mondo. È forse il tratto più spettacolare dell’intero viaggio: i paesini in equilibrio fra mare e montagna, le insenature, l’acqua che trova sfumature polinesiane caratterizzano la capitale mondiale della pesca al merluzzo. A mezzanotte i colori del tramonto ci sorprendono nel delirio del Trollfjord: strettissimo, circondato da pareti incombenti, marca la transizione fra le isole Lofoten e le Vesterålen.

La Nordlys si lascia alle spalle la capitale della pesca delle aringhe il mattino prestissimo. Si naviga alternando canali strettissimi ad ampi bracci di mare, isole piatte e verdeggianti a monti severi. Il paesaggio cambia continuamente, ma la fisionomia si fa man mano più nordica. Non a caso, oggi, arriviamo a Tromsø, il capoluogo dell’artico norvegese. La sosta in porto è abbastanza lunga per consentirci la visita della città, che sorge sui due lati del fiordo ed è collegata da un ponte di oltre mille metri. A Tromsø, merita una visita Polaria, una sorta di museo interattivo delle regioni artiche.

La navigazione prosegue verso nord mentre, a oriente, l’orizzonte è segnato dalle vette delle Lyng Alps, una catena selvaggia che attira alpinisti da ogni parte del mondo. Oggi è il gran giorno: finalmente Capo Nord, il punto più settentrionale d’Europa. Il Capo non è esattamente il punto più a nord (una penisola piuttosto anonima, appena ad oriente di qui, si spinge un pò più in la) ma è il luogo che conta nell’immaginario collettivo e che porta il nome giusto. Un nome che deve ad un certo Richard Chancellor, un inglese che passò di qui nel 1553 con tre imbarcazioni nel tentativo di trovare il passaggio di nord-est per le Indie. Non lo trovò, perse due delle tre navi nell’inverno artico, ma diede il nome di Capo Nord a questa parete di 307 metri che domina l’Oceano Artico.  Il nome fu subito un successo e cominciò ad attrarre gente: come quell’italiano, Francesco Negri, che nel 1664 arrivò qui dopo due anni di viaggio a piedi. Gli ultimi chilometri li fece con gli sci, diventando così il primo vero fondista nostrano. Oggi il Capo è più raggiungibile: lasciata la Nordlys a Honningsvåg, ci uniamo alla processione di moto, camper, biciclette e auto che percorre gli ultimi 30 chilometri di strada che conducono ai 71? 10’ e 21” di Capo Nord.

Ultimo giorno. Verso la Russia. Da una parte l’Oceano Artico, con l’acqua plumbea e le onde spumeggianti, dall’altra le pareti di roccia che si ergono a difendere l’Europa dagli assalti delle tempeste polari. L’atmosfera è quella della fine del mondo, selvaggia e violenta. Qui c’è poco posto per l’uomo. Me lo conferma il capitano Thor (un nome, una garanzia) che racconta di bufere formidabili. Kirkenes è il capolinea del postale e ha tutte le caratteristiche di uno sperduto villaggio di frontiera: niente sconti alla bellezza, luoghi d’abitazione e di lavoro del tutto privi di attrattiva, scritte in norvegese e russo. Qui arrivano un migliaio di marinai russi al giorno, per comprare parti di ricambio navali, per effettuare riparazioni a bordo.

E il vino? Beh, qui a Kirkenes capiscono le parole vodka e appena appena birra. A bordo dei postali si trova una contenuta ma ragionevole lista dei vini a prezzi che qui sono competitivi, ma a voi sembreranno esosi. Non rimane che il peregrinaggio verso le (numerose) sedi di Vinmonopolet, il sistema di enoteche di monopolio dove troverete una notevole rassegna di vini di tutto il mondo (della serie…roba che dalle nostre parti non ce la sognamo nemmeno). Occhio che qui il vino, come l’alcool in generale, è oggetto di regolamenti particolari. Uguale a dire: gli orari di vendita dei prodotti alcolici sono curiosamente diversi da quelli degli altri alimentari. Durante il weekend è piuttosto difficile comprarsi una bottiglia di vino e, in qualche posto, vi sentirete dire che nel loro distretto l’alcool è vietato e lo si può consumare solo al ristorante di un hotel. La regola d’oro c’è e vale la pena di segnarsela: appena incappate in un Vinmonopolet entrateci subito e comprate qualche bottiglia. Fate caso alla sezione delle offerte, dove non è raro trovare ottime occasioni. Portate sempre qualche bottiglia con voi e non fatevi sorprendere dal weekend sforniti.

Ps. Portate anche il cavatappi!

www.seiviaggi.it
www.kel12.com
www.visitnorway.com
www.hurtigruten.com

 

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