Abbiamo lasciato le bianche distese dei laghi salati diretti a nord. Il paesaggio cambia, e cominciamo a muoverci nel bush: acacie, mopane, cespugli fitti di spine e serpenti, soprattutto i micidiali Puff adder, che credono di essere invisibili e s’incazzano da morire quando li schiacci.

Arriviamo a Maun senza averne la minima voglia, siamo ancora avvolti dal silenzio e dalla luce delle distese centrali. C’è poco da scegliere però: Maun è il getaway per il delta dell’Okavango. Qui si può fare rifornimento più o meno di tutto e prendere un volo per quei campi troppo remoti anche per la LandCruiser. Da Maun sono 20 minuti di volo a bordo di un piccolo Cessna che scivola sulle prime immagini del delta: sentieri d’acqua che si perdono nella sabbia, isole di savana solcate dai sentieri degli elefanti.

Xigera si trova su un isolotto e all’ombra di alberi secolari dove si svolge gran parte della vita di campo: i pasti sono serviti sulla terrazza su un’ansa del fiume. Un paio di edifici con il tetto in paglia ospitano il bar, il salotto, la biblioteca.  Le tende danno su un’altra grande pozza d’acqua animata dagli ippopotami. Le attività da non perdere sono tutte sull’acqua: safari a bordo dei mokoro, le tradizionali canoe spinte da una lunga pertica, oppure a bordo di veloci lance a motore. Il sapore di questi safari è molto diverso rispetto a quelli in jeep. C’è più tempo per pensare, per godere del volo degli ibis o delle aquile pescatrici, per sentire sulla propria pelle lo sguardo minaccioso di un coccodrillo acquattato fra le canne o, ancora, per osservare le ninfee che si aprono al sole, centinaia di batuffoli bianchi dal cuore giallo che si riflettono nell’acqua immobile.

Un altro breve volo ed ecco la zona del Savuti, una delle più affascinanti dell’intero delta. Il leggendario canale di Savuti scorre solo in certe annate, ma quando questo accade sembra che un misterioso tam tam della savana richiami qui gli animali a migliaia. “E’ normale”, dicono i vecchi discendenti dei boscimani che vivevano da queste parti, abituati a trasmettere la storia a memoria: “il Savuti ha sempre fatto così: scorre per una ventina d’anni, poi smette e poi riprende di nuovo”. E’ il dominio degli elefanti. Sono ovunque: intorno al campo, vicino alla piscina, si grattano la schiena sul bordo della terrazza, ci squadrano con i loro grandi occhi gentili mentre si fa colazione. E non sono soli: in questa zona non è raro incappare in branchi di dieci, quindici leoni.

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Al Savuti le attività consistono soprattutto nelle game drive, le escursioni in 4×4 per osservare gli animali, oppure il relax, in piscina o sul deck della tenda, per osservare il continuo andirivieni di elefanti, ippopotami e altri animali  che si affollano nell’acqua, che adesso scorre davanti al lodge.Wumbura Plains, uno dei lodge che meglio esprime il concetto di safari e design: suite con piscina, ampi spazi , colori pastello, ottimo cibo e servizio eccellente. Una manciata di ville dove le pareti lasciano spazio al cielo e si aprono sull’orizzonte infinito per godere della massima reciprocità con l’ambiente esterno, e il silenzio della notte si riempie dei suoni di un continente.

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Le residenze sono collegate da una passerella lunga in tutto tre chilometri. Privacy assoluta e contatto diretto con la natura sono garantiti. Tanto che qui vale la pena di rinunciare a qualche safari in jeep e godersi una cena romantica carezzati dai riflessi dei proverbiali tramonti dell’emisfero Australe o di allungarsi nel letto a baldacchino con il fiato sospeso per non disturbare gli elefanti tutt’intorno: è l’Africa che manda in scena il suo repertorio più entusiasmante.

Poco più in là: la caccia del leone, il pasto del leopardo, il passo elegante delle giraffe, le lotte fra ippopotami. Per chi cerca una tranquillità ancora più remota poco distante c’è il Little Wumbura, solo sei suite su un’isolotto circondato da acqua e silenzio.

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