Una delle più lunghe saghe cinematografiche, arrivata al sesto episodio più in forma che mai. In Italia è uscito persino tre giorni prima che negli USA, segno che ne siamo tra i più grandi estimatori… e chi scrive è tra quelli.

Titolo originale: Fast & Furious 6

Produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 2013

Durata: 130 min

Genere: Azione, Thriller, Crimine, Avventura

Regia: Justin Lin

La banda di Toretto (Vin Diesel) e O’Conner (Paul Walker) è dispersa per il pianeta a godersi i 100 milioni di dollari dell’ultimo colpo a Rio de Janeiro (Fast & Furious 5). Hobbs (Dwayne Johnson) propone loro di unirsi a lui per catturare Shaw (Luke Evans) e la sua sofisticata banda criminale che minaccia il mondo. Offre loro in cambio l’amnistia per poter rimettere piede negli USA. Non solo. A Toretto mostra una foto di Letty (Michelle Rodriguez), la sua fidanzata data per morta (nel quarto episodio, Fast & Furious – Solo parti originali) che invece è ancora viva e lavora per Shaw. La famiglia non ammette indugi, si parte…

È da Fast & Furious – Solo parti originali che la saga si fregia a pieno titolo del genere thriller. Justin Lin ha cominciato a dirigerla ottimamente dal terzo episodio, Tokyo Drift, ponendo l’accento sugli aspetti da tamarro-movie, gnocche + palestrati + cavalli motore soprattutto, e tanti ormoni fluttuanti in una quarta dimensione quasi percepibile. Scelta comprensibile sul “colpo sicuro”, ma subito dal quarto ep. ha cominciato ad alzare il tiro, con criminali di alta levatura a fronteggiare i nostri eroi. Una garetta clandestina di auto e tanto figame ambosesso non mancano mai, tutto però si fa più serio e cresce con l’aumentare dell’età dei protagonisti. Dopo il fantastico Fast & Furious 5, girato a Rio tra favelas e city con una spettacolarità da urlo (ep. che consacrò definitivamente il wrestler Dwayne Johnson tra gli attori di genere del momento, fisico e faccia da supereroe da fumetto senza bisogno di trucco), pensavo sarebbe stato difficile per Justin Lin trovare nuovi spunti, e invece ha sfornato un altro pezzo di grande funambolismo motoristico e fisico e, non ci si può credere, persino pregno di contenuti morali e romantici.

Ambientate tra Inghilterra e Spagna, le scene d’inseguimenti e battaglie in auto hanno onorato glorie vecchie e nuove dei motori, anche del vecchio continente (personalmente, la lacrimuccia m’è partita per la Ford Escort RS, vecchia auto da rally, sportiva e cattivissima, dei miei tempi). Le novità più geniali sono state due: una specie di go-kart potentissimo e corazzato, basso e dotato di un muso a scivolo, che infilandosi sotto le altre auto in corsa le ribaltava; e un enorme carro armato sbucato da un mezzo di trasporto militare, autore di una devastante corsa a velocità folle contromano in autostrada. A queste novità dei motori si sono aggiunte prove di stunt, anch’esse d’altri tempi. Occorre dire che, certo, molto si fa con la CGI e trucchi vari in post-produzione (ben venga la tecnologia a ridurre i rischi) ma le scene d’azione sono girate in azione, non al computer, e quando vedi uno che vola, da un’auto all’altra, è uno che vola.

Molte scene hanno avuto una durata da cardiopalmo, quando terminavano tiravi il fiato. Non solo sui mezzi, anche negli inseguimenti e nelle lotte a piedi. Notevole l’apporto dell’attrice Gina Carano, ex lottatrice di arti marziali, protagonista di una lotta molto intensa e ripresa da vicino con Michelle Rodriguez. Questi personaggi sembrano fatti di gomma, escono illesi da voli che ucciderebbero chiunque. Da Superman il salvataggio che farà Toretto a… ma non riveliamo troppo.

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Dell’amore di Toretto per Letty è dal primo episodio che se ne parla. Che sia un amore che trascende ogni regola anche della fisica in questo episodio se ne trova la prova definitiva. La ricomparsa di Letty ha un pretesto perfetto, e certo è un’idea che arriva da lontano. Il comportamento di Toretto è da vero cavaliere di ventura. Che dire poi di O’Conner, che lascia moglie e figlio per affiancare l’amico nell’avventura senza esitare? La “famiglia” in questo film ha un concetto vasto ed allargato, ben oltre il giuridico, nemmeno lontanamente paragonabile a quello mafioso. È un’associazione di solidarietà e sussidiarietà perfetta, che non può essere messa in discussione. Shaw individuerà in essa il punto debole dell’avversario Toretto, le vicende dimostreranno che è il suo punto di forza. Dove l’intera sala non ha potuto fare a meno di stupirsi e commuoversi (scusate lo spoiler, ma l’argomento va enunciato…), sarà quando Gisele (Gal Gadot) immolerà la propria vita per salvare l’amato Han (Sung Kang). Quella scena innalza Gisele al livello di un Samurai e il paragone ha mille ragioni, compreso il sogno che coltivava di andare a vivere con Han nella sua terra, il Giappone.

Quanto conta la presenza della Fiat negli USA, se persino un’Alfa Romeo Giulietta ha trovato posto nel formidabile parterre di auto di questo film? Poco importa, ha fatto solo piacere vederla, proprio com’è stato un piacere ammirare le forme di Gisele cavalcare una Ducati Monster. Un po’ di Italia in questo film ce la meritiamo.

Il Cinema ha tante facce e su ognuna di esse si può fare roba bella o pessima. I Fast & Furious viaggiano sull’action esagerato, eccessivo, tamarro, testosteronico, chiamatelo come vi pare, ma ci viaggiano alla grande! Era da tanto che non sentivo in sala un applauso al termine della proiezione, è venuto a tutti proprio spontaneo.

A questo punto della saga nulla ci può più stupire. Già annunciato il settimo episodio per il prossimo anno dallo stesso Vin Diesel, forse con un altro regista però. Il richiamo sui titoli di coda a Tokyo Drift e alla faccia dura di Jason Statham sono un indizio? Vedremo.