•  Ascoltare la radio, possibilmente non una radio commerciale ma una radio che racconti storie. Le storie migliori sono già state scritte, bisogna ascoltare e farne tesoro.

•  Gironzolare sfaccendati a tempo perso, guardarsi intorno e seguire le anomalie. Le storie lasciano dietro di sé una scia di briciole per farsi trovare, ma bisogna vederla per poterla seguire.

•  Tenere  la testa fra le nuvole per gran parte della giornata. Le storie non amano i piedi per terra.

•  Andare a bere un caffè corretto, non importa l’ora e non importa il bar, l’importante è il rito. Le storie sono attirate dalla magia di un bel rito che si ripete.

•  Dedicare qualche minuto alla lettura del giornale, alla cronaca, meglio un giornale locale, meglio se al bar. Le storie sono burlone, si nascondono persino in un necrologio.

•  Portare sempre un sorriso con sé. Le storie sono come noi, preferiscono gli occhi ridenti e baciano volentieri due labbra allegre.

•  Essere i primi a raccontare una storia, soprattutto a persone che non si conoscono. Le storie sono diffidenti ma vengono attirate dalle storie degli altri.

•  Non intestardirsi a cercarla, se la storia non vuole essere trovata bisogna farsene una ragione. Se non si trova è perché non c’è storia.

•  Dare retta alla vocina che ti dice “fermati qui ancora cinque minuti”. Le vocine hanno orecchio, possono sentire anche il minimo fruscio del veloce battito d’ali di una storia.

•  Crederci, perché le storie sono come le fate: ogni volta che qualcuno dice “non ci credo”, una storia muore.