Trasmesso ieri alla 15a ed. del “Far East Film Festival“, uscirà il 9 maggio prossimo nei cinema italiani questo gioiello di Tetsuya Nakashima, 3 anni dopo la produzione. Meglio tardi che mai vien da dire, guardando “il mezzo pieno”. Sarà anche in occasione della “Festa del Cinema 2013“, durante la quale molti film saranno visibili con soli 3 euro, e Confessions è tra questi.
Titolo originale: Kokuhaku
Produzione: Giappone
Anno: 2010
Durata: 106 min
Genere: drammatico, horror
Regia: Tetsuya Nakashima

Giappone. Una maestra parla alla sua classe di adolescenti, una di quelle dove sono tutti in divisa e nell’abbigliamento si esaurisce il rispetto delle regole. Bulli e strafottenti in massima parte, a malapena la degnano di attenzione. Lei comunica la decisione di abbandonare classe e professione, e ancora le riservano indifferenza. Poi comincia a raccontare la sua esperienza di ragazza madre che ha perso la figlia in un tragico incidente, e ancora poco interesse, fino a quando rivelerà la certezza che la figlia in realtà è stata uccisa scientemente, da due allievi di quella stessa classe. Il suo racconto proseguirà, con freddezza; ora l’attenzione è massima da parte di tutti e sarà chiaro che quello che cerca è vendetta, che sarà tremenda. Eccelso nel dramma il finale, una delle cose più difficili in questo genere di film. Per il resto della vicenda, al solito, meglio non rivelare troppo…

confessions
In un paese dove un minorenne non è mai penalmente condannabile questo tipo di storie colpisce particolarmente. Colpisce il potenziale violento di ragazzi esistenzialmente disturbati, ben consapevoli della sostanziale impunità in cui vagano, è il caso di dire. Su queste basi costruire un revenge-movie di questo tipo, di un adulto verso adolescenti, viene quasi spontaneo, e infatti non è argomento nuovissimo in senso assoluto per il cinema nipponico. Confessions si distingue per una struttura narrativa particolarmente sincopata, indagatrice a ritroso delle cause della tragedia della bambina. La sequenza di confessioni sono trame che s’intersecano sulle precedenti, toccate e fughe. Per gusto personale, proprio un certo eccesso nei ralenty è la cosa che ho apprezzato meno. Anche alcuni così detti “colpi d’accetta” sul montaggio sono tra le cose a me meno gradite: scuotono, ma lo fanno un po’ “furbescamente”, si può fare diversamente anche se è più difficile. Resta innegabile quanto il tutto, nel suo insieme, unito ad una fotografia glabra di colori (film freddissimo), crei un climax molto forte, avvolgente e cali lo spettatore nel delirio dei protagonisti.

Direi che rientra in parte nel genere horror oltre che in quello drammatico, per alcune scene, ma non temete, nulla di eccessivo, roba che (almeno in Giappone) possono trasmettere anche in prima serata. Non lo definirei addirittura un capolavoro, senza per questo voler ignorare il lusinghiero giudizio di un grande del cinema come Michael Mann, citato nella locandina. Non saprei come altrimenti definire la formidabile trilogia di Sion Sono cominciata con Suicide Club, per non parlare dello straordinario Battle Royale di Kinji Fukasaku, film diversi da questo ma tutti improntati sull’irrisolto conflitto tra mondo giovanile e adulto che in Giappone, più che altrove, è molto sentito, almeno a giudicare dai tanti film che ad esso attingono storie terribili per quanto di fantasia. Film dove la parte di vittime e carnefici, in modo esplicito o a latere, si alterna senza mai trovare un luogo neutrale vero di contatto. Sarà il cinema a trovare risposte? Non saprei, certo un effetto sicuro questi film lo producono: fanno parlare. Ed è già un buon inizio.

Molto bello Confessions, assolutamente da vedere, Tetsuya Nakashima mette a pieno titoli i propri passi nella strada dei grandi registi nipponici. Talento indiscutibile. Appena farà un film con meno voglia di stupire, con più riprese e meno post-produzione, vedremo qualcosa di unico e sono sicurissimo che ne è capace.