«Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare» diceva Roberto Freak Antoni.

E noi? Che cosa vogliamo fare? Scavare è bello, a volte persino consolatorio, ma prima o poi bisogna buttare il badile – o la confezione di gelato da 1 kg che stiamo miseramente finendo davanti alla tv – e pianificare la rinascita.

Perché da un fallimento – sentimentale, personale, professionale – alla fine si esce sempre e, spesso, lo si fa alla grande. Gioia Gottini, nella Zandeguida Un fallimento ti salverà – Tutte le strade portano al successo (Zandegù, 4.99 euro il formato ebook), fa alcuni esempi di falliti – o meglio, ex-falliti – famosi, uno su tutti Steve Jobs.

«Dei suoi inizi in garage si sa già quasi tutto, ma a noi non interessano gli inizi, bensì l’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Quando Steve, dopo aver portato la Apple al successo, viene messo alla porta dagli investitori all’età di trent’anni, e ci rimane comprensibilmente maluccio. Ma non serba rancore e si coltiva come un bonsai. E intanto aspetta che il cadavere del CEO gli passi davanti. Cosa che puntualmente accade undici anni dopo: Jobs si riappropria del suo lavoro (battuta lost in traslation) e crea tutti quei gadget lattiginosi per cui generazioni di nerd faranno la coda rendendolo gogolario.

Cosa puoi imparare dalla sua storia:

• una serafica calma zen è sempre la tattica migliore;

• pensa diversamente;

• se perdi il lavoro, datti da fare per diventare ancora più bravo;

• vestiti sempre nello stesso modo: la gente si ricorderà di te;

• identifica sogni e bisogni dei tuoi futuri clienti».

 

E di J.K. Rowling o di un certo Stephen King vogliamo parlare? La prima ha ricevuto ben dodici no, prima di poter lanciare Harry Potter alla conquista del mondo; il secondo si è visto cassare una trentina di volte nientepopodimeno che Carrie. Eppure tutti sono sopravvissuti benissimo, anzi, sono poi sbocciati come splendenti rose di maggio. Di conseguenza, possiamo farlo anche noi.

La mini-guida di Gioia Gottini parla di tutto questo e di molto altro: «è un manuale pratico che spiega che un fallimento professionale non è la fine, ma solo un passaggio verso qualcosa di nuovo (e magari migliore). Basta ammettere il fallimento con se stessi, dirlo agli altri (parenti e anche creditori!), trascinarsi per qualche tempo in pigiama (o tuta da casa) ascoltando Tiziano Ferro a tutto volume, piangerci un po’ su con un drink in mano, ma poi uscire, rimettersi in piedi, parlare con gli amici e tornare in pista, perché con un solido business plan, una rete di protezione e qualche buona idea (ci sono gli esercizi!), arrivare al successo, anche dopo un inciampo, è possibile! Una guida scorrevole, utile e ironica che ti fa vedere le cose dalla giusta prospettiva (e oggi ce n’è quanto mai bisogno), ti bacchetta quando serve e ti consola quando sei giù. E ti indica la via giusta, quella verso la luce, con esempi concreti e pratici».

Perché fallire – inutile negarlo – è una cosa che prima o poi capita a tutti, e non solo a livello professionale. E leggere da qualche parte che ad altri è successa la stessa cosa, a volte, è ciò che serve per rimboccarsi le maniche e cominciare a risalire da quel fondo che, fino a un momento prima, ci sembrava buono solo per cominciare a scavare.