Charles Dickens scriveva “Ho sempre pensato al Natale come a un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento che conosco, nel lungo anno, in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi.”

Non stava pensando alle cene aziendali, alla vita sociale, che subisce un’impennata improvvisa grazie all’aperitivo con i vostri compagni dell’asilo, e ai parenti che invadono casa, convinti che sia tanto bello stare insieme. Forse, Charles Dickens, non aveva una suocera (tipologia umana che non abbisogna di aggettivi), una sorella fashionista, un fratello schizzato, un padre verbalmente incontinente, una madre esaurita dal marito verbalmente incontinente e una moglie che spazzava a tempo record ogni cibaria dalla tavola neanche fosse un’idrovora. E non sono soddisfazioni, quando non avete previsto 50 portate di primo e secondo. Dal teatrino vi escludo i marmocchi, che quelli almeno per Natale li salvo, e i nonni che raccolgono i fagioli per la tombolata, rendendosi assai utili. Ma tant’è.

Fortuna che ci sono gli scrittori a farci credere che, anche in questo periodo dell’anno, tutto può essere bellissimo. Babbo Natale li protegga, insieme ai loro libri.

1. Qualche coraggioso scrittore potrebbe farci credere che la neve è soffice, romantica, candida ed emana purezza. Ringraziamo Erri De Luca e i suoi afflati poetici: “La neve e il suo magnifico silenzio. Non ce n’è un altro che valga il nome di silenzio, oltre quello della neve sul tetto e sulla terra.”

La realtà, invece, vi sbatterebbe in faccia che la neve peggiora la vostra disagiata vita di pendolari – neanche foste in Siberia –, vi imporrà di pulire il viottolo di casa per liberarvi dalla prigionia gelata, diventerà sporca soprattutto in città, abbattendo ogni spirito di purezza e romanticismo, e vi bloccherà in casa proprio quando la caldaia si scassa e l’idraulico non è disposto a venire perché, naturalmente, nevica. Voi accetterete la terribile verità battendo i denti. Se prenderete tutto con filosofia, vi fionderete in strada a fare il vostro pupazzo di neve, muniti di carote e patate da mettere nei punti giusti. Instagram finale e via: anche qui avrete ucciso ogni poesia.

2. Gli scrittori potrebbero farci credere che è bello addobbare la casa in famiglia. Gianni Rodari era un uomo di belle speranze: “S’io fossi il mago del Natale farei spuntare un albero di Natale in ogni casa, in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento!”

Non aveva tenuto conto che l’albero, che avreste ereditato dai vostri genitori (quelli nuovi son troppo costosi e non sono ecologici), non ci sarebbe stato nel vostro mini-appartamento. La soluzione sarebbe smontare, ovvero sacrificare, l’arredamento Ikea, rischiando di non poterlo più ricomporre. Ma non è finita. Si sono anche dimenticati che, quando avete trovato l’unica posizione giusta per l’albero titanico, l’avete dovuto centrare nella stanza lasciando le prese delle luci a mo’ di lazo rasoterra. Vi accorgerete che avrete sottovalutato il problema solo quando vi pianterete a terra e incolperete il vostro compagno. L’imprecazione, contenuta con un grugnito, sarà il vostro augurio di Natale. Rilassatevi con un libro e maledite quelle luci intermittenti che vi fanno poca luce.

3. Gli scrittori potrebbero farvi credere che, davanti a un camino, si possono consumare scene romantiche. Jesse O’Neill scrive: “Il Natale dovrebbe essere legna che arde nel caminetto, profumo di pino e di vino, buone chiacchiere, bei ricordi e amicizie rinnovate. Ma… se questo manca, basterà l’amore.”

Nel mondo della fantasia tutti hanno legna a disposizione in cataste piramidali, sanno accendere un camino, lo sanno alimentare con la grazia di un soffio e senza sventagliare rami di palma (non sarebbe la stagione giusta) come eunuchi in un harem.

Nel mondo reale, in casa, troverete solo l’ultimo ciocco di legna, magari anche umida, congelerete prima di avere intravisto una timida fiamma e vi sarete dimenticati il vino, e l’alcol in generale, nel baule della macchina parcheggiata a 20 minuti di distanza. Altro che chiacchiere, amici, abbracci, baci e amenità varie. Era meglio la descrizione del libro, senza dubbio.

4. Gli scrittori potrebbero farvi credere che la cucina emana odori di prelibatezze, dolci golosi e piatti appetitosi. Gli scrittori non sono mai entrati in una cucina vera, oppure frequentano solo food blogger.

La vita vera, invece, è ingiusta. Il sugo in preparazione si brucerà sul fondo lasciando un retrogusto affumicato a un chilo di salsa e un chilo di carne trita. Nel frattempo l’arrosto con le patate, che stava andando nel forno, si è abbrustolito (per usare gentili eufemismi) solo nella parte alta e la torta che avevate preparato è un frisbee eccezionale. Grazie ai libri, invece, potete sognare pranzi e cene luculliane, che non hanno subito intoppi.

