Day 1

Mentre in Italia si parla di concerto del primo maggio e i maggiori festival vengono annullati (vedi Heineken Jammin’ Festival e Rock in Idrho) nel resto dell’Europa è iniziata la stagione dei grandi raduni musicali.

Il Belgio è senza ombra di dubbio la nazione regina dei festival, dal Rock Werchter al Pukkelpop, dal Tomorrowland al Graspop, l’offerta è pazzesca e copre tutti i generi musicali, non solo, alcuni di questi festival sono addirittura il riferimento principale per uno specifico genere. E se parliamo di Punk Rock e Hardcore, parliamo del Groezrock.

Ogni weekend di fine aprile, da ormai 22 anni, la campagna verde del paesino di Meerhout in pieno Belgio fiammingo, si trasforma nel punto di ritrovo per gli amanti di questo tipo di musica, provenienti da tutti gli angoli del globo. In questa venue si ha l’occasione di assistere a esibizioni davvero speciali grazie anche all’atmosfera di incredibile fratellanza che si crea sia fra le band sia fra il variopinto e tatuatissimo pubblico.

Quella di quest’anno era la mia terza esperienza al Groezrock, ormai sta diventando una tradizione personale, e le ragioni che mi spingono a tornare a ogni edizione sono sempre di più, oltre ai grandi nomi delle band vale sempre il discorso economico, 110€ per 2 giorni di concerti dalle 10 del mattino all‘1,30 di notte, la birra a 2€, i banchetti delle band e il market dove puoi trovare merchandising di tutti i tipi a prezzi spettacolari.

La prima cosa che colpisce è l’incredibile organizzazione del festival.

Ma partiamo dall’inizio.

A gennaio vengono annunciati i primi nomi del bill del Groezrock 2013, tutti pesi massimi del genere, Bad Religion, Pennywise, Rise Against, Bring Me The Horizon, Hatebreed tanto per fare qualche nome. A gennaio acquisto preventivamente il biglietto aereo Linate-Bruxelles (evitare Ryanair e lo scomodissimo Charleroi, il prezzo iniziale attrae ma alla fine ci si rende conto che la spesa risulta di poco conveniente e lo stress molto maggiore rispetto all’offerta della Brussels Airlines) e prenoto il mio alberghetto nella cittadina fiamminga di Diest a 20km dall’area del festival.

E proprio da Diest, così come nell’altra cittadina nei pressi del Groezrock, Geel, partono i free shuttles ogni mezzora che portano i ragazzi direttamente all’ingresso del festival.

L’impatto visivo e sonoro è notevole, immaginatevi di camminare in mezzo alle classiche villette di campagna, tutte a mattoncini rossi, con gli uccellini che cinguettano tra le fronde degli alberi e improvvisamente trovarvi di fronte una serie di tendoni giganti da cui esce musica punk hardcore. Un contrasto pazzeco. Eppure funziona.

All’ingresso l’area del festival si presenta davvero bene, lungo tutto il perimetro si trovano tutti i servizi possibili, dal food agli armadietti, dal lost and found al bancomat!! E la cosa spettacolare è che non c’è mai fila da nessuna parte, il tempo medio fra la richiesta di una birra e il suo giungere nella tua mano è di 10 secondi netti, giuro.

Festival-Area

Altra cosa incredibile sono i bagni, sempre puliti, rotoli di carta igienica sempre disponibili (in Italia andrebbero subito in fiamme), e anche qui mai code. Altra cultura.

Anche quest’anno i palchi erano 4, quello principale, il Monster Stage, dove si esibiscono le band di maggiore fama e rilievo, l’Impericon Stage che vede alternarsi grossi nomi di band metalcore e hardcore ad altre più vicine a sonorità indie, l’Etnies Stage che ospita i gruppi più skate punk, dove non esiste la distanza palco-platea e dove ha luogo lo stage diving più selvaggio, l’ultimo palco è quello acustico, dove hanno luogo le esibizioni più intime e dove si può prendere fiato fra un circle pit e un wall of death.

Ma veniamo ai concerti, il primo giorno è sempre quello più impegnativo, c’è l’entusiasmo e la freschezza di chi vuole vedere/fare tutto, ma soprattutto l’incoscienza del realizzare che il giorno dopo sarà una mazzata fisica totale.

La mia scaletta personale prevedeva il primo concerto interessante a metà pomeriggio, così abbiamo iniziato a girovagare fra i palchi sperando di scoprire qualche nuova band interessante, cosa che è sicuramente successa con i John Coffey giovane gruppo olandese che ha proposto un’esibizione incendiaria con il loro contagioso punk’n’roll urlato e che ha proposto una cover convincente di Stay Away dei Nirvana. Nel corso dei 2 giorni la band di Kurt Cobain diverrà un leit motif per molte altre band che ne riproporranno citazioni e cover.

John Coffey –  Featherless Rednecks

La seconda “scoperta” sono stati i The Miracles di Hugo Mudie, autori di una performance  quasi da strada, a base di chitarra acustica, armonica a bocca e voci che devono il proprio timbro a grossi quantitativi di sigarette e whiskey.

