Delle donne, ormai, si sa tutto.

Complici le cinquanta sfumature di ogni colore possibile (E.L. James, Cinquanta sfumature di grigio, Cinquanta sfumature di nero, Cinquanta sfumature di rosso, Mondadori), le fantasie femminili sono di pubblico dominio. C’è chi ama mischiare sesso e cucina (Octavie Delvaux, Sex in the kitchen, La Musardine) e chi fa un uso smodato dei cinque sensi (Irene Cao, Io ti sento, Io ti voglio, Io ti guardo, Rizzoli), ma la sostanza non cambia: le donne hanno delle fantasie e vogliono che queste fantasie siano soddisfatte.

Ma questo, permettetemi, lo sapevamo già. Siamo donne anche noi, che diamine, e non abbiamo certo bisogno che qualcuno ci spieghi cosa vogliamo sotto le lenzuola, anche se la letteratura erotica – quella fatta bene, ovviamente – può sempre fornire qualche spunto interessante. Per dirla in breve, le fantasie rosa sono come il maiale: non si butta via niente.

E quelle maschili? Cosa sappiamo di quello che vogliono i maschietti? Hanno davvero delle esigenze basilari come spesso si tende a pensare? Ovviamente no, ça va sans dire, e, per aiutarci a scoprire cosa c’è davvero dietro agli stereotipi, ecco un libro che fa al caso nostro: Dottoressa ho un problema – Storie vere di uomini e sesso (Brandy Engler e David Rensin, Giunti Editore).
Dice l’autrice, sessuologa in quel di Manhattan: «“Dottoressa ho un problema” è il resoconto del mio incredibile viaggio attraverso le fantasie erotiche maschili. Ciò che ho scoperto riguardo ai desideri e ai comportamenti dei miei pazienti nella sfera amorosa e sessuale non solo mi ha sorpreso, ma ha anche messo in discussione la mia visione degli uomini e di me stessa».
E se ha sorpreso lei, dottoressa in psicologia clinica, figuriamoci noi.
Sono storie di uomini normalissimi, che si mettono a nudo – ed è proprio il caso di dirlo – raccontando le proprie difficoltà nella sfera sessuale e i desideri più nascosti, per migliorare il rapporto con se stessi e con le loro compagne.
Un assaggio? Ecco qua:

David si mise a suo agio e gli chiesi di cosa volesse parlare. Mi aspettavo un’altra risposta maliziosa. Invece prese la direzione opposta. «Non so se sono capace di amare» disse, piano. «Credo di non sapere nemmeno cosa sia l’amore. Cos’è l’amore, davvero? Può aiutarmi a capirlo?» La richiesta di David mi sembrò profonda e sincera, e lui mi guardava impaziente. Esitai, presa un po’ in contropiede, e mi resi conto di non avere una risposta pronta a questa semplice, eppure difficilissima, domanda. Cos’è l’amore? Credo che a volte i pazienti vedano gli psicologi come depositari di ogni risposta ai più profondi interrogativi esistenziali. Cosa accade quando moriamo? Esistono le anime gemelle? Esiste Dio? Purtroppo non è così. Noi osserviamo il comportamento umano, stimoliamo, ascoltiamo, riflettiamo e cerchiamo di condurre i nostri pazienti alle conclusioni più giuste per loro. Spiegare il significato della vita e, in questo caso, dell’amore, è compito di guide spirituali, scienziati e filosofi che volentieri mettono a disposizione le proprie teorie e convinzioni in questo campo. Decisi così di rispondere alla sua domanda con un altro quesito. Semplicemente gli chiesi di parlarmi meglio del suo interesse per il significato dell’amore.

I miei pazienti spesso faticano a rispondere alla domanda: «Cosa vuole davvero?». Molti non conoscono la risposta, il che è indice del fatto che tutti dovrebbero dedicare più tempo all’autoanalisi. In questo modo, cerco di spingere i miei pazienti a esprimere in maniera autentica l’amore e il desiderio sessuale: niente farse, né messinscena, né chimere. È incredibile come tante persone si mostrino provocanti o sensuali, ma nel profondo soffochino o non conoscano i propri istinti. Kasha non aveva consapevolezza del proprio naturale erotismo perché era troppo ingabbiata nella necessità di essere desiderata. Il sesso può soddisfare e soddisfa certi bisogni emotivi. Ma il sesso non è solo emozione, è anche fisicità. Il mio obiettivo era aiutare Kasha a ritrovare il suo desiderio sessuale, irrinunciabile istinto vitale. Kasha non era consapevole del proprio diritto di ricevere piacere fisico e di esigerlo. Questa è una lezione che noi donne dovremmo imparare dagli uomini, che invece, per educazione, sono abituati a pretendere. Diversamente dalle leggende che circolano, gli uomini con cui ho avuto modo di parlare sembrano ben felici quando le donne rompono gli schemi in campo sessuale, quando non sono semplicemente passive. Apprezzano una donna che sa cosa vuole e che non esita a chiederlo. Preferiscono che la partner sia a suo agio con la propria sessualità e che provi piacere nell’esprimerla. Le donne non devono far altro che sapere chi sono e cosa vogliono, e non lasciare agli uomini il compito di fare tutto il lavoro insieme alla responsabilità di soddisfarle.

Buona lettura!