In questo post il vino non c’entra niente. Anzi non ci deve entrare. Soprattutto in valigia.

Sì perché se tu provi a portarti il vino alle Maldive, anche mascherato sottoforma d’innocenti bottigline delle gocce per la gola, o magari opportunamente travasato e mascherato da ricostituente, oppure, più sfacciatamente, nascosto in una serie di bottiglie dell’olio d’oliva (perché ho degli amici e gli porto l’olio quello buono…..) e, occhio, che parliamo di una serie certificata di onesti tentativi messi in opera da conoscenti vari per nulla disposti a rinunciare al sacrosanto bicchiere/i pranzo e cena….Bene, dicevo se tu provi a importare del vino di nascosto alle Maldive, te lo sequestrano in arrivo all’aeroporto senz’ombra di dubbio. Ed è una cosa terribile. Per il senso di feroce separazione, per le facce di quelli che erano sull’aereo con te e ti guardano, e per il look del tutto indifferente del tipo dietro allo scanner che controlla tutti, ma proprio tutti, i bagagli. Vero è, che sono proprio gentili. Ti fanno mettere da parte, con riguardo, si portano via, sotto i tuoi occhi, il prebzioso malloppo e ti danno una bella ricevuta. Se, in partenza, avrai tempo e voglia di sottoporti a una ragionevole trafila, le prove dei tuoi misfatti e delle tue passioni ti verranno restituite senza batter ciglio. Insomma il vino lasciatelo a casa, accontentatevi della poca scelta che troverete o fate i conti con prezzi da capogiro (questo a seconda del tipo di sistemazione che avete scelto).

Meno male che le Maldive sono così belle che ti fanno dimenticare persino bacco.

E qui entrano in gioco i luoghi comuni. Viaggiando in diverse occasioni fra queste 9 mila e passa isole, ho scoperto che i luoghi comuni sono sacrosanti, anzi necessari, per condividere quello che gli occhi (stupefatti) trasmettono al cervello. Frasi del tipo “il paradiso esiste”, “l’acqua più trasparente del mondo”, “nuotare nell’acquario”, “bellezza mozzafiato” e via dicendo, calzano alla perfezione, salgono spontanee alle labbra, trovano un senso e crocifiggono i disincantati, i direttori dei giornali e i “troppo fighi per vivere” che tutto hanno già visto e già fatto. Insomma è davvero un posto “of the madon”.

Questo viaggio lo sto facendo a bordo della Princess Dhonkamana: nome altisonante di un bello yacht di una 30ina di  metri, disegnato proprio per portare manciate di fortunati turisti in giro per i vari atolli del paradiso. Sopra e sotto l’acqua, visto che ci segue ovunque il dive shop galleggiate, alias dhoni, ovvero imbarcazione di supporto con le bombole, il compressore, tutta l’attrezzatura necessaria (portatevi pure le vostra se volete) e dive master in allegato. Completa il quadro, l’altro barchino (quello che vi porterà sulle lingue di sabbia, le isole deserte e via dicendo). Insomma una settimana di duro lavoro. Qui in paradiso le giornate si svolgono più o meno così. Il programma non c’è.

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Grossomodo si fa quello che si vuole: c’è chi s’immerge, chi va a nuotare e fare snorkeling, chi si lascia abbandonare (per qualche ora) sull’isola deserta e chi vuole può anche stare in cabina a dormire. E così ogni santo giorno: cambia giusto lo scenario…… e lì partono i commenti e la fioccata di quei luoghi comuni tanto denigrati. Ovvio perché gli organizzatori non sono mica scemi: è un crescendo rossiniano (luogo comune) che ti lascia per forza senza fiato. Ogni tanto ci sono degli impegni più importanti di altri, come andare a nuotare con le mante, oppure cercare lo squalo balena, o sorbirsi un barbecue su una spiaggia deserta sì, ma con qualche palma.
Gira che ti rigira il vino mi è venuto in mente giusto perché dovevo scrivere questo pezzo.

Se volete farvi un giro anche voi fra i luoghi comuni, che sia in barca o in qualche resort, questo è l’indirizzo giusto:

Skorpion Travel – Corso di Porta Nuova 8, Milano, tel. 02 653431

www.skorpiontravel.it