Il primo post che scrissi per il blog s’intitolava “Budapest here I come”. Segnava “l’inizio letterario” della mia esperienza a Budapest, ricordo ancora come fosse oggi l’emozione della pubblicazione. Da allora sono passati quasi due anni, altri articoli e molte cose, e come avevo preannunciato, è arrivato anche il momento dei saluti e di un ultimo titolo, in inglese come il primo, per chiudere più facilmente il cerchio, ammesso che il cerchio si chiuda mai veramente.

Per ora è semplicemente un pezzo di vita che se ne va, una nuova finestra da cui guardare. Sono pronta? Non lo so. Quello che è sicuro è che mi porterò dietro un bel bagaglio di emozioni e amicizie. Queste contano, più di tutto, alla fine.

Nel trasloco, che è già arrivato, ho cercato l’odore della mia casa in Hajos utca, ma non l’ho trovato. A quanto pare sono bastati qualche migliaia di km e grandi scatole di cartone per cancellare le tracce di quella vita sospesa. Due anni sembrano un’infinità nel momento in cui devi partire, mollare tutto e abbracciare nuovi orizzonti sconosciuti. Invece due anni sono pochissimi, neanche te ne accorgi, quando a un certo punto quello che faceva paura diventa un luogo d’elezione.

A noi è successo tutto in fretta, è stato tutto molto facile, e molto bello. E per questo devo dire grazie a Edo, mio marito e mio grande compagno. Questa esperienza avrebbe potuto allontanarci, scoprire le nostre fragilità, e invece ci ha unito ancora di più. E oggi, più di due anni fa, so che possiamo contare l’uno sull’altra, e correre felici verso quello che ci aspetta, tenendoci per mano.

Grazie anche a Martina, che per prima ci accolse in un’assolata giornata di luglio, spalancandoci le porte di questa città. E a Margherita, l’amica che ce l’ha presentata!

Mille volte grazie a Paolo e Daniel, per averci resi parte della loro grande famiglia expat, e a tutti i nostri compagni di viaggio: Nicola, Kyriaki, Stefano, Valentina, Adina, Seda, Franco, Alina e Antonio, Riccardo, Agnes e Filippo, per averci insegnato così tanto. Ovunque vi porteranno il destino, e il vostro talento, sarete nel nostro cuore per sempre.

Grazie agli amici che ci sono venuti a trovare, sapendo quanto ne avessimo bisogno, e anche a tutti quelli che avrebbero voluto farlo, ma per un motivo o per un altro non ce l’hanno fatta.

Grazie alla mia famiglia e all’azienda per cui lavoro (che poi è la stessa cosa), che mi hanno concesso fiducia e flessibilità, permettendomi di vivere questa esperienza. Grazie alle ragazze di Paper Project, per l’opportunità di raccontarla.

Infine, come sempre, grazie al Dove, la guida di tutti i nostri viaggi.