Nel 1996 ero ancora un pre-adolescente ribelle incapace di distinguere tra la Buona e la Cattiva Musica (sì per me questa distinzione esiste ed è oggettiva), ma sicuramente ero già un grande appassionato di basket.
Mio padre, uomo di grande spessore culturale e musicale, in quel periodo stava iniziando a cercare di “curare” il primo difetto partendo dalla mia passione, e un bel giorno se ne tornò a casa con un’illuminazione.
Un regalo, un cd originale (rarità nell’epoca dei masterizzatori) dalla copertina clamorosamente attraente: Bugs Bunny dei Looney Tunes a sinistra, Michael Jordan, a quei tempi già divinità assoluta, a destra.
Il contenuto, ovviamente, la colonna sonora del film-cartoon “Space Jam” che quell’anno aveva conquistato tutta la mia generazione, ragazzine comprese, e che oggi è considerato oggetto di culto nonché simbolo pop del decennio dei Nineties.

Fu anche uno dei miei primissimi contatti con un qualcosa di diverso (insieme a ReLoad dei Metallica uscito nel ‘97) dalla musica leggera italiana autoinflittami in quegli anni e rimane tutt’ora uno degli album più ascoltati e usurati della mia vita, oltre che un grande successo internazionale (69mo assoluto secondo Billboard tra il ’90 e il ‘99).
Successo che per molti diventerà impossibile scindere dalle immagini stesse del film (nel caso non l’abbiate visto, qui trovate l’opinione scioccata di un 37enne alla prima volta con Space Jam) e che chiaramente, considerando il giovanissimo e ancor innocente target del film in una produzione congiunta tra major discografiche e cinematografiche (Warner Bros. e Atlantic Records), se riascoltato con più raziocinio post sindrome-Peter Pan potrebbe suonare perlomeno troppo accomodante, se non addirittura smelenso.

In realtà la caratteristica straordinaria di “Space Jam: Music from and Inspired by the Motion Picture” è quella di essere riuscita a riunire in un unico album il gotha del soul e R&B americani degli anni Novanta.
Una sorta di mini-enciclopedia di quel mondo, quegli artisti, quella cultura “zippati” in un unico cd che chiunque, anche a distanza di un ventennio, potrebbe utilizzare per calarsi anima e corpo in sound così fluidi, in testi così semplici, esaltanti e divertenti, in ritmi, cori e arrangiamenti così perfettamente trascinanti da riemergere 65 minuti dopo più arricchito e “aggiornato” di prima su un intero decennio di “black music”.

Le perle sono tante, dalla cover di Seal a “Hit’em High”, l’inno della squadra dei mostri alieni rappato “solo” da alcuni dei mammasantissima dell’epoca (B-Real dei Cypress Hill, Busta Rhymes, Coolio, Ll Cool J e Method Man), e vi invito caldamente a recuperarle tutte, ma nel frattempo provo a suggerirvene due…

La prima, anche in ordine cronologico dato che apre Space Jam, è la stupenda “I believe I can fly” di un vero Re dell’R&B come R. Kelly, chicagoano e quindi coinvolto pure emotivamente considerata la presenza della superstar di quei Bulls imbattibili.
Lo stesso Jordan che da ragazzino nel film, di notte e nel giardino di casa, sta continuando ad allenarsi. I tiri svegliano il padre (altro momento toccante per chi conosce la storia “reale” di MJ: il padre era stato ucciso solo due anni prima dell’uscita del film) che esce, vede Michael continuare a segnare senza mai sbagliare e gli chiede “...e ora che vorresti fare figliolo? volare?!“.
Il tono è ironico, ma il giovane MJ – in una stupenda fusione tra realtà e fantasia – prende la provocazione più seriamente di quanto il padre s’aspetti.
La musica aumenta di volume.
Sguardo in slow-mo del piccolo MJ verso il canestro.
Michael prende la rincorsa – sempre in ripresa rallentata – palleggiando sulla terra battuta del giardino.
Arriva vicino al ferro, mentre il padre lo osserva stupito.
Inizia a staccare da terra.
Le fragili gambe da bambino sfumano nell’inquadratura, diventando con una dissolvenza incrociata quelle forti e iper-atletiche del Jordan adulto.
Quelle della stella Nba che sfida le leggi della fisica distruggendo i veri canestri delle squadre avversarie.
Yes, I believe I can fly.
Il sogno bagnato di ogni ragazzino.
Uno particolarmente privilegiato ci convinse che si potesse fare veramente.

L’altra è “Basketball Jones“, prodotta da un altro idolo come Lou Adler (quello vicino a Jack nelle partite casalinghe dei Lakers) e interpretata dall’inconfondibile voce di Barry White insieme a quel mattacchione di Chris Rock – per quest’occasione sorprendente voce bianca.
Pezzo che accompagna le sequenze in cui le cinque star dell’Nba derubate del loro talento dagli alieni si sottopongono a esilaranti sedute terapiche per capire perché non riescano più nemmeno a tenere una palla in mano (consigliato lo spezzone con Charles Barkley sbeffeggiato da una ragazzina al campetto).
La canzone, un R&B delicato e arricchito da un coro gospel vellutato, è una straordinaria cover del pezzo del ’73 di Cheeck and Chong (duo che meriterebbe un articolo a sé: Cheech Marin è l’attore-truccatore dei film di Robert Rodriguez) che canta la dolce ossessione per la pallacanestro (“I’ve got a basketball jones”) cullando le fantasie dei ragazzini che sognano un futuro da campioni palla a spicchi in mano (“Tengo sempre una palla sotto il cuscino/forse è per questo che non dormo la notte”).
Il singolo è probabilmente diventato il più popolare dell’album sia per la memorabile interpretazione di un dio del soul con il comico di Arma Letale 4 sia per le innumerevoli citazioni amarcord (“Bill Russell canta con noi!/Chick Hearn canta con noi!”) che ancora una volta riportano cuore e mente a tempi ormai scomparsi ma che continuano a resistere nella musica e nelle parole di una colonna sonora rimasta unica nel suo genere.

E poi, come possiamo non considerare una perla una canzone che si conclude così?!
Space Jam baby!

“Bugs Bunny, in the house!
Elmer Fudd, in the HOOOOUSE!!
Tweety Bird, what ‘cha heard?
Pass the word, Tweety Bird
Sylvester, my broth-a
No oth-a, undercov-a
Everybody plays basketball!
Mike Tyson, shoots the ball, (Damn right!)
Against the wall, makes it fall
My mama plays basketball!
Charles Bark-LAY, in the house!
Kenan Anderson, in the HOOOOUSE!!
Shawn Kemp, gon’ turn it OUUUT!!
Jack Nicholson, in the HOOOOUSE!!
Courtside, wit-out a doubt!
(He’s never gonna give it up! Never walk away!)
Spike Lee, in the HOOOOUSE!!
Chillin’, without a DOUBT!!”

[Anyway, thanx a lot Daddy…]