Doppiaggio contro film in lingua originale: cos’è meglio? Una domanda che divide da sempre gli amanti e addetti ai lavori della settima arte, e in questi giorni il dibattito si è fatto particolarmente acceso: da una parte, su Facebook Gabriele Muccino condanna il doppiaggio; dall’altra professionisti come Pino Insegno e Luca Ward difendono la loro categoria. Anche noi abbiamo provato a dire la nostra, e indovinate un po’? Siamo uno a uno.

Ma abbiamo anche intervistato Chiara Iezzi, del duo Paola e Chiara, alla sua prima esperienza d’attrice nella webserie Under, di Ivan Silvestrini: una chiacchierata dalle mille sorprese…

Io sto con il doppiaggio
(…) Lo scrivo sottovoce perché ormai un po’ mi vergogno: io sto con il doppiaggio. A no, non è vero. Cioé, è vero che preferisco il doppiaggio, ma non è vero che lo scrivo sottovoce perché mi vergogno, l’ho già urlato nel titolo. (…)Sì, è vero, il doppiaggio altera l’opera originale, anche se è realizzato in maniera eccellente. Ma pure i sottotitoli sono un’alterazione dell’opera originale, le immagini che vediamo sullo schermo non sono certo state pensate per avere delle scritte in sovraimpressione. (per leggere il post completo clicca qui)

Doppiaggio contro lingua originale: chi ha ragione?
(…) È difficile rispondere a questa domanda. Difficile, soprattutto, rispondere in modo assoluto (perché la ragione, se c’è, non sta da nessuna parte in modo netto e definito). Però credo che prendere la parole di Giancarlo Giannini, attore e doppiatore storico, sia la cosa migliore. Giannini dice che «il doppiaggio è una mostruosità». E lo è perché ad una voce se ne sostituisce un’altra, che perde la naturalezza originale e punta tutto sulla tecnica. Che sì, serve ma che non è così fondamentale come qualcuno potrebbe pensare. Lo dice Giannini, voce di Al Pacino (…). (per leggere il post completo clicca qui)

Seconda vita di Chiara, (ex) pop star che va matta per il cinema di Rob Zombie
Quando le chiedo un po’ scettico se davvero è così appassionata di horror come mi hanno suggerito poco prima, Chiara non tira fuori Shining o L’esorcista, come mi aspetterei, ma… Scott Derrikson. Mi cita L’esorcismo di Emily Rose e Sinister, e quando (un tantino in difficoltà) abbozzo: «Mi pare che ora stia per uscirne un altro», dice: «Certo, Liberaci dal male». Poi altri titoli oscuri dell’underground americano mi convincono che no, non è un bluff. (per leggere il post completo clicca qui)

Alta fedeltà, pessimi gusti
(…)Alta fedeltà ha un certo peso nella mia formazione cinefila improntata (con mia grande insoddisfazione, vorrei montarmi la testa per cose più serie) all’iper-emotività e al pop sfrenato. 15 anni fa, quando uscì la versione cinematografica, ero pazzo di una ragazza più grande e più sveglia di me (ci voleva poco) che assomigliava moltissimo alla protagonista; le avevo fatto leggere il libro e poi vedere il film: settimane molto sciocche e molto intense. (per leggere il post completo clicca qui)