Forse capita solo a me, forse è una malattia più diffusa di quello che io possa immaginare.
Il maschio non è geneticamente nato per fare la valigia. Almeno, il mio.

Non è una questione di pigrizia, perchè devo ammetterlo in casa fa tante cose, anche più di me, il suo è proprio un blocco mentale. È lo stesso motivo per cui in cucina non accende nemmeno l’acqua della pasta. Ha deciso che è un lavoro che compete a me e lui non ha intenzione di metterci la testa.

Inevitabilmente ogni estate mi ritrovo quindi non solo a dovermi preoccupare di fare la mia valigia, cosa che per ogni donna è un impegno psicologico da non sottovalutare (ma di questo parleremo un’altra volta), ma la vera sfida è quella di fare la valigia di lui, senza ovviamente incorrere nelle sue lamentele.

Lui: ‘Amo, mi devi fare la valigia’
Lei: ‘Cosa ti porto? C’è qualcosa in particolare che vorresti?’
Lui: ‘Ma niente, quello che mi può servire’
Lei: ‘Chiarissimo direi… poi però non ti lamentare se ti mancano delle cose…’

Una volta arrivati a destinazione, a volte prima ancora di essere scesi dall’aereo, puntuale come un orologio svizzero ecco che succede:

Lui: ‘Mi hai portato la felpa bianca?
Lei: ‘No, ho preso quella blu e il maglione grigio’
Lui: ‘Ah’
Lei: ‘Cosa ti cambia, ho preso quella blu, non è che sei senza felpa’
Lui: ‘Mi hai portato però i sandali quelli per guidare vero?’
Lei: ‘Gli infradito per la spiaggia?’
Lui: ‘No quelli non vanno bene per guidare, quelli chiusi?’
Lei: ‘Ti avevo detto di non lamentarti, non mi hai detto che ti servivano anche quelli’

E vi risparmio la seconda mezz’ora di discussione sul perché io avrei dovuto capire, sapere e anticipare le sue esigenze portando tutto quello che lui ancora non sapeva avrebbe dovuto avere in ferie.

Dopo tanti anni alla fine ho capito che comunque vada è una battaglia persa, mi organizzo, mi sforzo ma qualcosa riesco sempre a dimenticarla. Ho provato con le liste, il controllo incrociato, con le applicazioni che ti suggeriscono cosa portare, ho letto tutta la letteratura a riguardo ma o sono io una causa persa oppure mi devo rassegnare perché tanto nella testa di lui non riuscirò mai ad entrare, nonostante tutti gli sforzi.