Non che fosse proprio scomparso… però quasi. Le sue tracce rimangono fra quei colli del tortonese dove è nato. E dove, grazie alla passione e al lavoro di pochi vignaioli illuminati, è risorto a livelli esaltanti. Parliamo di un bianco che ti porta in Borgogna, che devi lasciare in cantina per lunghi anni, quasi a dimenticartene e poi ti strega. Se non fosse per quella voglia di ritrovarne il sapore una volta che l’hai provato, sarebbe più facile: invece, ogni volta che scendi in cantina l’occhio corre subito verso quell’angolino e la mano scappa verso il cavatappi che lasci sempre lì… just in case.

È difficile aver l’occasione di provare un bel Timorasso maturo, intorno ai 10 anni. In enoteca te lo scordi, al ristorante (con le debite e rare eccezioni), ti guardano come se parlassi del formaggio coi vermi. Quindi rimane la soluzione di credermi sulla parola, correre nel tortonese, comprarne il più possibile e poi aspettare. Dico “il più possibile” perché poi succede l’inevitabile. Una bottiglia la apri di sicuro, anche solo per curiosità e poiché, rispetto a certi grandi parenti d’oltralpe, questo bianco quasi sconosciuto è buono anche da giovane (e parecchio): ecco che si pone quel problema dell’attesa e della massa critica.

A proposito di Massa, si chiama proprio così il profeta a cui dobbiamo il rilancio del Timorasso. Walter Massa, oltre che il gran maestro del vitigno in questione, è un grande divulgatore e showman. Impossibile non rimanere intrigati dalle sue storie, dalla sua passione e competenza. Poi si passa alla degustazione e il vino parla da solo, ma Walter fa la differenza, anche in bottiglia, perché è davvero bravo. Ho avuto la fortuna di assaggiare con lui qualche vecchia annata, anni fa, in tempi non sospetti. Da allora è cominciata la ricerca e la (im)paziente attesa. Sono 4 i Timorassi di Vigneti Massa, tutti da provare: il Derthona, gli strepitosi Sterpi e Costa del Vento, possenti, complessi e longevi (cercate qualche bottiglia di annate comprese fra il 1997 e il 2004) e l’ultimo nato, il Montecitorio, meno muscoloso ma assai elegante. Non state a cercare il sito internet di Walter Massa: per scelta e per provocazione non lo vuole.

L’altro grande del Timorasso è un personaggio altrettanto singolare e pirotecnico: Claudio Mariotto. Anche lui, sul momento, si nasconde dietro il paravento del contadino che fa il suo vino e tira dritto. Non lasciatevi ingannare: è un vignaiolo geniale, capace di realizzare vini che vi faranno sognare. Seduti a un tavolaccio, in compagnia di qualche fetta di salame da far venire i capelli dritti e qualche tocco di focaccia fatta in casa, proviamo i vini. Parlando del Timorasso bisogna citare i suoi 3 capolavori: il Derthona, il Pitasso (a lato delle note di degustazione mi sono scritto “da bere tutta la vita”…) e il Cavallina. Non voglio tediarvi con l’elenco dei sentori, profumi, puzzette, ricordi e finali; vi dico solo che sono indimenticabili, in particolare certi 2002/3/4.

Su una cosa Walter e Claudio sono assolutamente d’accordo: dove andare a mangiare. A Montemarzino dal signor Giuseppe. E via, che ci precipitiamo a buttare la gambe sotto il tavolo: le degustazioni di Timorasso hanno scatenato una fame atavica e sono con un amico che sul mangiare non scherza. Il ristorante, che si chiama guarda caso, Da Giuseppe, sta in cima al colle in bella posizione panoramica… ecco avevo proprio voglia di metterci una bella frase da guida turistica. Una volta entrati arrivano il signor Giuseppe con il suo salame leggendario e il figlio Silvio che sulle orme (e qualche consiglio) di Walter si è messo a fare dell’ottimo Timorasso (etichetta Pomodolce). Il salame è stratosferico e ne mangio fino vergognarmi, poi arrivano certe verdure ripiene, in particolare i fiori di zucca, poi i tagliolini con asparagi e funghi, poi gli agnolotti al brasato, infine i formaggi del territorio, fra i quali spicca il Montebore, tipico del Val Curone. E il Timorasso si destreggia con una perizia insospettabile. Per finire le famose pesche di Volpedo sciroppate (ma quelle le abbiamo portate via nei vasi).

Dimenticavo, tutti i vini citati provengono da agricoltura biologica, hanno contenuti di solforosa bassissimi e rientrano in quella filosofia dei vini naturali che si è finalmente sdoganata da certi preconcetti riguardanti la qualità.

Vigneti Massa
Tel. 0131 80302
vigneti massa@libero.it

Claudio Mariotto
Tel. 0131 868500
www.claudiomariotto.it

Da Giuseppe
Tel. 0131 878135
www.ristorantedagiuseppe.it