Giunti è fatta da donne, tocca temi delicati per le donne e parla alle donne. Sembra un scioglilingua che inneggia al femminismo, invece è un mettere piacevolmente sotto la lente d’ingrandimento un piccolo mondo che funziona e che sceglie di investire sempre di più sul lato rosa del pianeta.

Al Salone del libro di Torino anche quest’anno la storica casa editrice fiorentina ha puntato su temi caldi e, tra presentazioni e dialoghi con le autrici, si è riuscito a trovare un cuore pulsante di passione che si mischia a narrativa d’eccellenza.

E quindi, tra una (letterale) invasione di bambini, abbiamo parlato con editor, autrici… E la direttrice editoriale. Ecco quindi tre libri che vi consiglio da portare in vacanza, o almeno nei primi weekend fuori porta a rosolarsi al sole.

parole giuste

1. Le Parole Giuste, di Silvia Vecchini. Il dialogo con l’autrice mi ha lasciato a bocca aperta, perché era nello spazio ragazzi, con intorno una marea di ragazzini di circa dieci anni. E lei, con una delicatezza estrema e con –appunto- le parole giuste, è riuscita a raccontare il libro che tratta temi difficili come la dislessia e la malattia di un genitore, il tutto visto dagli occhi da dodicenne di Emma, la protagonista. Un libro per ragazzi che parla ai genitori, che ha la dote di far invertire i ruoli.

2-	Le anatre di Holden sanno dove andare

2. Le anatre di Holden sanno dove andare, di Emilia Garuti. Questo è il primo dei tre libri che ho preso in mano, forse per il titolo che mi ha fatto storcere il naso, e che con lo scorrere delle pagine si spiega da solo. In un mondo post-liceo dove tutti sembrano sapere già benissimo cosa faranno, solo lei, Will, sembra essersi persa ed essere senza una destinazione finale, o almeno una direzione. Appassionata, divertente e sarcastica, comincia a vedere la luce in fondo al tunnel grazie a un ragazzo. Ma in questo libro non ci sono storie d’amore. Romanzo di formazione di una ragazza anomala, con la capacità di saper far riflettere chi in quella fase ci è in mezzo, e chi ci è passato tanto tempo fa.

consigli lettura

3. Se chiudo gli occhi, di Simona Sparaco. Dopo il successo istantaneo di passaparola di “Nessuno sa di Noi” uscito nel 2013 (e finalista al premio strega), la scrittrice romana è tornata a raccontare di temi che sono un pugno nello stomaco, seguito poi da un dolce abbraccio. Il rapporto padre-figlia non è mai facile, men che meno quando il padre se ne va, per inseguire sogni da artista. E così Viola cerca per anni la stabilità, che viene poi sconvolta dal suo ritorno: Oliviero, il padre, si presenta sul suo posto di lavoro e le chiede di intraprendere un viaggio insieme, nelle Marche. Poesia, viaggio, passione e la magia di alcuni luoghi (come i monti Sibillini) che contribuiscono a una narrativa scorrevole e appassionata.

La famiglia è il trait d’union di tre romanzi completamente diversi, la forza delle donne di diverse età che fanno scelte coraggiose, e che lasciano scoperti tutti i punti di debolezza: Emma, Will e Viola potrebbero essere persone che vivono nella stessa città e che si sfiorano, con delicatezza.

La mia scelta è caduta su questi tre, forse per istinto, forse perché mi appassionano le figure femminili che sanno cadere per poi rialzarsi con più forza di prima, mantenendo sempre una certa leggerezza.

Nel dialogo con Beatrice Fini – direttrice editoriale di Giunti – e Donatella Minuto, editor di Simona Sparaco e Emilia Garuti, emerge un dettaglio che da una casa editrice così grossa non mi sarei mai aspettata: l’ascolto. Chiedono consulenza alle loro libraie, leggono davvero i manoscritti che arrivano in casa editrice (“Le anatre di Holden sanno dove andare” è arrivato, per esempio, così!), cercano davvero di capire e di prendere per mano alcuni libri difficili, con temi pesanti, che raccontati sanno sollevare fardelli che spesso ci portiamo sul cuore.

Una menzione doverosa vorrei farla a un libro che non ho avuto modo di leggere, ma che è in coda: “Dall’Inferno si ritorna” di Christiana Ruggeri narra la vera storia di Bibi, che a 5 anni si ritrova a scappare dal Ruanda, dopo che la sua famiglia viene sterminata, insieme a migliaia di profughi, verso lo Zaire. Mi ha colpito perché spesso quell’Africa dei racconti, che arrivano sempre un po’ troppo in sordina nei trafiletti dei giornali, è quella che dovremmo imparare a conoscere. Io per prima.