Paul Verlaine non ha certo avuto un’esistenza tranquilla. Essere un poeta maledetto, d’altra parte, implica una condotta degna di questo nome: vivere al limite, amare al limite, litigare al limite. E scrivere, naturalmente. Al limite e non.

Tra le tante poesie, ce n’è una perfetta per questa stagione, bella e malinconica allo stesso tempo: Chanson d’automne. Eccola:

 

Les sanglots longs

Des violons

De l’automne

Blessent mon coeur

D’une langueur

Monotone.

 

Tout suffocant

Et blême, quand

Sonne l’heure,

Je me souviens

Des jours anciens

Et je pleure

 

Et je m’en vais

Au vent mauvais

Qui m’emporte

Deçà, delà,

Pareil à la

Feuille morte.

 

In italiano si chiama Canzone d’autunno e, in una delle tante traduzioni, suona così :

 

I lunghi singhiozzi

Dei violini

D’autunno

Mi feriscono il cuore

Con un languore

Monotono

 

Tutto affannato

E pallido, quando

Rintocca l’ora

Io mi ricordo

Dei giorni antichi

E piango

 

E me ne vado

Nel vento maligno

Che mi porta

Di qua di là

Simile alla

Foglia morta.

 

E questo vent mauvais è lo stesso che comparirà, parecchi anni più tardi, in una bellissima e struggente canzone di Serge Gainsbourg : Je suis venu te dire que je m’en vais.

Buon ascolto!