Nata a Genova, insegna fashion design ad Ancona ed io ho potuto conoscerla e intervistarla a Milano in occasione del Craft Camp 2013, ma questo è solo uno dei tanti eventi dove mette in gioco il suo estro creativo.

Riconosco subito la sua postazione, costellata di adorabili pupazzi pieni di carattere: dalla tenera agnellina al controverso Sid Vicious (un punk dal naso a cuoricino e si sa che a noi donne questi soggetti piacciono molto), poi c’è Lulù la giraffa chic, l’elefante e un polpo work in progress. Li adoro.

 

pupazzi

 

Attiva e informatissima su tutto ciò che concerne il mondo della creatività, ha trasformato la sua sfrenata passione in un lavoro (o forse è meglio dire in tanti lavori, visto che è attiva su più fronti). Si divide tra mille progetti, ai miei occhi uno più affascinante dell’altro, e vorrei farle qualche domanda su ognuno di questi.

 

Visto il contesto, iniziamo parlando dei tuoi corsi: dal 2011 tieni dei workshop sui temi del riciclo e della manualità alla portata di tutti, a tuo dire anche a chi si definisce “negato”, come mai queste scelte?

“La nostra generazione si è sempre sentita negata per queste discipline, ma in realtà siamo solo arrugginiti: nessuno nasce imparato! Il punto è solo cominciare. Se il nostro riferimento è il copriletto matrimoniale gigante a fiori della nonna chiaramente ci sentiamo negate, è una cosa talmente grande che tu, con la tua catenella, ti senti una sfigata. Non dobbiamo, in questo senso, confrontarci con le nostre nonne: loro avevano sicuramente più tempo e una mentalità legata alla gestione della casa differente… e magari non potevano divorziare e si sfogavano così! (ride) Basta cambiare approccio e cominciare. Io stessa sono stata arrugginita per tanti anni: da piccola, alle elementari, facevo i pupazzi per mia sorella minore e mi piaceva proprio. Poi non ho fatto più niente di manuale, perché la scuola ti frena da questo punto di vista, e ho ricominciato quando frequentavo la scuola di moda a Urbino realizzando degli accessori con materiale di recupero…” (qui siamo state interrotte da alcune ragazze che desideravano conoscerla e si è persa la storia dei suoi anelli stile torre di Babele, da lei definiti “cosi”, quindi alla prossima occasione le chiederò tutti i dettagli su questa storia!) “Adesso insegno a realizzare prodotti alla portata di tutti, perché il mio motto è Handmade per imbranati”.

Il modo migliore per essere informati sui workshops, che mirano alla realizzazione di un prodotto finito e allo stesso tempo all’insegnamento di una tecnica da riutilizzare a piacimento a casa, è seguire il blog oppure la sua pagina facebook.

 

Gaia by FedericaPapa

Gaia by Federica Papa

 

A questo punto le domando come sia nata l’idea di una fusione tra la moda e le arti femminili: “Dopo aver studiato moda mi sono trovata a passare solo ore davanti al computer, insieme al fatto che le produzioni per la moda si sono totalmente delocalizzate e non hai più il contatto con quello che fai, il che non è solo un problema di frustrazione creativa, ma soprattutto ti porta a realizzare un prodotto sciatto e uguale agli altri. Quando è così, non è più un problema di sola cretività, ma un problema di offerta globale e presa in giro del cliente: crea un mortorio spaventoso a livello di offerta e una visione cheap della moda. Si crea quantità anziché qualità e novità, spingendo il cliente ad acquistare venti capi al posto dei due di cui ha veramente bisogno creando sfruttamento e inquinamento… Avevo dei problemi a confrontarmi con queste modalità.

Nel frattempo ho mantenuto molti contatti con l’estero tramite la moda, ma un po’ anche per la mia curiosità, perché ho sempre amato tantissimo parlare con persone che provengono da posti diversi e ad un certo punto mi sono accorta che tutte le persone creative avevano cominciato a mettersi a fare, utilizzando però un’estetica totalmente attuale: non solo nel lavoro a maglia o uncinetto ma anche in cucina o per fare i pupazzi. Si erano rimessi a ricamare, dipingere e disegnare con un’estetica moderna, molti di loro erano ragazze outsider provenienti dall’ambiente indipendente o punk, quindi esteticamente insospettabili. Questa scoperta mi ha entusiasmato.

Nel 2007 ho potuto scrivere del movimento Yarn bombing nato a Houston in Texas con il collettivo Knitta che ho trovato pieno di vita, socialmente importante e collegatissimo alla tradizione: poteva inoltre trasversalmente unire varie generazioni di donne. Ho cominciato ad approfondire, leggere e studiare, fare grandi chiacchierate su Skype, entrando in contatto con le persone che scrivono di questo argomento. Quando lavoravo nella moda non parlavo mai di quello che facevo per lavoro… non ho mai creduto così tanto in una cosa in vita mia.”

 

Tu hai sempre scritto molto, sul tuo blog e collaborando con diverse testate soprattutto in rete (Glamour, Vanity Fair, Style), proponendo progetti e raccontando le tue passioni. In quali nuovi ambiti e contesti potremo leggerti?

“Mi occuperò di una rubrica su Burda a partire dal numero di dicembre (in edicola dal 20 novembre): ho conosciuto la redazione durante un evento e poi siamo rimasti in contatto… sono persone molto raffinate, gentili, professionali e sorridenti. Io ho proposto questo progetto per avvicinare alla rivista la nuova leva delle giovani Crafter: ogni mese presenterò alcune creative italiane, selezionate da me, che offriranno in anteprima e in esclusiva per la rivista un tutorial relativo a progetti di cucito facili, moderni e attuali. Questi tutorial saranno graficamente uniformati tra loro e i progetti illustrati step by step, in modo semplice e chiaro.”

 

Rinnova il tuo guardaroba

 

Per finire vorrei mi parlassi del tuo libro, uscito ieri (6 novembre) per Gribaudo:

“Gli editori mi hanno cercata, incuriositi da questo nuovo movimento. Quando sono andata al primo appuntamento gli ho portato una valanga di materiale fotografico per far capire quanto in questo periodo fosse importante comunicare, oltre che il contenuto, anche la forma. Alla fine le tecniche sono quelle della nonna, il cucito e il ricamo etc, ma è cambiato sia il prodotto finito, ad esempio io posso realizzare un pupazzo punk invece dell’orsacchiotto rosa, ma anche il modo di proporlo: per esempio il modo di fotografare gli oggetti con lo sfondo bianco predominante in cui le cose sembrano galleggiare, un certo tipo di colori, di grafica e di fonts. Per il mio libro le fotografie sono state scattate da Federica Papa ci saranno idee molto fresche e facili da realizzare, utili per se stesse ma anche per fare un regalo e tratterà trasversalmente maglie, magliette e qualche accessorio, per ragazze, donne e bambini.”

Quando le chiedo informazioni sulla promozione, mi spiega che sicuramente verrà distribuito nelle librerie più grandi, ma desidera arrivare anche a quelle piccole, anche se vendono meno copie, perché sono quelle che sente più vicine e autentiche quindi ha deciso di chiedere alle persone che seguono Vendetta Uncinetta di consigliare le librerie di nuova generazione (che magari organizzino anche workshop) sparse in giro per l’Italia che preferiscono e in cui si sentono a loro agio inviando una mail all’indirizzo handmadeperimbranati@gmail.com con indicazione del Nome della Libreria e della città e lei ricambierà con un regalo via mail.

 

Quanto ami il tuo lavoro?

“Tantissimo.”

Posso assicurarvi che si vede.