5. Gli scrittori potrebbero farvi credere che Babbo Natale esiste e vi porterà i regali che avete tanto desiderato. Regali meravigliosi, splendidi, che allietano i cuori e l’anima.

La realtà vi deluderà invece nei modi più impensati. Scoprirete che le mail che avete spammato ai vostri amici e parenti non sono state recapitate, come avreste voluto, a Babbo Natale e che le caramelle della calza della Befana cariano i denti. Inoltre il corriere Amazon – il Babbo Natale in versione 2.0 – non è arrivato in tempo.

Io voglio credere a Babbo Natale, alle renne e a quei cazzo di elfetti/gnomi aiutanti. Mi fa stare meglio.

Qui i miei consigli per rifugiarvi in mondi migliori, dove il Natale potrebbe anche essere un piacevole periodo, come credeva Charles Dickens.

Create l’atmosfera perfetta per il Natale, ma affidatevi soprattutto a loro:

È Natale, Charlie Brown di Charles M. Schulz

Non c’è niente di più eccitante che svegliarsi la mattina di Natale ansiosi di iniziare una giornata di festa. E non c’è nessuno che sa far festa meglio della banda dei Peanuts! Questa deliziosa collana vi trasmette tutto il divertimento e l’eccitazione delle vacanze, mentre i nostri personaggi preferiti danno il benvenuto al Natale nelle loro case…nelle loro cucce… e nei loro piccoli nidi caldi.

 

Racconto di Natale di Charles Dickens

Racconto fantastico sulla conversione dell’arido e tirchio Ebenezer Scrooge visitato nella notte di Natale da tre spiriti del Natale (del passato, del presente e del futuro) preceduti da un’ammonizione dello spettro del defunto amico e collega Jacob Marley; il Canto unisce al gusto del racconto gotico l’impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile, attaccando l’analfabetismo: problemi esasperati apparentemente proprio dalla Poverty Law (Legge contro la povertà), comodo tappabuchi tanto inefficace quanto dannoso ideato dalle classi abbienti. Il romanzo è uno degli esempi di critica di Dickens della società ed è anche una delle più famose e commoventi storie sul Natale nel mondo.

 

I 12 incubi del Natale di John Updike

Con piglio perfido e sorridente i due autori, per la prima volta insieme, si sono divertiti a prendere in giro i luoghi comuni del Natale. Vi siete mai chiesti cosa fa Babbo Natale 11 mesi l’anno? E se l’albero di Natale non fosse così innocuo come sembra? Avete mai pensato che lo scambio di doni può causare danni fisici e psicologici?

 

Ricordo di Natale di Truman Capote

Buddy e Sook, amici per la pelle, a dispetto di tutto e tutti. Eh sì, perché Buddy ha solo sette anni e Sook qualche decina di più… Buddy sa solo che è una sua lontana cugina, ma soprattutto è una mattacchiona, sempre pronta a scherzare e a costruire aquiloni, la loro comune passione. Buddy non ha nessun altro al mondo, Sook nemmeno – eccetto quel manipolo di parenti brontoloni che vivono nella loro stessa casa, e li trattano sempre male; forse proprio per via di quella loro insolita complicità. Quello che è certo è che Buddy e Sook si vogliono un gran bene e che ogni anno, quando si avvicina Natale, hanno un rituale tutto loro, che sa di bosco, noci, abeti e regali. Ma questo Natale lascerà in Buddy un ricordo speciale, poiché sarà l’ultimo che passeranno insieme, e per mantenerlo vivo nella memoria, Buddy da grande ne racconterà la storia… Da par suo, visto che nel frattempo è diventato Truman Capote. Ricordo di Natale fu infatti uno dei tre racconti pubblicati nel 1958 nel volume dal titolo Colazione da Tiffany – un romanzo breve e tre storie –, che consacrerà definitivamente Capote? come indiscusso talento della letteratura americana contemporanea. Gaia, lieve e poi struggente, la storia di questa amicizia senza tempo è diventata in America un piccolo classico di Natale, con decine di riedizioni e adattamenti teatrali, al cinema e in tv, tra cui quello celeberrimo del 1967, raccontato dalla stessa voce di Capote e interpretato dalla grande Geraldine Page, che vinse un Emmy Award e che è oggi un gettonatissimo pezzo d’annata sul web.

 

La piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen

È la notte di Capodanno, e la Piccola Fiammiferaia è in strada, al freddo, a vendere fiammiferi. Non ne ha venduto ancora neppure uno; sta gelando ma non osa tornare a casa perché teme la reazione che il patrigno avrebbe vedendola rientrare senza un soldo di incasso…”.

(Sinossi di Donzelli Editore)