Mi sono innamorata. Li ho visti e bam! è scattato il colpo di fulmine. Loro sono due piccioni giganti, uno giallo e uno celeste, che sguazzano allegramente in una fontana fuori da Palazzo Lombardia a Milano. O meglio, erano piccioni al momento dell’incontro fatale, ma poi Kicco del Cracking Art Group, il collettivo che crea queste meraviglie, mi ha spiegato che in realtà sono rondini. Poco importa, si sa che la donna è mobile e io non sono da meno: un armadio Chippendale sembra il mio ritratto sputato.

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Queste rondini (ex-piccioni), però, non sono lì solo per farsi amare da me: fino al 25 marzo, infatti, accoglieranno fuori e dentro Palazzo Lombardia tutti i visitatori, gli addetti ai lavori e quanti vorranno curiosare. A far compagnia ai pennuti, un nutrito gruppo di animali di plastica di diverse forme e dimensioni: rane, chiocciole, lupi e suricati, di cui Timon del Re Leone è il più famoso rappresentante, in un’esplosione di colori vivaci – dal fucsia al giallo, dal blu al rosso – che rallegra e riempie di buonumore una città a volte un po’ troppo grigia.
La mostra, intitolata Cracking Art – Regeneration Regione Lombardia, fa da aperitivo a Expo 2015 ed è rigorosamente eco-friendly.

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«La derivazione del termine “Cracking Art” – si legge sul sito del gruppo, formato da Renzo Nucara, Marco Veronese, Carlo Rizzetti, Alex Angi, Kicco e William Sweetlove – deriva dal verbo inglese to crack = schioccare, scricchiolare, spaccarsi, spezzarsi, incrinarsi, cedere, crollare… Cracking è il divario dell’uomo contemporaneo, dibattuto tra naturalità originaria e un futuro sempre più artificiale. Cracking è il processo che serve a trasformare il petrolio in virgin nafta, base per migliaia di prodotti di sintesi, quali la plastica. Per gli artisti appartenenti a questa corrente, Cracking è quel processo che trasforma il naturale in artificiale, l’organico in sintetico. Un procedimento drammatico, se non è controllato, una scissione che ci mette tutti di fronte a realtà nuove. Quest’ultima contrapposizione in particolare si riflette nella scelta dei materiali (plastica riciclabile e rigenerata) e quindi nell’impegno sociale e ambientale del movimento».

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Lo zoo Cracking ha già fatto il giro del mondo, compresa un’esposizione al Castello Sforzesco tempo fa, ed è stato immortalato in millemila fotografie – un po’ come il nano da giardino del padre di Amélie Poulain. Cosa aspettate a scattare la vostra?

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Tutte le immagini, tranne quella di copertina che è mia, sono tratte da http://www.crackingartgroup.com e da http://instagram.com/crackingartgroup.