L’autopubblicazione è il nuovo nero? Sembrerebbe di sì, ma gli errori di stile – e di sintassi – sono dietro l’angolo.

Impaginazioni alla carlona, refusi, errori di grammatica, sciatteria e contenuti inconsistenti sono quanto di più fastidioso si possa trovare in un libro dopo averlo comprato. E deludere – o peggio, irritare – il lettore non è mai cosa buona.
Quali sono, quindi, i punti fondamentali da tenere bene in mente quando si decide di autopubblicarsi? Ne ho parlato con Dario Solera, ingegnere informatico e autore di White Dwarf One.

  • Due parole su di te, per farci capire chi sei.

Nella vita sono responsabile sviluppo software in una delle principali aziende italiane di web hosting e cloud. Oltre a leggere molta fantascienza (non fantasy!), prevalentemente in inglese, sono appassionato di Formula 1. Quasi un geek, in sostanza.

  • Di cosa parla White Dwarf One?

White Dwarf One racconta di dieci umani che accettano l’invito di una razza aliena a visitare il loro pianeta, lasciando tutto e tutti alle loro spalle, all’insegna del progresso scientifico e dell’integrazione tra due società così diverse.
Le persone, come si sa, cadono spesso vittime delle proprie emozioni e l’equipaggio inizia ben presto a soffrire delle condizioni in cui si trova. Sigillati in una scatola di latta per quindici anni, ciascuno di loro è costretto a venire a patti con le proprie paure e il proprio io.
Comunque, sebbene non riescano a concludere la missione, qualcosa là fuori trovano…

  • Perché hai scelto la via dell’autopubblicazione?

È il modo più semplice per pubblicare qualcosa. Personalmente non saprei nemmeno da dove cominciare per approcciare una casa editrice e, onestamente, non so nemmeno se il mio libro verrebbe ritenuto pubblicabile. E questo è il vero punto: le case editrici hanno necessità di gestire la pubblicazione in modo da avere un numero limitato di titoli che vendano un certo numero di copie. È naturale, è un business in fin dei conti.
Gli scrittori, però, non sempre ragionano nello stesso modo e vendere qualche centinaio di copie è un traguardo più che legittimo che le case editrici non possono permettersi di perseguire.

  • Cosa vuol dire autopubblicarsi oggi?

Abbracciare, o addirittura precedere, se parliamo dell’Italia, un trend già ben visibile negli Stati Uniti. Autopubblicarsi vuol dire fare tutto da sé: accollarsi i costi – monetari e non – della stesura, dell’editing, della pubblicazione e del marketing.
L’altro lato della medaglia, però, è che si rimane gli unici detentori dei diritti d’autore e, potenzialmente, il profitto per copia è più elevato, visto che non ci sono intermediari.

  • Perché hai scelto Amazon?

In termini di vendite di ebook, Amazon è il numero uno. La piattaforma Kindle Direct Publishing, che permette a chiunque di mettere in vendita ebook su Kindle, offre royalties fino al settanta percento del prezzo di vendita. CreateSpace permette di vendere copie cartacee in modalità print-on-demand su Amazon. In entrambi i casi, il prezzo del libro lo decide l’autore e la messa in vendita è gratuita.
L’unico svantaggio di questo sistema, almeno al di fuori degli Stati Uniti, è che il libro è disponibile solo su Amazon. Insomma, non lo troveremo mai in libreria.

  • Il tuo libro è scritto in inglese. Come mai questa scelta? E paga in termini di vendite?

Mi piace leggere, e quindi scrivere, fantascienza in inglese. In realtà leggo quasi solo in inglese da circa sei anni, a meno che non siano autori italiani.
Su un metro più oggettivo, facendo due conti, gli anglofoni sono quasi sette volte gli italiani e i paesi anglofoni sono quelli più propensi al consumo di ebook, o comunque agli acquisti su Amazon.

  • Quanto costa autopubblicarsi in termini di tempo e di denaro?

Si può pubblicare un libro senza spendere un euro.
Non bisogna, però, confondere l’assenza di filtri o costi imposti con il diritto di pubblicare un lavoro mediocre. In particolare, è importante non sottovalutare l’editing: il lettore, indipendentemente dal prezzo, si aspetta di leggere un testo ben scritto, senza errori e ben formattato.
Per White Dwarf One ho speso circa quattrocentocinquanta dollari, o trecentotrenta euro, per far rivedere la bozza da un professionista. Il costo è proporzionale alla lunghezza dell’opera; si può spendere anche di meno, o anche di più, in base alla profondità dell’editing.

  • Quali sono le cose importanti da tenere bene in mente quando ci si autopubblica?

Ci sono tre aspetti fondamentali.
Da tenere sempre a mente è che le vendite saranno ridicole, almeno all’inizio, per cui è meglio non illudersi di diventare ricchi e famosi. Bisogna essere pazienti e continuare a scrivere, cercando di costruire un’audience in modo organico.
Molti pensano, poi, che chi si autopubblica non sia un vero scrittore, bensì un autore di serie B. Non è così. L’unica cosa che conta è quello che si scrive.
Infine, la concorrenza è spietata, anche se la letteratura di genere ha qualche chance in più rispetto al romanzo letterario. Ogni giorno vengono autopubblicati centinaia di libri a livello mondiale. In Italia il fenomeno è molto meno marcato, se non addirittura assente, e questo significa che c’è più spazio. Una fortuna, per noi.

wdo_solera