E finalmente arriva il momento del primo nome grosso della giornata, i Joey Cape’s Bad Loud, ovvero la nuova band del cantante dei Lagwagon, che in questa formazione presenta in versione elettrica il suo repertorio solista acustico. Il quartetto snocciola una serie di pezzi eseguiti con il cuore, la bellezza di queste persone è vedere come la passione per il proprio mestiere trasudi letteralmente dalle corde delle proprie chitarre, poi la voce di Joey ha sempre un qualcosa di speciale ed emozionante.

Non a caso questa era la seconda volta che vedevo la band nel giro di 5 giorni dopo la loro precedente esibizione al Factory di Milano.

I primi problemi di scaletta arrivano quando su tre palchi diversi si accavallano altrettante band che per me hanno un valore emozionale enorme, parlo di Samiam, Pulley e Kris Roe, cantante degli Ataris. Decido quindi di godermi almeno 30 minuti di Samiam, e faccio bene visto che suonano subito alcuni dei miei pezzi preferiti di sempre come She Found You e Mud Hill, il loro sound è stato precursore di un certo emocore (inteso come rock emozionale) che ha plasmato il sound di molte band di maggiore successo nella prima metà dei 2000. Con ancora le emozioni in corpo corro verso il Monster Stage per vedere una cosa più unica che rara, i Pulley live in europa. Questo combo californiano è diventato bandiera dell’hardcore melodico di metà anni 90, fatto di ritmiche velocissime e chitarre lanciate su cui fa da regina la voce squillante ma robusta di Scott Radinsky, da sempre diviso fra la sua carriera sportiva nel baseball e quella di cantante.

A malincuore vedo solo una ventina di minuti per poter correre (di nuovo) ad assistere all’acustic show di Kris Roe. E arrivo proprio sulle note di In This Diary, uno di quei pezzi che ha il classico testo che ti tatueresti addosso “being grown up isn’t half as fun as growing up”  e che insieme a tutti gli altri che si susseguiranno in scaletta canterò a squarciagola insieme ad almeno altre 2000 persone. Brividi.

La voce di Kris è favolosa, precisa, potente, aggressiva e dolce allo stesso momento, carica di passione che quasi si materializza nel modo in cui pesta sulle corde della sua chitarra acustica. Altri punti altissimi sono state le perfette renditions in chiave acustica di classici come So Long Astoria, Your Boyfriend Sucks e la cover di Boys Of Summer che qualche anno fà portò agli Ataris un certo successo mainstream. Resto, come tanta altra gente, in attesa del nuovo album annunciato ormai almeno 3 anni fa…

Kris Roe – Boys Of Summer@Groezrock

Dopo questa tripletta ci sarebbe di nuovo Joey Cape, questa volta in acustico con i suoi Scorpios, che a malincuore mi perdo per andare a vedere un altro dei motivi principali della mia presenza al festival, Frank Turner and the Sleeping Souls.

Successivamente scoprirò che quella degli Scorpios è stata una delle performance più emozionanti del festival soprattutto grazie alle dediche al loro ex bandmate e cantante dei No Use For A Name, il compianto Tony Sly, deceduto lo scorso agosto a soli 41 anni.

Sul palco sono state cantate le sue canzoni insieme ad altri nomi illustri come Tim dei Rise Against, headliners della giornata sul palco principale.

Il rimpianto è contenuto grazie soprattutto al meraviglioso show messo in piedi da Frank Turner, artista britannico che nel giro di 2 anni è passato a suonare dai pub ad esibirsi al più grande show della storia, la cerimonia d’apertura dei giochi olimpici!

Con un disco fresco fresco di pubblicazione Frank si presenta elegante sul palco del Monster Stage con la sua formidabile band (il bassista è un indemoniato, vedere per credere). La sua proposta è una specie di folk punk che esce direttamente dal cuore, cosa che i suoi fan hanno capito molto bene, e lo fanno capire ancora meglio a lui stesso cantandogli tutte le canzoni parola per parola, il risultato è quello di una grande festa fra amici, senza dubbio uno dei picchi dell’intero festival.

Oltre al nuovo singolo Recovery, Frank sfodera tutti i fan favourites, da I Still Believe a Try This At Home, passando da pezzi costruiti su un ricco crescendo emozionale come I Am Disappeared per chiudere con la classica singalong Photosynthesis dove riesce a far accovacciare a terra tutti i presenti per poi farli saltare all’esplosione del chorus finale. We want more.

Frank Turner – Photosynthesis@Groezrock

A questo punto della giornata una persona potrebbe anche essere soddisfatta, ma sono solo le 20 e ci sono almeno altre 5 ore di concerti e chissaquantebirreancora!

Il vero problema è che il prossimo grande nome è davvero enorme, e richiede anche un certo impegno fisico, sto parlando dei paladini dello skate punk californiano, i Pennywise, il cui seguito è quasi una religione. E proprio al Groezrock si ripresentano con il cantante originale a festeggiare i loro 25 anni di gloriosa attività.

