In questi giorni sulle reti RAI è andato in onda Mister IGNIS, una mini serie dedicata a Giovanni Borghi, creatore della IGNIS, sponsor di quella che fu l’imbattibile corazzata di Basket che dominò i parquet europei negli anni settanta.

Confesso di non avere ancora avuto il tempo di guardarla, però la notizia mi ha ricordato il lavoro fatto qualche mese fa per la Pallacanestro Varese, legato a una iniziativa denominata tifoso leggenda.

Durante quell’occasione ho infatti avuto la possibilità di girare un spot con la Black Magic cinema camera in versione 2K. La camera in sé è molto semplice, un cubo dalle dimensioni più generose di quanto possa sembrare dalle foto, capace di registrare sequenze di file raw da 2400×1350 pixel in formato DNG  a un frame rate massimo di 30 fotogrammi al secondo, il tutto direttamente su un comodissimo hard disk SSD.

Se qualcuno è interessato al file originale può scaricarne alcuni qui:

Per chi come me scatta quasi interamente in RAW, un’occasione unica per poter valutare le potenzialità offerte dal fatto di poter manipolare dei file “vergini” e non compressi!

La prima domanda che mi è stata rivolta è la più ovvia: “ma ne vale la pena o è solo tanto lavoro in più…?”

Partiamo dal lavoro in più.

Normalmente quando si gira con le reflex, una volta convertito il file da H264 in ProRes si è pronti per montare. Qui il discorso cambia, anche se non di molto.

Facendo un parallelo con la fotografia praticamente la differenza è la stessa che lavorare file in jpg o partire dal RAW: si aggiunge un passaggio. La vera rivoluzione è che non dovrete far altro che salvare un set di impostazioni e applicarlo al primo frame di ogni sequenza. Per fare questa operazione esistono due possibilità:

La Balck magic mette a disposizione un software chiamato Da Vinci Resolve, in grado di gestire i singoli file .dng. Personalmente ho preferito un approccio più fotografico usando Adobe After Effect. Importando i file dng come “sequenza di immagini” infatti ci si ritroverà davanti alla familiare interfaccia di Camera RAW, all’interno della quale si potrà modificare la sequenza esattamente come si fa con le foto. After Effect infatti è in grado di leggere il file xml con le modifiche apportate. Fatto questo non servirà altro che esportare in ProRes la nostra clip.

 

Ecco un esempio del file originale e di quello post prodotto:

file-originale

file-post-prodotto

Le potenzialità offerte dal fatto di lavorare dei file RAW sono immense. A livello qualitativo, al di là della dimensione delle immagini, sarà possibile sfruttare tutte le informazioni presenti nei file con ovvie conseguenze sul prodotto finale. Per chi non fosse così esperto di video, è importante sapere che il file .mov che esce dalle vostre fotocamere è la versione video del jpg, dove l’algoritmo di compressione è l’H.264.

Il workflow in un certo senso si inverte: se nel processo di montaggio classico la “color correction” è l’ultimo passaggio prima di esportare il prodotto finale, qui è il primo.

Quindi ne vale la pena? Dipende. Se in fase di ripresa il budget vi consente di avere una luce perfetta e il 2K non è un prerequisito, potreste tranquillamente farne a meno.

Se invece volete avere la possibilità di avere sempre e comunque a disposizione la massima qualità possibile per il vostro girato… beh, la Black magic è davvero un oggetto bellissimo.

Da poco è disponibile sul mercato la versione 4K… che dire, il futuro è già qui!

Se siete curiosi di vedere il prodotto finale eccolo qui sotto: