E cosi siamo tornati, con una valigia piena di ricordi, nuovi orizzonti e una grossa pancia rotonda come il mondo.

Gregorio è nato nella nostra casa di Torino, poco dopo il nostro rientro. Improvvisamente gli spazi sono diventati più stretti, e anche il tempo si è come di colpo fermato. E’ stato tutto talmente veloce che non siamo ancora riusciti a metabolizzare il cambiamento. Di sicuro, noi non siamo più quelli di due anni fa, né siamo i ragazzi spensierati di Budapest.

Grazie a Gregorio possiamo ricominciare una vita completamente nuova, aprire un’altra parentesi, scoprire nuove prospettive. Eppure, non c’è momento in cui non ripensi alla nostra vita ungherese, agli amici, alla nostra casa in Hajos utca.

In queste prime, chiare giornate autunnali, spesso con la carrozzina mi spingo fino in Piazza Vittorio, e lungo il Po che costeggia quello che resta dei Murazzi, alla ricerca delle sensazioni che provavo quando guardavo il Danubio, con Buda e Pest adagiate sulle sue sponde. E purtroppo no, non è lo stesso sussulto. Forse è un fatto culturale. Forse dovrei chiederlo a qualche turista che scopre Torino inaspettatamente.

A volte Budapest torna prepotente nei nostri discorsi, a volte la mancanza si fa sentire in modo sottile, a volte il ricordo accende un bagliore, un guizzo veloce nel nostro sguardo.  L’anno scorso, proprio in questi gironi, avevamo appena scoperto che sarebbe arrivato Gregorio, e ci stavamo preparando all’idea.

Questi ultimi mesi sono volati, e in un attimo, senza che mi rendessi conto,  mi sono ritrovata con Greg  fra le braccia. Improvvisamente sono una mamma. Nessuno ti insegna come si fa, né ti prepara ad esserlo.  Nei momenti di sconforto, vorrei che avesse già 18 anni e la valigia per l’università pronta. Poi lo guardo, osservo le sue faccine, le sue espressioni buffe, e mi  dico che invece no, vorrei che rimanesse così per sempre, piccolo, puro e indifeso.

Un giorno saprà di essere stato anche lui parte di questa nostra bellissima esperienza, e di essere cresciuto piano piano mentre la sua mamma si muoveva avanti e indietro per l’Europa,  mangiava salsicce ungheresi, scopriva nuovi e più entusiasmanti punti di vista.

E si, qualcosa continuerà a mancarci e ci mancherà sempre, e avrà il sapore amaro delle cose vissute e lasciate andare troppo presto.  Ci sono già passata, so cosa vuol dire. Farà sempre meno male, e cosi sarà, fino al prossimo inizio.