Monumenti, musei, mostre, esposizioni. Questi sono gli ingredienti considerati, a torto o a ragione, fondamentali per capire le radici culturali di una città. Se poi aggiungiamo un tocco di teatro e un pizzico di cinema e facciamo cuocere il tutto a fuoco lento per almeno tre giorni, ecco servito l’impeccabile pacchetto dell’intellettuale doc.

Ma conoscere davvero una città vuol dire passare un’ora e mezza in coda fuori dal museo tal dei tali solo perché segnato come imperdibile sulla nostra guida fresca di stampa o vuol dire buttarsi a capofitto nel colore locale?

Come in ogni cosa, la virtù – a mio avviso – sta nel mezzo.

Quindi ben venga la visita al Louvre se siamo a Parigi, ad esempio, ma la città vera è (anche) molto altro, e la gente, finalmente, se ne sta accorgendo. Non per niente, infatti, assistiamo a un vero e proprio boom di tour alternativi, perché la voglia di cultura a 360 gradi c’è e si fa sentire.

Un esempio? Le visite della città sotto la sapiente guida di un senzatetto.

In principio, come si legge su Le Point.fr, fu il Brasile con le sue favelas, ma il fenomeno si è ben presto esteso al resto del mondo.

Per restare in Europa, Honza Badalec – 55 anni, capelli arruffati e sigaretta perennemente in bocca – dallo scorso agosto ha fatto conoscere a circa 430 persone gli angoli di Praga dove sono soliti riunirsi i senzatetto. Le visite costano circa 8 euro – metà a Badalec, metà all’agenzia che gestisce i tour – e hanno il merito, tra le altre cose, di portare alla luce una realtà troppo spesso sottovalutata, se non addirittura ignorata.

A Londra esistono i London’s Unseen Tours, nati per combinare la storia con la contemporaneità e per raccontare un po’ di aneddoti sulla vita da strada: dalle 7 alle 10 sterline, la maggior parte delle quali vanno alle guide, per un punto di vista sulla città decisamente insolito, ma molto interessante e ricco di sfumature.

Amsterdam non è da meno: 16 euro per capire – o cercare di capire – cosa vuol dire davvero dipendere dalla generosità della gente, dormire in un rifugio per senzatetto o in una scatola di cartone e mangiare (anche) frugando nei cestini.

Certo, è un tipo di turismo che crea ovvie polemiche: come si legge su Business Insider, c’è il pericolo che i senzatetto vengano considerati attrattive culturali e non esseri umani. Ma, se fatto consapevolmente, è un tipo di turismo che permette di dare voce a una comunità altrimenti invisibile.

E, aspetto da non sottovalutare mai, è un modo per far capire agli integralisti dei musei che cultura non vuol dire solo parlare con autorevolezza – vera o presunta che sia – delle opere della Saatchi Gallery di Londra. Cultura vuol dire anche conoscere realtà diverse dalla nostra e, soprattutto, rispettarle.

Poi, ovviamente, ben vengano i musei, i libri, i teatri, la musica e tutte quelle altre belle cose che allietano le nostre giornate e arricchiscono il nostro spirito.

Questa rubrica si occuperà di tutto questo, ma anche di altro, con una sola regola: mai prendersi troppo sul serio.