Frank Turner sa come mettere a segno un colpo.

Da quando ha iniziato la sua carriera solista non ne ha sbagliato uno. Ha iniziato a farsi strada con munizioni leggere ma efficaci, la sua chitarra acustica e la sua voce, regalandoci melodie contagiose fra il gioioso e il romantico, rimanendo sempre sospeso fra una sorta di folk punk e indie cantautorale. Un paio di settimane fa è uscita la sua quinta fatica, Tape Deck Heart, probabilmente quella più difficile considerando le vette toccate dal suo precedente album England Keep My Bones che l’ha portato a suonare nelle grandi arene (vedi Wembley) e a essere chiamato da Danny Boyle per suonare alla cerimonia di apertura degli ultimi giochi olimpici londinesi.

Quel disco, segnato da un suono incontenibile, ha dato moltissimo valore alla backing band di Frank Turner, The Sleeping Souls, che anche in questo nuovo lavoro si ripresenta in grande spolvero, seppur più contenuta rispetto al passato.

Il disco di apre con il primo singolo Recovery, che fa da ponte naturale col disco precedente grazie alla sua carica dirompente e alla tipica cascata di parole messe in fila da Frank.

Frank Turner – Recovery

Il secondo pezzo, Losing Days, parte con delle chitarre brillanti e introduce le prime novità: il cantato si fa leggermente più pop, con grandissima attenzione alle armonizzazioni vocali che creano intrecci davvero molto belli. L’album prosegue su questi termini con quello che è stato annunciato come secondo singolo, The Way I Tend To Be: strofe quadrate e un ritornello che si appiccica in testa in modo indelebile.

Frank Turner – The Way I Tend To Be

La traccia numero 4 lascia, invece, emergere in maniera davvero evidente la dichiarata influenza degli Weezer: Plain Sailing Weather sembra davvero essere uscita dalla penna di Rivers Cuomo, e comunque essendo io stesso un grande estimatore di questa band non posso che essere entusiasta del risultato.

E qui il disco sembra prendersi la sua prima pausa…

Le due tracce successive Good And Gone e Tale Signs mettono in luce una vena più intimista e introspettiva, dove più di una volta mi viene in mente un certo paragone coi Counting Crows e dove la voce di Frank Turner si fa delicata, ma carica di emozione.

A questo punto il vinile dice che è ora di passare alla facciata B, che idealmente chiude la pausa riflessiva per riportare le atmosfere verso una dimensione più live. Ed è proprio qui che Frank diventa direttore d’orchestra e insegna Four Simple Words (I-want-to-dance) a chi è in ascolto, col chiaro intento di farsele ri-cantare in faccia al suo prossimo show! Il pezzo ha un incidere quasi di stampo musical, parte lento con il piano protagonista per esplodere in un punk rock da pogo (dal vivo funziona davvero, vedi recensione del Groezrock day 1 qui) e ritornare su atmosfere broadwayane sul finale. Sicuramente uno dei pezzi più entusiasmanti di questo LP.

A seguire arriva Polaroid Picture, e per la seconda volta l’influenza degli Weezer si fa sentire prepotentemente: ne deriva un bel pezzo, che suona comunque strano e atipico inserito nel repertorio del musicista inglese. E dopo soli due brani dalla prima pausa introspettiva arriviamo già alla seconda, un po’ troppo presto per i miei gusti.

The Fisher King e soprattutto Anymore mostrano un Frank Turner che sussurra e quasi si nasconde dietro a una chitarra acustica appena accennata: di certo si tratta dei pezzi che richiederanno maggiori ascolti per entrare in testa. E qui, alla penultima traccia dell’edizione standard del disco (la deluxe ha 6 pezzi in più!) troviamo un piccolo capolavoro: la presenza degli Sleeping Souls si fa incisiva e su Brother si possono sentire echi di Beatles e Springsteen nello stesso pezzo, conditi da una fortissima impronta tutta Turneriana (diamo a Cesare quel che è di Cesare). La canzone sfuma dolcemente su un tappeto di organo, che sottolinea una melodia vocale dal sapore anglosassone antico, che sfocia in un crescendo di tamburi epici che sembrano arrivare da un’altra dimensione.

Ed è con la malinconica ed emozionante Broken Piano che si chiude Tape Deck Heart. Queste parole dovrebbero rendere l’idea del feeling di chiusura dell’album: “So I sat down in my sadness, beneath your window, and I played sad songs on the minor keys of a broken piano”.

Io me ne sto innamorando. Forse non sarà l’opera migliore di Frank Turner, di certo è un altro colpo ben assestato.