Il secondo giorno del Groezrock si apre con prospettive completamente diverse, una sana dormita alle spalle, una giornata timidamente soleggiata ma soprattutto con una colazione abbondante a base di fragranti briochine al cioccolato e un ricco piatto principale di uova strapazzate e bacon. Pronti via, breve passeggiata, free shuttle ed è di nuovo festival.

Appena entrati il colpo d’occhio rispetto alla giornata precedente è completamente diverso, per due motivi, uno l’area è completamente ripulita dallo schifo che si era creato al termine del day one, due, la maggior parte della gente è seduta, sdraiata, collassata, rilassata, distrutta, definiamola come vogliamo, comunque non sta in piedi!

Noi sappiamo benissimo quello che ci aspetta, oggi ci sono forse i gruppi che più attendevamo, gli Ataris (questa volta full band in elettrico), gli Strung Out, The Used, Bring Me The Horizon e soprattutto i padrini del punk rock melodico, i Bad Religion.

In attesa di veder cominciare queste band ci dedichiamo anche a un po di shopping, fra il tendone del merch delle band (dove spesso sono le band stesse dietro al banchetto) e il Groez Market è possibile trovare vere e proprie chicche a prezzi onestissimi, soprattutto sui vinili e le tshirt.

Anche oggi l’attesa ci riserva delle sorprese con delle band a noi completamente sconosciute o quasi, i primi sono gli Iron Chic, combo newyorkese che infiamma l’Etnies stage con il suoi Punk Rock Anthems tutti da cantare, le melodie seppur sparate a mille all’ora sono orecchiabilissime e quasi dispiace non poterle cantare col resto del pubblico.

Durante lo show assistiamo a uno stage diving folle, è più la gente che sale e scende dal palco tuffandosi che quella che rimane in platea, e la band sembra giovarne. Davvero una bella scoperta, fra l’altro tutte le registrazioni ufficiali della band sono scaricabili in modalità name your price sulla loro pagina Bandcamp.

Iron Chic@Groezrock

La seconda scoperta sono gli Into It, Over It, anche se sarebbe più corretto dire “lo” Into It, Over It visto che dietro al moniker si cela una sola persona. Qui lo vediamo sul palco acustico, e la sorpresa principale è proprio legata alla grande abilità chitarristica dell’autore e della ricercata progressione di accordi mai banali sulle quali trama melodie contagiose. Il ragazzo è anche molto simpatico e sembra quasi imbarazzato nel trovarsi di fronte tanta gente. Qualche ora dopo sarà lui stesso a vendermi il suo vinile al banchetto delle band, con tanto di ringraziamenti sentiti per aver assistito al suo show.

Ma a questo punto è già ora di buttarsi sotto al palco principale per vedere Kris Roe e i suoi Ataris di nuovo in azione dopo lo show acustico di ieri, questa volta con tutta la band.

Arriviamo mentre Kris è intento a sistemare i volumi delle chitarre durante il soundcheck, a vederlo con il suo zainetto in spalla sembra il classico ragazzetto paffutello e un po goffo che sembra capitato li un po per caso. Ma appena si accendono i riflettori e le note di In This Diary fanno scattare l’on anche sul pubblico rivediamo quell’entertainer che ieri aveva regalato brividi sulla schiena all’acoustic stage. Ed è ancora un singalong infinito, la scaletta non si differenzia molto da quella del giorno prima, privilegiando il loro bestseller So Long Astoria, ma va bene a tutti, e si vede, anzi si sente. Lo show è uno dei più vibranti del festival, spettacolari le code strumentali anche piuttosto lunghe riservate a Your Boyfriend Sucks e alla conclusiva San Dimas High School Football che fanno molto post rock alla Explosions In The Sky o Godspeed You Black Emperor giusto per intenderci.

Mezzora dopo è il turno di un altro peso massimo dell’hardcore melodico anni 90, gli Strung Out, che purtroppo forse penalizzati da dei suoni un po impastati non regalano un’esibizione straordinaria, peccato perché a volte i pezzi risultavano quasi irriconoscibili.

La band senza dubbio si è divertita, e nei 45 minuti a loro disposizione hanno tirato fuori una specie di greatest hits della loro lunga carriera da Firecracker a Too Close To See.

Un paio di anni fa al Magnolia avevano regalato sicuramente una performance di maggiore rilievo.

E ancora sul palco principale è lì’ora dei divertentissimi ska-punkers di Gainesville, i Less Than Jake. Non sono mai stato un loro grandissimo fan ma devo ammettere che lo show è stato molto coinvolgente, si è ballato, pogato, cantato e non sono mancati i loro pezzi forti, dalla classica Automatic alla più recente Look What Happened passando per i classici History Of A Boring Town e All My Friends Are Metalheads. In questo caso i suoni erano perfetti, i fiati erano molto presenti e la voce del bassista Roger Manganelli usciva davvero alla grande. Bella sorpresa.

Less Than Jake@Groezrock

La prossima band è un’altra delle ragioni principali della mia presenza quest’anno, si tratta degli Used, band che nei primi anni 2000 ha regalato un paio di dischi davvero fighi, potenti, melodici e aggressivi allo stesso tempo, con la voce di Berth McCracken a far risaltare le canzoni grazie a quel mix di pulito e scream graffiante della sua voce.

