Ehi, Horwitz, – dissi. – Ci passa mai vicino allo stagno di Central Park? Giù vicino a Central Park South? – Al cosa? – Allo stagno. Quel laghetto, cos’è, che c’è laggiù. Dove ci sono le anitre, sa?

– Sì, e allora? – Be’, sa le anitre che ci nuotano dentro? In primavera eccetera eccetera? Che per caso sa dove vanno d’inverno? – Dove vanno chi? – Le anitre. Lei lo sa, per caso? Voglio dire, vanno a prenderle con un camion o vattelappesca e le portano via, oppure volano via da sole, verso sud o vattelappesca?

Il vecchio Horwitz si girò tutto di un pezzo sul sedile e mi guardò. Aveva l’aria d’essere un tipo nervosetto. Non era affatto malvagio, però. – E come diavolo faccio a saperlo? — disse. – Come diavolo faccio a sapere una stupidaggine cosi? – Be’, non si arrabbi per questo – dissi. Era arrabbiato o che so io. – E chi si arrabbia? Nessuno si arrabbia. Io smisi subito di chiacchierare con lui, se doveva essere così maledettamente suscettibile. Ma fu lui stesso a riattaccare. Si girò tutto un’altra volta e disse: – I pesci non vanno in nessun posto. Restano dove sono, i pesci. Proprio in quel dannato lago. – Ma i pesci… è un’altra cosa. I pesci sono un’altra cosa. Io sto parlando delle anitre – dissi.

“Dove vanno d’inverno le anatre di Central Park?” si chiede il giovane Holden e la sua domanda fa ormai parte della leggenda.

Ma ce n’è un’altra di domanda – o forse più di una – a cui spesso si fa fatica a dare una risposta: che fine fanno i cuori spezzati? Dove vanno tutti gli oggetti che ci ricordano un amore quando questo amore non c’è più?

Nella spazzatura, è la risposta più ovvia. O in una scatola, perché – nonostante tutto – è sempre difficile separarsi dai ricordi, anche se fanno male. Eppure, a volte, separarsene è l’unica soluzione possibile per riuscire a voltare pagina e andare avanti.

Una buona idea, quindi, è quella di spedire baracca e burattini a Zagabria, al Museum of Broken Relationships, il museo dei cuori infranti. Questo museo, infatti, vincitore nel 2011 del Kenneth Hudson Award come museo europeo più innovativo, raccoglie le testimonianze degli amori che erano, ma che non sono più: oggetti, lettere, pupazzi, ricordi di ogni tipo sono esposti in una sorta di rito catartico, un modo creativo per superare il dolore e passare oltre.

Il museo, ideato da Olinka Vištica e Dražen Grubiši?, ha sede ufficiale in Croazia, ma sta facendo il giro del mondo con una mostra itinerante di grande successo: da Taipei a Città del Capo, da Saint Louis a Parigi, passando per Amsterdam, Londra, Berlino, Buenos Aires e tante altre città ancora.

Se volete farci un salto, tutte le informazioni le potete trovare qui.

Nel frattempo, se volete disfarvi dell’ultimo regalo del vostro perduto amore, potete donarlo al museo. L’anonimato è garantito e voi, all’improvviso, vi sentirete più leggeri.

Immagine di copertina da http://brokenships.com