Cc-tapis: Cantoni e Chamszadeh tappeti, animo franco-italo-nepalese per un’iniziativa che ambisce a unire l’heritage della manifattura di tappeti con nodo tibetano alla creatività d’avanguardia del design milanese. Il risultato? Perfettamente riuscito: prodotti meravigliosi, in cui si ammirano richiami alla tradizione del tappeto annodato a mano dietro a una patina di assoluta contemporaneità.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire con l’aiuto di Daniele Lora, designer di cc-tapis, la storia e la poetica di un brand che vive in sospeso tra Francia, Italia e Nepal, la propria creatività e il proprio futuro. Un cocktail di culture, valori, tradizioni ed estetiche dalla forza prorompente, una calamita per chi desidera arredare con stile, innovando.

“Cc-tapis così come la si vede ora è nata nel 2010 – ci spiega Daniele -. Ma si poggia su un brand, c&c tapis, esistente già da dieci anni e sulla passione per i tappeti persiani di una famiglia, la famiglia Chamszadeh, che ha radici ben più profonde. Infatti è in Francia che, dal 1943, i Chamszadeh hanno fatto della propria passione una professione. A Milano cc-tapis è sbarcata nel 2010, appunto, grazie al lavoro di Fabrizio Cantoni e di sua moglie Nelcya Chamszadeh. Un cambiamento non solo di sede ma anche di stile: è infatti da allora che cc-tapis è diventato un brand a vocazione completamente contemporanea, rompendo ogni possibile legame con lo stile tradizionale della produzione classica”.

“Il nuovo concept di cc-tapis è quello di unire l’amore e la pazienza dei maestri nepalesi nella creazione di tappeti annodati completamente a mano, con le grafiche e i colori dell’avanguardia artistica occidentale. Fabrizio si è innamorato del primo tappeto tibetano a Los Angeles in una piccola boutique, e da lì ha deciso di fare sua questa tecnica. Una tecnica meno fine di quella persiana, ma che genera prodotti più morbidi, più moderni. Inoltre è anche una tecnica che richiede tempi di produzione più brevi rispetto a quella persiana e quindi è più congeniale a chi del tappeto vuole fare un oggetto di design”.

“La sfida di ogni giorno per noi è quella di essere attuali e, contemporaneamente, di non essere troppo trendy, troppo legati all’estetica sfuggente di un momento – continua Daniele -. Perché il tappeto non è una sedia o una giacca che puoi buttare dopo qualche anno. Il tappeto annodato a mano, infatti, ha un costo che non è trascurabile e inoltre è uno di quegli oggetti che invecchiando non si rovinano, cambiano e spesso migliorano. Quindi il nostro prodotto deve essere attrattivo, contemporaneo e, per quanto sia possibile, senza tempo. Ospitiamo continuamente giovani artisti e designer per creare alcune delle nostre collezioni, perché ci piace rimanere giovani e perché vogliamo avere sempre qualcosa di nuovo da raccontare con i nostri tappeti”.

Un prodotto nuovo, fresco e di grande potenziale scenografico. Ideale per i concept store che vogliono comunicare con il proprio allestimento uno stile di vita contemporaneo, ma attento ai valori della qualità e delle tradizioni che la generano. Un tipo di commercio basato sul rapporto con la propria clientela, un rapporto one-to-one, che parla di personalizzazione totale di prodotto, di consulenza più che di pura e semplice relazione commerciale. Una produzione born in France, designed in Milan, produced in Nepal di grandissimo impatto. Il mondo classico del tappeto d’autore, fatto a mano a migliaia di chilometri da Milano si reinventa attraverso gli occhi di chi, trovandosi a Milano, vuole rappresentare la modernità. Trace de memoires.