Sono sempre stata attratta dai corsi di tintura naturale sia per l’evocazione di qualcosa di antico, che credo varrebbe la pena riscoprire, sia per l’ideale di rendere ecosostenibile il processo produttivo di un prodotto.

Entrambi i temi mi stanno molto a cuore e sono quelli su cui baso le mie ricerche.

La prima volta che ho scoperto la tintura naturale fu durante una rievocazione storica (eventi dove scorrazzo come una bambina felice, lasciandomi alle spalle il peso della frenesia milanese, propria della mia vita quotidiana), ma si trattava di un procedimento molto rudimentale e poco controllabile, incompatibile con una produzione su larga scala. Mi ero già posta interrogativi di questo tipo durante l’intervista a Gaia Segattini, durante la quale è emerso che le produzioni di moda sono ormai delocalizzate e impossibili da seguire con cura. Ma se non fosse così per tutti? Quando ho scoperto i filati commercializzati da May Bug ho aperto la porta su un mondo antico e nuovo allo stesso tempo.

 

foto 02 — filati

 

Alcuni gomitoli di lana tinti da loro si trovano in vendita in diversi negozi del nord Italia; io li ho scoperti per la prima volta durante una delle mie visite a L’Hub. Hanno colori fantastici, la loro naturalezza si percepisce al primo sguardo: niente colori fluo, ma gli splendidi toni delle piante e i miei amati colori polverosi.

Ho incontrato Cristiana e Stefano a Milano, presso Art Marginem, in occasione del primo incontro dei corsi modulari che hanno organizzato a Milano, ma lei ha voluto subito cedere la parola al figlio, sottolineando come fosse lui lo spirito innovatore del marchio.

 

foto 03 — foto intervista

 

Qual è la tecnica che utilizzi e che insegnate durante i vostri corsi?

“Esistono tre standard di tintura naturale più conosciuti: quello indiano, quello francese e quello americano. Io pratico e insegno il protocollo di estrazione francese, che offre dei colori molto polverosi. Ho studiato in Francia per sei mesi, da professori che hanno appreso questo mestiere girando il mondo.

Non utilizzo la macerazione, ma direttamente il pigmento, che non è altro che la pianta lavorata, come ad esempio una radice macinata molto fine o un estratto dalla foglia. Il bello del pigmento è che quando si vuole si può andare a riprendere la stessa tonalità e ritoccarlo fino alla tintura ottimale, anche perché, a seconda della composizione dell’acqua, ogni bagno potrebbe avere un risultato leggermente diverso. Attualmente circa il 40% dei pigmenti che utilizziamo li acquistiamo direttamente dai produttori.”

 

foto 04 — pigmenti

 

Cosa si può imparare durante i vostri corsi?

“Il nostro procedimento è totalmente naturale: partiamo dall’apertura della fibra alla tintura con il pigmento fino alla chiusura e al fissaggio della fibra senza utilizzo di agenti chimici. I filati tinti in questo modo non contengono nickel o cromo.

Il problema della tintura naturale è che molte persone sul mercato vogliono farla sembrare molto facile e illudono la gente che basti mettere tutto insieme nel pentolone. Invece è necessario rispettare i tempi corretti e seguire le ricette per avere un prodotto di qualità”.

 

Quello che insegnate può essere comunque riprodotto a casa da chi ha seguito un vostro corso?

“Certamente, non avrà magari ripetibilità di un colore, ma può continuare per conto proprio anche senza un laboratorio. Proponiamo diversi corsi: da quelli della durata di 4 ore, come quello di oggi, che offrono le basi a quelli di 8 ore dove si apprendono più nozioni, come le sovrapposizioni tra più pigmenti. A seconda del corso che uno sceglie di seguire, avrà più o meno elementi per sperimentare per conto proprio. Cerchiamo anche di offrire diverse tipologie di incontri, a partire da questi nei laboratori fino a quello che abbiamo organizzato a fine novembre in un mulino del XVII secolo immerso nel verde: una vera gita fuoriporta a contatto con la natura, in un luogo che sembra una casa delle fate e comprende anche il pranzo”.

 

Quali tipi di filati insegnate a tingere e quanti colori potete riprodurre?

“Tingiamo sia fibre animali sia vegetali, come lana, alpaca (che è adatta anche a chi è allergico alla lanolina), canapa, cotone, seta… Nel catalogo ci sono 48 colori, ma abbiamo intenzione di aggiungerne altri.”

 

foto 05 — campionario

 

Ho scoperto che l’aggiornamento dei canali social è curato da tua madre Cristiana. Che rapporto hai con la tecnologia?

“Capisco l’importanza e le potenzialità del web. Insieme a un mio amico ho da poco fondato un forum dove si può discutere e spiegare alla gente il concetto stesso di eco-sostenibilità tessile. Io ho creato un sistema di cisterne e filtri che permette, tramite dei risciacqui, di ottenere un risparmio dell’80% dell’acqua utilizzata, rispetto al consumo che avremmo avuto normalmente.

Il prossimo passo sarà aprire l’e-commerce dei nostri prodotti.”

 

Mentre il progetto May Bug cresce, spero si aprano nuovi spiragli di unione tra la moda e la cura nella realizzazione di un prodotto. Come dice Stefano: “Tutto dovrebbe essere in rapporto con l’ambiente. La Natura dovrebbe venire prima di tutto. Invece il mondo in cui stiamo vivendo è globalizzato e così anche il mondo dell’artigianato.”