Forse è la mia passeggiata preferita perché è la più semplice.

Non è impegnativa, mezz’oretta scarsa camminando senza stressarsi. Comincia da una strada sterrata che corre parallela al mare, oltre le dune; s’avventura nella macchia del Parco di San Rossore e porta in uno di quei posti che a beccarli in Spagna o in Corsica si pensa guarda posto fantastico che ho trovato.

Percorrendo lo sterrato tra pini selvatici, corbezzoli e ginepri coccolosi si arriva al ponte sul fiume morto. In realtà è un canale di bonifica del Lago di Massaciuccoli, la Bufalina, ma io lo conosco come fiume morto e lo chiamo così, mi sono affezionata a questo nome, è evocativo. Mi fa sentire in un romanzo di Salgari o in un racconto di Calvino.

Il fiume è morto perché non sfocia in mare se non in condizioni particolari. In tutti gli anni che sto qui, e sono tanti, l’ho visto di rado gettarsi in mare ed è sempre stato un evento, ne hanno parlato tutti i bagnini; arriva a pochi metri, quindici forse venti dalla battigia e niente, finisce lì. Ma non è veramente morto, si trasforma e cambia continuamente, dove gli argini artificiali lo permettono.

Nei suoi margini di libertà il fiume crea pozze e si allarga a ventaglio, mangiando la sabbia e sagomando le dune con l’aiuto del vento. Così quando percorro il sentiero sull’argine non so mai cosa troverò una volta arrivata in fondo. Se c’è stata mareggiata impetuosa o calma piatta, temporale feroce o secca estiva, il fiume mi offrirà sempre un finale a sorpresa.

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Oggi sono fortunata, soffia un libeccio teso ma non è freddo; posso respirare l’odore del vento e il profumo caldo del camuciolo che si leva dalle dune. Arrivo in cima al sentiero e il fiume mi regala un contrasto; sulla scenografia di un mare che biancheggia infuriato, lui, il fiume, s’è fatto specchio quieto e silenzioso.

Poco lontano, al riparo dietro la duna, due bambini seduti sulla riva guardano le canne piegarsi e le acque del fiume luccicare. Una donna tiene sulle gambe incrociate un libro che legge ad alta voce, Tom Sawyer è sull’isola di Jackson con Huck Finn e gli altri. Il più piccolo interrompe la lettura.

 “Nel Mississippi ci sono gli alligatori?”

“Penso di sì”.

“E i piranha?” sempre lui, immergendo un bastone nell’acqua.

“Direi di no” lei, accarenzandogli la testa.

 “Questo fiume assomiglia al Mississippi?”

“No, il Mississippi è enorme, questo è un canale proprio piccino”.

“Quindi non ci sono alligatori, qui”.

“Temo di no”.

“Né piranha”.

“Esatto”.

Colgo nello sguardo del piccolo lo scintillio di un’acrobatica associazione di idee a volo d’angelo.

“Allora squali d’acqua dolce?”

Mentre riprendo la passeggiata verso le dune sorrido all’idea che un piccolo canale di bonifica, un canneto e un libro per ragazzi abbiano ancora il potere di evocare alligatori, piranha e squali, d’acqua dolce per giunta.

mappa

Percorso ciclopedonale:

Torre del Lago (Lucca), da via Kennedy (A) verso Marina di Vecchiano (Pisa) fino al ponte e la spiaggia (B)

camminando: I Gatti Mézzi, Ladro di mare (Amori e Fortòri, 2007)

correndo: The Chemical Brothers, The Private Psychedelic Reel, (Dig Your Own Hole, 1997)

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