Qualche weekend fa ho finalmente visitato Praga, e immediato è scattato il confronto con Budapest. Lo scrivo senza vergogna: davo per scontato che la capitale ceca mi lasciasse indifferente, vista l’indiscutibile grandiosità e ricchezza culturale di Budapest, e invece mi devo ricredere. Praga è un’altra bella, bellissima città da vivere, e se fossi capitata qui, anziché a Budapest, forse ne sarei già innamorata (ovviamente anche Praga è più bella con i suggerimenti dei local: grazie colleghi cechi di Edo!)

Provo a mettere ordine fra i pensieri e le differenze…

Praga è la prima capitale dell’est Europa a essersi aperta al turismo, e infatti si vede: l’impatto coi suoi palazzi eleganti finemente ristrutturati, i portici e le strade lastricate è forte e immediato. Basta camminare per la centralissima Staroměstské náměstí (Piazza della Città Vecchia), con il famoso orologio astronomico sulla torre del vecchio Municipio, o percorrere a piedi piazza San Venceslao (Václavské náměstí), che più che una piazza è un lungo viale e ricorda in piccolo gli Champs-Élysées. Qui, nel 1918 venne dichiarata l’indipendenza della Cecoslovacchia dall’Impero austro-ungarico e sempre qui, nel 1969, si diede fuoco lo studente universitario Jan Palach, dando inizio al movimento conosciuto come Primavera di Praga, contro l’oppressione socioculturale perpetrata dall’Unione Sovietica.

Piazza-della-Citta-Vecchia

L’anima della città io però l’ho trovata nel quartiere Malastrana, sotto il castello al di là della Moldava, e nell’elegantissimo quartiere ebraico. Del vecchio ghetto non restano che qualche sinagoga e il vecchio cimitero (assolutamente da visitare), ma per me rimane comunque l’angolo più suggestivo della città. Se dovessi vivere a Praga sarebbe qui che vorrei abitare. Ecco una prima, grande differenza con Budapest: qui il vecchio ghetto ebraico (VII distretto), regno oggi della movida e dei famosi ruin pub, è un quartiere in piena trasformazione, in perfetto stile shabby chic un po’ decadente.

In zona, corso Pařížská fa il paio con Andrassy utca, ma attenzione: se Pařížská, con tutte le firme dell’alta moda (qui non manca davvero nessuno), è l’emblema della superiorità economica di Praga, Andrassy vince in superbia, e infatti è considerato uno dei viali più belli al mondo ed è patrimonio Unesco.

Il lungofiume di Praga è rassicurante: la Moldava ha dimensioni più ridotte rispetto al Danubio e a noi torinesi ricorda il Po coi Murazzi (insomma, quello che ne resta). Da non perdere, nei mesi più miti, il coloratissimo mercato dei contadini che si svolge ogni sabato proprio in prossimità del fiume.

Mercato

Dal mio punto di vista, Budapest batte Praga anche sotto il profilo culinario: certo, adattarsi non è stato facile, ma la cucina magiara, seppur un tantino pesante, è sicuramente più ricca e più varia. Praga è invece l’esaltazione del pub in chiave moderna: menù a base dei piatti della tradizione (carne di maiale soprattutto) in un’atmosfera elegante e ricercata. Dovreste vedere come i cechi amino raccontarsela per ore, davanti a una buona birra artigianale.

Il tram per il Castello, arroccato su uno dei 9 colli su cui sorge Praga, è il 22, che noi abbiamo preso in prossimità del Teatro Nazionale. Qualche somiglianza con Buda c’è, ma qui è molto meglio: c’è più da vedere e la zona è più viva. Potreste farvi tentare dalla salita, a vostro rischio e pericolo: la strada è lunga, meglio percorrerla al contrario, in discesa, come abbiamo fatto noi, cioè dal Castello verso Malastrana e poi oltre la Moldava, attraverso il famoso Ponte Carlo.

A proposito di ponti, c’è da dire che tranne il suddetto Ponte Carlo, completamente pedonale e adornato dalle statue di Santi e Madonne, nessun altro è degno di nota, mentre è innegabile che a Budapest i ponti – tutti – sono belli da togliere il fiato, ancora di più se si entra in città da nord-ovest (come per esempio è successo a noi tornando da Praga) e li si attraversa in macchina, nelle sere d’inverno, quando li vedi brillare contro il blu del cielo, e man mano che ti avvicini diventano più maestosi, e lo sguardo si perde tutt’intorno, fino al Parlamento, che è bello che più bello non si può. E vorresti piangere, perché questa è bellezza pura che ti pervade dentro, una sensazione di pienezza, che ti stringe lo stomaco e ti ridà speranza. La speranza che un giorno questa bellezza ci salvi, rendendoci persone migliori.