Per chi ha nelle origini, colpa di mamma e papà, negli occhi e nel cuore le terre riarse di Sicilia, ritrovarsi disperso tra i monti del Friuli Venezia Giulia potrebbe essere frutto di una disavventura.

E invece no, dicono fonti abbastanza attendibili che quando mi son fatta trascinare tra i monti della Carnia, in quella strana terra di confine tra Italia, Austria e Slovenia, io fossi pienamente nei miei sensi.

La parola magica è stata ‘blogtour’.

Non ho molte scuse per me stessa, potrei forse attaccarmi all’idea che mi abbiano presa in un momento di debolezza, mi abbiano coperto gli occhi con una benda nera per non farmi conoscere il tragitto fino alla meta, mi abbiano ipnotizzata con il rumore delle onde del mare in formato .mp4 e poi, giunti a destinazione, con fare trionfante mi abbiano presentato lo spettacolo incredibile delle cime innevate, sicuri della mia gioia e soddisfazione. Ho avuto la sensazione repentina che fosse stato commesso un errore, ma con sereno disincanto (ormai) ho pensato che tornare indietro sarebbe stato di certo più faticoso di farmi una camminata in stile trekking sul monte alla ricerca della sorgente dell’acqua, quella di Goccia di Carnia, che a breve vi presento con tutti i crismi. Il treno di ritorno in fondo era prenotato per il giorno dopo, si poteva ancora reggere l’imprevisto. Insomma, da gente di città (e di mare nelle occasioni di festa) quale sono, mi sono trasformata in montanara senza paura con velleità rabdomantiche.

Si narra infatti che nella terra dei coraggiosi Carni, che provarono a invadere i territori dei temibili Romani, presso la stretta di Fleons vengano alla luce le fresche e dolci acque (direbbe qualcuno) di una sorgente che fin dagli anni ’70 viene sfruttata per la produzione dell’acqua oligominerale Goccia di Carnia. La cosa, che di primo acchito sembrerebbe essere relegata alla storia e alla natura, ha risvolti interessanti anche sul mondo economico-industriale.

Pare che, nel disastroso mondo della delocalizzazione lavorativa, le sorgenti non possano essere spostate (mettiamola così) e quindi le imprese, che sulla loro vicinanza e sulla loro esistenza fondano la propria stessa esistenza, siano una delle poche attività ancorate saldamente al territorio. Insomma, meglio scoprirle prima che scompaiano anche loro come i panda.

Ed eccoci quindi coinvolti nel nostro blogtour alla scoperta dello stabilimento, che a Forni Avoltri produce l’acqua Goccia di Carnia, della sorgente del Fleons e delle bellezze montagnine del Friuli Venezia Giulia, che incastonato com’è tra Veneto, Austria e Slovenia talvolta fa la figura del brutto anatroccolo, che riserva però sorprese piacevoli anche per chi, come me, scanserebbe la montagna a tutti i costi e concepirebbe come rocce solo quelle contro cui si scaglia acqua salata di mare.

Che la Carnia mi abbia fatto ricredere sui monti? Intanto vi dico qualche aspetto positivo e poi ve ne do un assaggio, almeno decidete voi.

1. Potrete mangiare come leoni affamati nella savana e pensare che servano molte calorie perché fa freddino lassù e la camminata sui monti affatica. C’è sempre tempo per dimagrire, in questa occasione sarà bandita ogni regola di alimentazione morigerata. Colpa della cultura enogastronomica, che pare vada di gran moda di questi tempi. Vi consiglio il frico tra le altre cose e anche i Cjarsons, che faccio prima a scrivere che pronunciare. Poi meglio chiudere con lo strudel, che male non fa.

2. Provare il vostro atletismo e la vostra attitudine ginnica nonostante i pregiudizi dei vostri amici, che erano già pronti per incordarvi a pendenza 20 gradi. Sono momenti di forte autostima, sappiatelo.

3. Trovare una guida sui monti che riesca a farvi credere – a voi che le montagne non la volete vedere neanche dipinte – che anche lassù, nonostante il paesaggio incontaminato non lo faccia presumere, ci sono tracce di storia da conoscere: le vie delle spezie, del legno che finiva a Venezia per costruire flotte, le trincee di guerra che correvano lungo le cime, le donne che attraversavano le vie dei boschi per consegnare le armi agli uomini dopo averle prese in valle e caricate sulle spalle con le gerle (anche loro fecero la loro guerra). È come immaginare che tra i monti, in piccolo, ci siano tortuose vie della seta assai affascinanti che hanno visto passaggi di uomini, hanno sentito calpestio di foglie, sussurri tra gli alberi e, in momenti meno fortunati, colpi di armi da fuoco che non si arrestavano.

4. Sapere che la montagna, come il mare, ha un vita propria, un equilibrio incomprensibile agli occhi quanto minaccioso e imprevedibile. Ce lo ha detto la slavina di neve che ha interrotto la strada verso la sorgente del Fleons proprio il giorno prima che arrivassimo. Vi dico anche che superarla carponi, sulle quattro zampe come fossi una scimmia e non uno stambecco di montagna, mi ha resa orgogliosa. Arrivi alla meta come se avessi toccato il punto più alto dell’Everest e vorresti anche piantarci la bandiera. Così per non scordartelo, si sa mai che qualcuno vi rinfacci la vostra inettitudine montanara.

5. Scoprire che l’acqua che sorga dalle sorgenti è bellissima. Ai tempi dei greci, ma anche molto prima, l’acqua rivestiva un ruolo essenziale per la vita e come tale era degna di un culto dedicato. La presenza di acque dolci era fondamentale per l’esistenza di villaggi, ma il suo mistero e la sua origine era anche legata a forme magico-rituali. Chi meglio di personificazioni divine e di ninfe come le eteree Naiadi poteva essere connessa a loro?

Quindi, cara Goccia di Carnia, sono contenta di sapere che qualche azienda non delocalizza, che stia attenta al suo territorio, lo rispetti, lo curi, lo promuova e, soprattutto, lo conosca. In fondo è bello pensare che sia una sorgente di acqua sana a definire i destini di chi lavora con lei. Il tipico binomio do ut des, che riporta una specie di baratto a nobili vertici e mi ricorda ancora un culto dell’acqua di antiche memorie.
Detto questo, passiamo a cose concrete.

Ogni visita ed escursione che si raccomandi parte dalla conoscenza dei luoghi giusti. Questo vale solo come l’aperitivo del nostro blogtour.

frico-cibo-goccia-carnia

Ah, per chi fosse interessato l’oste fa skyrunning (corre, corre davvero, in salita sulla montagna) per tenersi in forma. Proprio per questo conosce tutte le cime e i percorsi come fossero la pista per correre del parco accanto a casa sua (il paragone vale se parliamo di un milanese). Strani questi montanari.

rigugio-tolmazzi-goccia-carnia

Montagne di bottiglie, mica solo montagne normali. Un po’ come dire grattacieli.

bottiglie-goccia-carnia-stabilimento

Eccoci qui nella divisa da lavoro che attraversiamo lo stabilimento. Quello che vedete è la divisa dell’esercito antibatterico. Poi ditemi voi se i blogger non sono gente coraggiosa.

foto-papere-stabilimento

Immagini di cose che potete vedere solo in montagna, in Carnia per essere precisi. Ora buon viaggio a voi!

Photo credits: Massimo Bianchi