Cominciare una nuova avventura – e in questo caso l’inizio non è solo per la mia rubrica, ma per tutto Paper Project – mette sempre un po’ d’ansia e anche questa volta non sfugge al cliché.

Ogni inizio professionale è come la partenza in un viaggio, si è felici e si hanno mille idee, ma non si sa mai fino in fondo dove si arriverà. Quando Chiara Fornari mi ha chiesto di contribuire al suo progetto ho accettato subito, senza nemmeno rifletterci, perché l’idea di mettermi ancora una volta in gioco non poteva che entusiasmarmi. La scelta del tema non poteva che essere l’unione delle mie più grandi passioni: i viaggi e il retail.

Vorrei quindi inaugurare questo mio spazio con una carrellata delle più diverse esperienze d’acquisto in giro per i cosiddetti BRIC. Un’unica annotazione: mi raccomando non abbandonate la lettura a metà perché proprio alla fine vi farò fare un viaggio nel più spettacolare department store del mondo!

Il mercato del lusso in più costante ascesa è sicuramente quello cinese e ogni giorno nel Paese della Grande Muraglia aprono faroinici shopping mall pronti ad accogliere i più prestigiosi brand internazionali.

I marchi del lusso sono sbarcati in Cina negli anni Novanta e Yves Carcelle, presidente e amministratore delegato di Louis Vuitton, ricorda che quando aprirono la loro prima boutique a Shanghai “su Nanjing Road, nel 1995, la gente andava ancora in giro in bicicletta”.

Inizialmente il mercato era però concentrato per il 90% nella mani di uomini facoltosi che non volevano più rinunciare ai loro abiti Givenchy o Ermenegildo Zegna, alle loro ventiquattrore Louis Vuitton o Dunhill. Alle donne al massimo era riservato qualche gingillo di Cartier nelle occasioni speciali.

Solo intorno al 2000 Handel Lee – nell’ultimo ventennio il punto di riferimento per gli americani che volevano fare affare nel Paese del Dragone – si accorse che la base dei clienti si stava allargando e decise di investire su un progetto unico nel suo genere.

“Three on the Bund”, situato nel celeberrimo lungofiume di Shanghai, sarebbe diventato da lì a pochi anni un moderno e raccolto shopping mall in cui trovare una boutique Giorgio Armani, uno store Emporio Armani, un corner Armani Dolci e Armani Fiori, due multimarca di lusso, una spa Evian, quattro ristoranti e la Shanghai Gallery of Art, una delle prime gallerie d’arte in Cina.

Questo raffinatissimo avamposto che ho avuto la fortuna di visitare qualche anno fa è solo la prima tappa di un percorso che ha portato all’apertura di decine di shopping mall di cui vi racconterò nei prossimi appuntamenti.

Trasferiamoci ora in Russia, probabilmente il Paese al mondo più legato all’ostentazione di beni di lusso.

Qui è ormai normale vedere clienti che acquistano da Mercury – una delle più grandi catene russe di negozi di alta gamma –, che possiedono circa 700 paia di calzini usa e getta o comprano Rolex come fossero Swatch. Il Crocus City, un villaggio dedicato solo al lusso più esclusivo a 35 minuti da Mosca, si è notevolmente esteso negli ultimi anni, arrivando ad ospitare centinaia di boutique, aperte anche nei giorni più freddi, le uniche capaci di godere di una temperatura da paradiso tropicale, con tanto di piscina, dove un gruppo di atlete si esibisce nel nuoto sincronizzato ogni tre ore.

L’India invece continua ad essere un mercato molto complesso, soprattutto a causa delle carenze in termini di infrastrutture che non permettono la nascita di vere e proprie vie del lusso o il pullulare di shopping mall.

Degno di nota l’Emporio, nel cuore di Delhi, un tempio dello shopping a qualche chilometro dal distretto diplomatico, dove mi sono recato qualche mese fa e nel quale ho potuto notare la grandissima attenzione per la moda occidentale nelle nuove generazioni: lasciata al valet parking la loro fuoriclasse, si perdono tra le boutique delle più prestigiose firme internazionali.

Un altro mercato che si sta sviluppando molto velocemente è il Brasile, dove esiste il più affascinante e lussuoso shopping center del mondo.

Ecco l’ultima ciliegina sulla torta di questo piccolo viaggio tra i Paesi del nuovo lusso: Daslu, ovvero “a casa di Lu”, dal nome della fondatrice Lucia Piva de Alburquerque, nato nel 1958 dalla scelta della moglie di un avvocato dell’alta società di aprire la sua villa alle sue facoltose amiche per rivendere loro i suoi acquisti fatti a Rio de Janeiro, donando poi una parte dei profitti in beneficenza. All’epoca il Brasile era chiuso alle importazioni, ma Daslu continuava a crescere e dovette negli anni ampliarsi sempre di più grazie all’annessione di altre ville arrivando a quota 23.

Solo nel giugno del 2005 la figlia della proprietaria, Eliana, decise di trasferire Daslu in una villa in stile fiorentino di 16.700 metri quadrati nel vivace quartiere di Vila Olìmpia.

Daslu non è un comune grande magazzino di lusso sul modello di Harrods o Saks Fifth Avenue, ma una sorta di club privato a cui si accede percorrendo un lungo viale privato e sorpassando due cancelli di sicurezza.

All’ingresso ognuno viene registrato e accompagnato per tutta la durata della visita da una guida personale, una commessa di fiducia che rimarrà sempre la stessa ad ogni successiva visita – e tra l’altro, in questo caso, quando parlo di “commesse” intendo di ragazze della più alta società brasiliana in grado di muoversi nei più esclusivi circoli sociali di San Paolo.

Daslu è una vera e propria oasi di benessere e raffinatezza, lontano dai pericoli di una città in cui i ricchi non camminano mai per strada e le macchine – rigorosamente dotate di vetri oscurati e antiproiettile – piuttosto che fermarsi agli incroci correndo il rischio di essere rapinati passano con il rosso.

Il retail di lusso si sta spostando sempre più verso nuovi orizzonti e noi nei prossimi mesi scopriremo realtà uniche nel loro genere in ogni luogo del mondo… stay tuned!