Mi imbarco a Ushuaia, Tierra del Fuego, “culo del mondo”, sulla Akademik Sergey Vavilov, una delle più sofisticate navi da ricerca oceanografica esistenti, assieme ad una settantina di passeggeri provenienti dagli angoli più disparati del globo.

Varata nel 1989 dai cantieri di Rauma in Finlandia, la Vavilov misura 117 metri di lunghezza, stazza 6600 tonnellate ed ha uno scafo rinforzato per operare nelle regioni polari. Il comfort dei 44 membri dell’equipaggio (tutti russi), dei 14 membri dello staff di Polar Adventures (l’operatore che organizza il viaggio…..pardon, la spedizione) e dei passeggeri, è garantito, niente meno, che dal “Interactive Antirolling Stabilizing System” il massimo in fatto di stabilità nel mondo nautico. Nel caso temiate di perdervi nella vastità dell’oceano, sappiate che la Vavilov, oltre a tutto, ma proprio tutto, in fatto di comunicazione, è perfettamente autonoma per viaggi fino a 20 mila miglia nautiche. Quindi, anche in mano mia, prima o poi una qualche terra la si ritrova!

Ma torniamo alla nostra gita, no, scusate, spedizione. La Sergey Vavilov salpa alle 18.30 di un giorno qualsiasi, scivolando via dal molo di Ushuaia per lasciarsi all’abbraccio gelido delle acque del Canale di Beagle. Con un vento sferzante in poppa, navighiamo verso la notte che ci attende sull’Oceano Atlantico.

Esattamente 339.4 miglia e 36 ore di navigazione dividono il punto di partenza da Westpoint Island, primo approdo alle Falkland. Ci accompagnano i maestosi albatross, numerose balene e qualche tempesta (vedi foto).

Le Falkland ci vengono incontro come lieve distorsione di un orizzonte ostinatamente vuoto. Basse, quasi completamente prive di vegetazione d’alto fusto, molte pecore, 2000 abitanti, quasi tutti concentrati a Stanley, il capoluogo, e tante, tante mine. Queste ultime sono la bella eredità lasciata dalla breve guerra combattuta 30 anni fra Argentina ed Inghilterra. Una guerra inutile, destinata a lasciare una traccia duratura nel futuro di queste isole sperdute: per ripulire il territorio dalle mine bisognerebbe devastarlo con i bulldozers e cancellare i luoghi di nidificazione di centinaia di migliaia di uccelli marini. Per ora, nessuno sembra intenzionato prendersi questa briga.

Primo sbarco, sull’isola di Westpoint: Roddy e Lily ci accompagnano con la loro sgangherata Land Rover, che Lily guida con britannica risoluzione, attraverso un prateria battuta dal vento feroce, che appare disperatamente desolata. Di parere diverso sono le centinaia di pinguini Rock-hoppers e di Black Browed albatross, che nidificano sulle falesie di Devil’s Nose. Una traccia di sentiero ci permette di arrivare a pochi centimetri da questi animali, che non paiono rendersi conto della nostra presenza. Eppure noi, gli intrusi trasparenti, come tanti novelli Garabombo (l’invisibile di Manuel Scorza), siamo a due passi, con un fuoco di sbarramento di fotocamere che fermerebbe un treno in corsa. E’ la prima esperienza “forte” di questa gita.

Un breve tratto di navigazione ci porta a Carcass Island, altra isola privata. Qui, oltre alle spiagge di sabbia bianca, che dovrebbero stare ai Caraibi piuttosto che al Polo, e alla moltitudine di uccelli (dai predatori Caracara ai pinguini magellanici), brilla la presenza di Loraine e Bob McGill, che ci invitano nella loro casa per il più pantagruelico e indimenticabile “afternoon tea”.

Il giorno successivo sbarchiamo a Stanley, il capoluogo della Falkland. Stradine sonnacchiose, casette linde e colorate, spiagge da sogno e qualche relitto. Si respira un’aria serena, che viene squarciata dal rombo dei caccia. Il cielo si fa subito plumbeo, si notano i fili spinati e i cartelli che ricordano la minaccia dei tanti campi minati. Ma è un attimo. Torna il sole, sbuca un pinguino curioso e…..voilà: la perfetta schizofrenia delle Isole Falkland/Malvinas è servita.

Per il resto c’è poco da dire: 4 anime (molto gentili), un piccolo museo, 2 o 3 pub, qualche cabina telefonica molto “british” e un vasto campo giochi per la Royal Navy. Domani si parte. Destinazione Georgia Australe, per un tributo al centenario della leggendaria spedizione di Ernest Shackleton verso il Polo Sud. Però questa ve la racconto appena dopo Capodanno, nel 2014, così sto sulla notizia…..

PS: Se volete andarci anche voi questo è l’indirizzo: www.severworlds.it

 

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