Lo spettacolo della natura in ogni sua espressione. Sentirsi ospite in un ambiente ostile e sconosciuto. Odori, suoni, spazi infiniti: mal d’Africa.

Chi di voi avrà la fortuna di provare l’esperienza di un safari fotografico porterà per sempre dentro di sé il desiderio di tornarci. Sì, perché non esiste un safari uguale a un altro, anche se tornerete per più giorni nello stesso identico posto, avrete sempre la possibilità di assistere a una scena diversa… o anche di non vedere assolutamente nulla.

Dove fino a pochi minuti prima si aggirava un branco di leoni, un gruppo di zebre, potreste trovare uno spazio vuoto e silenzioso. Il BUSH (la savana ) è così, imprevedibile e misteriosa.

Scoprirete che un leone di oltre duecento chili sa essere assolutamente invisibile anche a pochi metri di distanza. Scoprirete l’emozione di inseguire il volo degli avvoltoi, perché dove volano gli avvoltoi c’è una preda e dove c’è una preda ci sono dei predatori che banchettano. Scoprirete che il leopardo è un animale estremamente diffidente e timido, e che la creatura più pericolosa è l’ippopotamo. Vi innamorerete dell’eleganza della giraffa, e avrete paura del gigantesco elefante.

Non esiste nulla di più bello della ricerca della scena perfetta da fotografare, dell’attesa dell’azione.

Nella mia vita ho avuto la fortuna e il privilegio di fare safari in Sudafrica, Kenya, Mozambico, Botswana. Dal Parco Krugher alle sponde del fiume Seloo, dalle rocce del Pilanesberg alle distese infinite e ricoperte d’acqua del delta dell’Okawango. In una parola: Africa.

Un’esperienza che qualsiasi appassionato di fotografia almeno una volta nella vita dovrebbe fare. Diversamente da quello che si possa pensare, l’attrezzatura necessaria è molto semplice… la mia preferita? Indipendentemente dal corpo macchina (ho usato dalla Canon Mark II alla Mark IV, dalla Nikon D 800 alla Nikon D4), un’ottica di almeno 300 mm, possibilmente luminosa per non perdere gli scatti con la luce migliore all’alba e al tramonto. Sì, perché sulla jeep ci si sale alle 4 del mattino, per rientrare verso le 11… qualche ora di riposo, un pranzo veloce e alle quattro si riparte fino al calare della notte per un safari in notturna.

Attualmente la mia ottica preferita è il 200-400 di Nikon. E’ perfetto perché, indipendentemente dalla distanza dall’animale, posso scegliere se fotografarlo a figura intera o in primo piano. Ho spesso portato con me anche un grandangolo, ma confesso di averlo usato pochissimo… forse un mio limite: la fotografia di paesaggi non è mai stato il mio punto forte.