O la si ama o la si odia. Barbie è così, non ammette le mezze misure.

Venerata da tante ma criticata da molti perché troppo magra, troppo bionda, troppo bella, troppo finta, la bambolina di plastica barcolla ma non molla. Mai.

In fondo non si diventa un’icona così per caso e Barbie, che lo si voglia o no, è sulla cresta dell’onda da più di cinquant’anni.

E mentre le bambine si divertono a vestirla e a pettinarla, gli adulti giocano al massacro: ormai non si contano più gli artisti e i fotografi che negli anni si sono divertiti a struccarla o a dipingerla come una star del porno, un’assassina, una casalinga disperata. Addirittura c’è chi l’ha fatta suicidare, forse su incarico di quel tipo leccato vagamente inutile che risponde al nome di Ken.

Insomma, una catastrofe.

Quindi ben venga il lavoro di Jocelyne Grivaud, che, innamorata di Barbie fin da bambina, da adulta ha pensato bene di restituire alla bambolina di plastica un po’ di quella dignità troppe volte perduta, facendola diventare la protagonista di alcune opere di artisti famosi: da Vermeer a Leonardo, da Helmut Newton a Warhol, passando per Coco Chanel, per Otto Dix e persino per la Statua della Libertà.

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Un tuffo nella storia dell’arte, e non solo, perfetto anche per ripassare qualche quadro che magari si è un po’ perso nei meandri della memoria. O che non c’è mai stato. O che semplicemente fingiamo di conoscere quando ne sentiamo il nome, annuendo con competenza mentre moltitudini di sterpi rotolano placidamente nel nostro cervello.

E, si sa, piuttosto che niente è meglio piuttosto. O Barbie, in questo caso.