Ci ricordiamo tutti la scena del film Un americano a Roma, in cui un ispiratissimo Alberto Sordi presentava in maniera caricaturale l’american food per poi soccombere al richiamo dei “Maccaroni” tutti di casa nostra. Tuttavia il tempo passa e le cose cambiano. Infatti, dopo quasi 50 anni da quella scena indimenticabile ci troviamo a raccontare la scalata dell’american food al menù della Milano di tendenza. La grande attenzione della tradizione culinaria italiana per la qualità incontra i classici della cucina veloce made in USA. Il risultato? Una galassia multicolore di nuove divertentissime location in cui passare il proprio tempo assaggiando una versione nuova e ragionata delle ricette di oltre oceano.

Abbiamo da poco incontrato Micol e Costanza le proprietarie di Hambistro, locale nato a fine 2012 in Via Savona 13, per farci raccontare la loro storia.

Com’è nato Hambistro?

“Abbiamo aperto Hambistro a Ottobre 2012 dopo circa un anno da quando l’idea è stata partorita tra un viaggio ispiratore a New York e una cena al mitico Poporoya di Via Eustachi.”

Hambistro è un’idea nata da due viaggiatrici, Costanza Zanolini e Micol Norsa – appassionate, curiose e instancabili – che avevano il desiderio di restituire dignità al classico hamburger, ricreando a Milano un angolo internazionale in cui rifugiarsi per respirare l’atmosfera di NY, Parigi, Amsterdam… e sentirsi sempre in vacanza!

“Abbiamo soprannominato il bistro Piano B, poiché entrambe lavoriamo in comunicazione ma, visti i tempi, ci piaceva l’idea di avere una creatura nostra da alimentare e far crescere ogni giorno. Per ottenere i fondi necessari al lancio della nostra iniziativa abbiamo partecipato a un bando di Regione Lombardia in collaborazione con la Comunità Europea. Trafile burocratiche infinite e complicatissime, ma alla fine ci siamo riuscite!”

In che ambiente ci si immerge varcando la soglia del vostro bistro?

Hambistro è un piccolo luogo carico di passione, per il cibo, per la gente, per la vita. 17 posti a sedere dove poter gustare le specialità della cucina internazionale e sentirsi come a casa. Da noi i dettagli fanno la vera differenza. Vassoi in latta realizzati a mano e numerati uno a uno, sedie e sgabelli Tolix originali anni ’40, lampadari in zinco, grandi e piccoli; e poi barattoli, made in USA, utilizzati come bicchieri, mug e mini mug che ricordano quelle che oggi si trovano solo nelle case delle nonne. Con una particolarità: tutto ciò che c’è da hambistro, è in vendita! Se ci si innamora delle bianche posate in latta, o della ciotola per la zuppa, è possibile comprarla e portarla a casa la sera stessa!”

La prima impressione di chi entra da Hambistro è di essere giunti in un luogo sospeso tra le più diverse influenze: le caffetterie USA, evocate da hamburger e dessert, incontrano il bistro, con le sue zuppe e la “caponatina”. La tradizione incontra la modernità, le qualità uniche della cucina mediterranea incontrano ricette da noi abitualmente considerate come poco genuine. Sono finiti i giorni dell’hamburger preso di fretta in qualche mega catena internazionale? Sono passati i tempi dell’hamburger premio per i bambini che si sono comportati bene? È presto per dirlo. Tuttavia ci sono indizi evidenti dello sviluppo di un vero e proprio retail trend. La cucina americana si reinventa, attraverso il know how di chef rigorosamente italiani che si sfidano nel proporre innovativi concept attorno alle icone della fast-cousine made in USA. Tutti gli sforzi sono volti ad aggiudicarsi l’ambita palma “del miglior hamburger della città”. Noi non possiamo che ergerci ad imparziali ed affamati spettatori di questa gustosissima sfida.