Prima di loro faccio in tempo a sbirciare altre due band mentre mi mangio delle “sane” patatine belghe affogate nella maionese, gli hardcorers Grade e i più cerebrali …And You Will Know Us By The Trail Of Dead.

Quando arriva il turno dei Pennywise si nota una vera ondata di gente accorrere al palco principale, l’attesa è di quelle da grande evento, e va detto, lo è stato.

Il gruppo era in formissima e ha tirato fuori una scaletta da urlo, tutti i classici da Same Old Story a Peaceful Day, ai grandi anthem come Fuck Authority, passando da delle sorprendenti cover di Black Flag, AC/DC (con Fletcher che canta TNT) e Nirvana (in questo caso Territorial Pissing) a un loro classico divertissement con Stand By Me, aiutati alla voce anche da Joey Cape.

Il finale, per chi li conosce, sa che può essere solo uno, quella Bro Hymn Tribute che dal 1988 chiude ogni loro concerto con la folla che canta all’unisono quell’”OH O-O-OH..” che andrà avanti ancora decine di minuti dopo l’abbandono del palco della vera band regina della giornata.

Pennywise – Bro Hymn Tribute@Groezrock

E a questo punto è il momento amarcord, dal cassetto chiuso oltre 15 anni fa ritornano con un tour celebrativo una delle band che nell’ormai lontano 1996 con il loro primo e unico album con la storica Revelation Records introdussero il loro modo di vedere il punk, fatto da midtempo e chitarre emozionali, i Texas Is The Reason. Purtroppo riesco a godermi solo una ventina di minuti del loro concerto, tempo sufficiente per ricordarmi perché al suo tempo mi innamorai del loro disco Do You Know Who You Are. Molti dei presenti sono a questo festival principalmente per loro, è notizia di questi giorni che fra poche settimane a Londra si concluderà definitivamente questo tour e di conseguenza la possibilità di poter dire “ho visto i TX is The Reason dal vivo”, bene, io sono felice di poterlo dire!

C’è una cosa da dire, il Belgio è davvero un bel posto, ma il clima è veramente fastidioso,

appena calato il sole si è alzata un’aria gelida che ha reso le ultime ore della giornata molto più dure da affrontare, “fortunatamente” mancavano solo un paio di esibizioni al termine della giornata.

Prima del gran finale coi Rise Against decidiamo di vedere lo show acustico di Dave Hause, frontman dei Loved Ones che negli ultimi 2 anni e mezzo si è creato una grandissima reputazione con le sue emozionanti performance da solista.

Io l’avevo visto quasi per caso proprio in questa sede lo scorso anno e ne ero uscito entusiasta. La cosa che colpisce di quest’uomo è l’onestà con cui si propone al pubblico, sembra di vedere un amico che suona la propria chitarra e si stupisce nel veder quante persone cantano le sue canzoni, e dall’anno scorso a quest’anno si sono letteralmente triplicate, il tendone era stracolmo. Dave Hause ha messo in luce soprattutto la sua abilità come cantante, ha davvero un’estensione notevole, vedi pezzi come Resolutions e C’mon Kid. Spero di rivederlo presto anche in Italia.

Dave Hause – Resolutions@Groezrock

Ed eccoci agli headliner della prima giornata, i Rise Against. E intorno a noi si cominciano a vedere facce distrutte, livelli alcolici altissimi ma soprattutto si gela. Diciamo che in un’altra condizione mi sarei goduto molto di più quest’ultimo live, nonostante tutto viene proprio voglia di cantare insieme a loro tutti i pezzi in scaletta, che premia soprattutto gli ultimi album che li hanno portati al successo mainstream, vedi Lost Forgotten Sons, Help Is On The Way. La band suona alla grande e la graffiante voce di Tim è praticamente identica a come esce dal disco, anche i suoni dalle casse escono limpidi come mai li avevo sentiti durante l’intera giornata.

La parte più emozionante arriva quando lo stesso Tim imbraccia la chitarra acustica e sforna un paio di pezzi da accendino, una spanna sopra tutte la versione di Swing Life Away con Dave Hause come special guest alla seconda voce, subito seguita da una Make It Stop in compagnia del cantante dei Thursday, Geoff Rickly. Come di norma il concerto si chiude sulle note della classica Saviour, e con una certa soddisfazione si può cominciare a pensare alle coperte calde che ci attendono in hotel.

Rise Against – Hero Of War/Swing Life Away@Groezrock

E qui arriva il difficile, trovare un taxi e qualcuno con cui fare sharing per non tornare a casa spennati. Dopo una mezzoretta riusciamo a mettere insieme un ragazzo svedese e altri due italiani e soprattutto a trovare un taxi libero (i pochi che ci sono vengono presi letteralmente d’assalto), e con meno di 10€ a testa riusciamo a raggiungera la tanta sospirata meta.

Riposate bene, perché domani è ancora Groezrock.