Pedalando lentamente sulla strada che da Liverpool Street mi porterà al quartiere di Dalston nel borough di Hackney, un sole atteso per tutto l’ultimo lungo inverno, sorprendentemente scalda la pelle e la gente sorride per strada, tutta a condividere la stessa euforia per una stagione primaverile che si temeva non sarebbe più arrivata. La mia bici, una vecchia, vecchissima Raleigh, che è un po’ come la Graziella dei noantri, mi accompagna metro dopo metro a guardare la città con altri occhi, mentre vado in esplorazione.

A volte succede che nel giro di un paio di decenni una città possa cambiare volto, e che un quartiere che fino a non molto tempo fa era off-limits perché pericoloso, improvvisamente diventi “il più cool della Gran Bretagna” come titolava il Guardian un paio di anni fa.

La chiamano gentrificazione. No non è una parolaccia, ma un modo per descrivere quel processo attraverso cui un sobborgo urbano si trasforma nei suoi aspetti sociali, culturali ed economici.

Siamo nell’est di Londra. Le costruzioni qui, sono di quei tipici mattoncini rossi inglesi che in quelle rare giornate di sole sembrano scaldarsi, creando un’atmosfera bellissima. Le cronache del passato, fino ad un non lontano 2000, raccontano di una Dalston in mano alle gangs, di sparatorie da un pub all’altro e di notizie di accoltellamenti all’ordine del giorno. Piccola e grande criminalità sembrava tenere in pugno una zona che ora conserva questa memoria in qualche muro, dove magari si può ancora trovare il segno di una pallottola, o nelle parole delle persone che in questo quartiere ci vivono da sempre. Ma è camminando nelle strade e tra i banchi del famoso mercato di Ridley Road, che si intuisce la natura multietnica di un’area che ha visto nel novecento arrivare prima ebrei e poi caraibici, seguiti da turchi, asiatici e popolazioni dell’Est Europa, che negli anni, hanno aperto attività, ristoranti e poi club, bar e pub, contribuendo alla variegata offerta commerciale e culturale che caratterizza questa zona. Dalston negli ultimi 20 anni è diventato un cantiere in fermento per artisti, cantanti e stilisti che qui venivano alla ricerca della giusta ispirazione. EastEnders la più popolare soap opera oltremanica, è ambientata proprio in questo quartiere, mentre artisti come Britney Spears nel 2011, l’hanno scelto come location per i loro video musicale (Criminal),  o menzionato nei loro pezzi come Lily Allen (Ldn versione overdubbed). Se negli anni ’70 e ’80, la colonna sonora dei locali di questa zona era la musica rock, ora l’intero quartiere con le sue decine di club, si è trasformato in una sorta di mèta di pellegrinaggio nel weekend, che vede le strade principali, vive fino alle prime luci dell’alba. C’è chi ha azzardato un paragone tra questo quartiere con la più conosciuta overrated Camden Town, ma in realtà Dalston conserva ancora i profumi di una quotidianità genuina, fatta di colori e accenti diversi che danno a quest’area un proprio carattere. Pedalando, passo davanti al famoso cinema Rio, il primo cinema “full-time” della città, costruito nella Londra del 1909 ed all’epoca chiamato Kingsland Palace, ancora una vera e propria istituzione del quartiere. Un pezzo di storia è conservato dalle strade di questo sobborgo che i residenti cercano ora di difendere dall’inarrestabile gentrificazione.

Perché ciò che succede, è che dopo l’opera di bonifica attuata per le Olimpiadi 2012, uno dei quartieri una volta preferiti dagli squatters che occupavano le abitazioni abbandonate, sia ora mèta preferita di famiglie bianche di classe medio-alta. Aumentano i prezzi, gli affitti e molti di quelli che qui hanno trovato accoglienza anni fa, si ritrovano a fare i bagagli. Il rischio che si avverte è che la natura multiculturale che ha contribuito a formare il carattere di questa parte della città, rimanga confinato tra i banchi del suo famoso mercato.

Del resto si sa: siamo in una città che corre veloce, capace di cambiare pelle rapidamente, inventare e reinventarsi, ma che non aspetta. Anche questo succede a Londra.