Prima di loro riusciamo ad ascoltare sprazzi di concerto di Sparta (band post At The Drive In) e dei Polar Bear Club (a mio avviso la prossima next big thing del punk rock melodico).

I primi risultano davvero raffinati ed eleganti con il loro post rock velato di emo, mentre i secondi mettono in scena una prestazione molto fisica del loro repertorio, le canzoni suonano più corpose che mai e anche in questo caso come per gli Iron Chic il movimento sotto e sopra il palco è dei più furiosi.

Intorno alle 19:30 dopo un soundcheck più lungo del solito arriva il momenti degli Used.

Quello che appare subito evidente è che aver allungato i tempi del soundcheck non ha certo aiutato, la chitarra risulta pressochè inesistente e la batteria sovrasta ogni cosa.

Faccio quasi fatica a riconoscere i primi pezzi, anche se nel corso dello show le cose miglioreranno questo difetto penalizzerà non poco l’intero concerto.

Il meglio infatti arriva intorno alla terza/quarta canzone quando si cominciano a riascoltare i pezzi dei loro primi album, Take It Away, The Taste Of Ink, e poi la sorprendente intro di Buried Myself Alive che parte con quei quattro accordi che hanno cambiato la storia del rock, quelli di Smell Like Teen Spirit (terza canzone dei Nirvana in due giorni).

Berth è un vero e proprio performer ma delude molto il fatto che si dedichi esclusivamente alle parti vocali pulite lasciando tutti gli urlati al poco incisivo bassista che di certo non possiede le stesse doti vocali.

Lo show si conclude un po troppo frettolosamente con A Box Full Of Sharp Objects, alla fine si rimane con la sensazione di aver visto qualcosa di molto bello ma di non averlo potuto assaporare nel migliore dei modi.

The Used – The Bird And The Worm@Groezrock

Appena concluso lo show corro all’Impericon Stage per assistere alla tanto attesa esibizione dei Bring Me The Horizon, band che sta cambiando pelle di disco in disco e di cui ho amato molto le ultime produzioni. È la prima volta che li vedo e sono molto curioso di capire se si tratta di una band bluff o se dal vivo spaccano, Beh…sono molto tentato di incoronare la loro esibizione come la migliore in assoluto di tutto il festival.

Il palco risultava davvero imponente, i suoni erano cristallini, la band ha avuto una presenza scenica devastante e le canzoni sono state eseguite alla perfezione.

I pezzi più pesanti, ancora legati alle loro origini metalcore davano origine a dei wall of death massacranti, vedi Chelsea Smile e Diamonds Aren’t Forever, mentre i pezzi più epici, quelli con una maggiore presenza di elettronica creavano grande atmosfera e spesso sembrava di trovarsi di fronte ai migliori Underoath.

I pezzi nuovi, Shadow Moses, Sleepwalking, Antivist hanno davvero convinto, Oli Sykes sa cantare, non solo urlare, e lo fa davvero bene, non avrei mai pensato di ritrovarmi a cantare i loro ritornelli insieme a chissò quante altre migliaia di persone. Inutile dire che il loro ultimo album Sempiternal è fisso nelle mie orecchie.

Bring Me The Horizon – Shadow Moses@Groezrock

A questo punto ci regaliamo un po di pausa gustandoci un paio di ottime Leffe, eh si perché al Groezrock c’è anche il banco delle birre speciali!!! E poi si va dritti dritti verso il gran finale con i Bad Religion.

Non ricordo nemmeno più quante volte ho già visto il palco con il classico bandierone con il logo del divieto sulla croce cristiana, ma ricordo esattamente che ogni volta è come se fosse la prima, i Bad Religion sono i Bad Religion, e molto di quello che ascolto oggi parte proprio da loro.

Quando salgono sul palco sembra di vedere mio padre e i suoi amici, delle persone ormai di una certa età il cui lavoro degli utlimi 33 anni è stato quello di diffondere il verbo del loro punk rock in ogni angolo di questo pianeta.

Colpisce e delude l’assenza della seconda chitarra di Greg Hetson ma come qualcuno ha fatto notare attraverso un tweet che appare sul megaschermo a lato palco “i Bad Religion in 4 suonano più freschi che mai”, e condivido alla grande.

Partono lenti con un nuovo pezzo dall’ultimo album True North, ma già al secondo pezzo sfoderano un classico come We’re Only Gonna Die, e d qui in avanti si scatenerà un pogo che avrà termine solo alla fine dell’ultimo pezzo in scaletta.

Greg Graffin e soci suonano un classico dietro l’altro, Generator, 21st Century Digital Boy, Suffer, Punk Rock Song, No Direction e potrei nominarne tante altre. I picchi si toccano durante American Jesus e Sorrow, dove la voce di Greg sembra uscire sempre meglio e soprattutto senza fatica, quello che fanno i Bad Religion lo fanno in modo talmente naturale che non sembra possibile, anch’io voglio invecchiare così.

E sulle note di Dept. Of False Hope si chiude non solo lo show ma anche tutto il festival, e ancora una volta me ne torno a casa distrutto, spossato ma con il sorriso stampato in faccia (certo i motivi potrebbero essere molti…) e con l’idea di ritornare anche l’anno prossimo.

Per chiudere ci tengo a dire ancora una volta che questo festival è organizzato da dio, non c’è una cosa fuori posto, insomma, andateci!!! Io ci sarò.

Bad Religion – Sorrow@Groezrock