Expo finalmente al via e… ci siamo anche noi ungheresi, col padiglione “Dalla fonte più pura”, dedicato ovviamente all’acqua e alle fonti termali, di cui il Paese è ricco. L’idea è però più ampia, e sposa i concetti della salubrità del cibo, di uno stile di vita sano, della necessità di garantire la biodiversità.

Ve lo racconto senza averlo ancora visto, ma sono sicura ne varrà la pena, dal momento che da più parti ho sentito dire che è fra i 10 padiglioni più belli di tutto Expo.

Il progetto, ideato dagli architetti Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sandor Sarkany secondo i principi dell’architettura organica, si estende su un lotto di 1.910 metri quadri e si sviluppa attorno a una grande arca di Noè, simbolo della salvezza di tutti gli esseri viventi. Al suo interno troverete forme – granai, silos, stalle – e materiali – legno, legno lamellare, cellulosa – tipici del paesaggio ungherese, e un vasto giardino a cielo aperto nel quale verranno coltivate 33 tipologie di frutta, verdura ed erbe mediche. Le due estremità della costruzione richiamano invece i tamburi sciamanici, solcati dall’antico simbolo dell’albero della vita, nel quale scorre l’acqua ungherese dalle celebri proprietà termali.

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Durante Expo, il Padiglione ospiterà mostre ed eventi incentrati sulle tradizioni alimentari ungheresi, le relazioni storiche italo-ungheresi e altri temi di cultura contemporanea volti a sottolineare le potenzialità
dell’agricoltura rurale e il valore della ricerca scientifica per la sostenibilità e la qualità del cibo, contro ogni forma di modificazione genetica.

Al termine dell’esposizione l’intero edificio sarà smontato e rimontato a Szombathely, la più antica città dell’Ungheria, come parte integrante del Centro della Tutela Creativa del Patrimonio e dello Sviluppo dei Valori.